sábado, 27 de dezembro de 2008
Após a terceira dose - bar é poesia
Promessas solitárias
(luiz alfredo motta fontana)
Emagrecer?
Consultar um gerontólogo?
Comprar um terno novo?
Caminhar dez mil longos metros?
Compor enfim um sambinha?
Ou simplesmente esquecer?
Entre tantas promessas feitas, e tantas por ainda cumprir, uma sempre prevalece
Ser feliz!
Do dia 1 de janeiro ao derradeiro de dezembro.
Esse ano será renovada
Entre brindes, analgésicos e antiácidos.
Em fevereiro, na quarta fatídica, restará adiada.
Afinal, sempre esqueço de combinar contigo.
La Honda è salva, se l'è comprata Slim - La Stampa, it - link (aqui)
![]() |
| Carlos Slim Helù, 67 anni |
Per salvarci abbiamo tempo fino a Natale», aveva detto, a inizio dicembre, uno sconsolato Ross Brawn. La Honda aveva appena annunciato il ritiro dalla Formula 1, taglio doloroso e indispensabile per tamponare le falle causate dalla crisi economica. Una «mission impossible», quella dell’ex dt Ferrari passato nel 2008 a dirigere la scuderia giapponese: una ventina di giorni per trovare un mecenate disposto ad accollarsi un’attività che per tre anni, secondo stime, avrebbe garantito soltanto perdite: trecento milioni l’anno di spese a fronte di ricavi incerti, legati a sponsorizzazioni ancora da trovare e a risultati che nel 2008 non si sono visti. Agli 800 dipendenti dello stabilimento di Brackley, Inghilterra, per Natale, assieme alla tredicesima, era stata recapitata una lettera che preannunciava «redundancy», licenziamento.
In extremis è arrivato il salvatore: Carlos Slim, 67 anni, il secondo uomo più ricco del mondo. L’annuncio non è ancora ufficiale, in attesa che siano formalizzati i dettagli del passaggio di proprietà. Ma due sono i punti fermi: primo, il team è salvo; secondo, i piloti saranno Jenson Button (riconfermato) e il debuttante Bruno Senna al posto di Rubens Barrichello.
Slim è proprietario della Telmex, compagnia telefonica che copre il 73 per cento delle telecomunicazioni in America Latina. Senna è sponsorizzato dalla Embratel, società del gruppo Telmex. E, soprattutto, è nipote di Ayrton, un nome che a quindici anni dalla scomparsa suscita ancora enorme emozione in Formula 1. Il cerchio è chiuso. Il nuovo patron è facoltoso quanto basta per accollarsi le spese della defunta Honda: le sue attività rappresentano il 5 per cento del Pil messicano. Oltre a Telmex possiede banche e catene di ristoranti, piantagioni di tabacco e retailers informatici, oltre al 3 per cento delle azioni Apple. Nel 2007 ha scavalcato Bill Gates in testa alla classifica dei paperoni redatta da Forbes, quest’anno è stato sorpassato da Warren Buffett, il re delle assicurazioni. Patrimonio: 45 miliardi di euro. Una decina di giorni fa è andato a Brackley per dare un’occhiata alla factory Honda: l’elicottero era così grosso che non è potuto atterrare sul tetto dell’edificio, costringendo la security a sgomberare in fretta il parcheggio.
Ricco sfondato, ma anche visionario: se va male, sarà ricordato come l’uomo che ha riportato un Senna in Formula 1. Se va bene, e Bruno (25 anni) metterà in pista il dna dello zio, accumulerà altro denaro.
Senna jr era già legato alla Honda. Secondo classificato nel campionato di Gp2 vinto da Giorgio Pantano (ex Jordan), era stato convocato in novembre per un test, durante il quale aveva convinto Brawn e l’ad Nick Fry a sottoporgli un contratto da titolare per la prossima stagione. Due settimane dopo era arrivato l’annuncio choc da Tokyo. Il primo a tentare il salvataggio era stato il proprietario della Prodrive, David Richards, che già aveva diretto la Bar-Honda fondata da Jacques Villeneuve. Richards stava cercando finanziatori nei Paesi arabi. In seguito si erano fatti avanti Vijay Mallya, già patron di Force India, un fondo svizzero e la compagnia di spedizioni greca di Achilleas Kallakis. Slim, che in America già sponsorizza il Chip Ganassi Racing, è stato più veloce.
«C’è molto interesse fin da quando la Honda ha annunciato il ritiro dalla F1 - aveva assicurato Fry alla vigilia delle feste -. Il lavoro sulla vettura 2009 continua per assicurarci di essere in griglia a Melbourne». La candidatura di Mallya non era piaciuta a Brackley. Il timore era che il suo unico interesse fosse quello di accaparrarsi la tecnologia Honda e poi chiudere. E di Richards non convincevano le capacità economiche, visto che già batteva cassa per il suo team Aston Martin.
Su Slim non vi sono state incertezze. Il prezzo d’acquisto è stato simbolicamente stabilito dalla Honda in un dollaro. L’acquirente dovrà accollarsi le spese per mantenere in vita la scuderia e affrontare la prossima stagione di F1. La monoposto è quasi pronta, i test avevano dato risultati positivi e il lavoro sul kers, il dispositivo per il recupero dell’energia dispersa in frenata, era a buon punto. In più, quel giovane pilota che tanto ricorda lo zio aveva girato al suo debutto su una F1 su tempi vicini a quelli del veterano Button. «Sono orgoglioso di quello che ho fatto», aveva detto Bruno Senna appena sceso dalla macchina. Adesso per lui è arrivata l’occasione della vita. «Se pensate che io sia veloce, dovreste vedere mio nipote», disse nel ’93 Ayrton. Arrivederci a Melbourne.
"Ho conquistato la libertà ecco come mi godo la vita" - la Repubblica, it - link (aqui)
Alla vigilia del suo quarantesimo compleanno Michael Schumacher
racconta il suo mondo. Famiglia, poker con gli amici e nessuna nostalgia
dal nostro inviato EMANUELA AUDISIO
Schumacher con la moglie Corinna a Madonna di Campiglio
Accanto a David Bowie, Athina Onassis, Alain Delon, Sophia Loren, Ernesto Bertarelli (quello di Alinghi) e Ingvar Kamprad, cioè Mister Ikea. Tutta gente che non se la passa male. Da tedesco che ha scelto la Svizzera quando ha nostalgia non s'infila in una lussuosa boutique della carne, ma ai supermercati Aldi, un catena di hard-discount, low cost di qualità. Pane nero, birra, salsicce. Non lo fregavi nei sorpassi, figurarsi negli acquisti. Stessa capacità di capire le traiettorie fuori e dentro la pista. Con una piccola morbidezza in più che gli ha dato l'esperienza in Italia. Schumacher è sceso dalla Formula Uno nel 2006 per salire su qualcosa corra: go-kart, moto, macchine, basta che sia velocità.
Le manca l'adrenalina?
«No. Non devo andare al massimo dei giri per stare bene. Non sono drogato di curve e sorpassi. Mi diverte correre, così per divertimento. E senza obblighi. Quelli non li sopportavo più, mi pesavano orari e impegni. Volevo la libertà di decidere tempi e ritmi della mia vita».
Bella conquista.
«Bella sì, me la sono guadagnata. Tutti mi chiedono: progetti per il futuro? E io che ne so? Dopo 16 anni di corse non ho nostalgia per la professione. E se ho bisogno di qualche sensazione vado a cercarmela. Non è che sono passato dal grande pieno al grande vuoto, ho ancora attività, giro il mondo, ho appuntamenti, incontri, responsabilità. Però ora mi godo le serate a casa, con la famiglia, con i miei cinque cani, due grandi, uno shepard australiano, due Mischlinge, e con gli amici».
Però, chi l'avrebbe detto?
«La vita è unica, bisogna sapersela godere, a me piace la compagnia, non sono un solitario selvatico. E per giocare a calcetto servono gli amici».
Poi birra e patate, davanti al caminetto.
«Sì, davanti alla tv. Con un sigaro, e con i cani accanto. Non guardo i Simpson, c'è di meglio, preferisco Dsf, rete sportiva tedesca, e con tanto calcio e poker. Mi piace fare il patriarca o il cow-boy, adoro quel tipo di atmosfera, tra natura, cavalli e pace. Aprire una bottiglia, condividere il piacere è il massimo. Mia moglie Corinna vorrebbe salvare il mondo, soprattutto gli animali, quelli più indifesi. E' sempre pronta a costruire un'Arca di Noè per loro. Io mi butto sul tavolo verde».
Gioca a carte con gli amici.
«Sì. A poker. Ma sono serate contenute, al massimo si vince 40 euro. A volte facciamo anche le tre di notte, insomma non guardiamo l´orologio».
Se perde, non avrà problemi di bilancio.
«Mi secca, ma no, nessun problema. Anzi ammetto di essere uno a cui è difficile fare regali, i miei amici ora che arriva il mio compleanno si lamentano: hai tutto, che ti manca?».
Ecco, appunto a 40 anni che le manca?
«Non sono mica vecchio, sto bene, peccato solo che inizio ad avere un po' di capelli bianchi, magari me li tingo. Ho avuto fortuna, sono soddisfatto, niente feste al caldo, soffro il sole, preferisco il grande nord, la neve e la natura solitaria della Norvegia. E appena posso mi butto a giocare a pallone, sono una furia, mi piace tantissimo, altri slalom. E a proposito, in finale ai mondiali in Sudafrica ci andiamo noi. Vabbè in finale contro l'Italia».
L´Argentina di Maradona non la calcola?
«Su Maradona ct sono dubbioso. E' un uomo che ha sentito bisogno di eccessi, quelle fragilità è difficile metterle a posto, le metti da una parte, ma non spariscono. Il suo recupero sarebbe una bella storia per lo sport, ma bisognerebbe credere alle favole, non è per me. Ho i miei dubbi, ma gli auguro di farcela. Non è che non capisco».
Cosa?
«La crisi, le crisi, le debolezze. Il brutto momento, il fatto che le fabbriche chiudano, che non ci siano più soldi da spendere. Anche la F.1 deve stare attenta, il portafoglio vuoto non incoraggia investimenti, qualcosa per forza cambierà. Anche se i piloti sono per natura egoisti, chi guida non pensa alla depressione economica, quando sei al volante ti concentri, non stai lì a tormentarti che la generazione prima della tua è stata più fortunata, perché l'economia non era in stallo».
Magari un pilota pensa più alla morte.
«Ci dovrebbero pensare tutti, anche se non corrono in Formula Uno. Per me la morte di Senna nel 1994 è stato un colpo alle mie certezze. Sono rimasto disperato e scioccato. Come si può da un momento all'altro non esserci più? Non avere più parole? Basta, tutto finito, in un attimo. E' una cosa che devi riuscire a spiegare ai tuoi bambini, alla famiglia, parti e non torni più a casa. Dopo la tragedia di Senna sono corso a fare testamento, prima non ne avevo mai sentito il bisogno. Se fai il mio mestiere alla morte non ci pensi spesso, altrimenti è meglio che vai a piedi. Se poi vinci ti rilassi, i successi sono un buon balsamo, danno leggerezza».
Lei e suo fratello Ralf avete corso a Imola il giorno in cui è morta vostra madre.
«Non è stato un momento facile, ma il mio mestiere ha degli obblighi. Bisogna onorare la propria professione, anche se a volte uno vorrebbe essere da un'altra parte. Non ero felice, ma ho guidato con tranquillità, Todt e gli amici della Ferrari mi hanno aiutato, è stata presa la decisione di spegnare la radio, non avevo interfono, ero solo con me stesso. Ho guidato e vinto. C'è un tempo per tutto, anche per il dolore e per sentire male».
Parlano di dimezzare il personale delle scuderie, i rifornimenti in gara dal 2010 non si potranno più fare.
«Non so quanto si risparmia ad eliminare i pit-stop per il carburante. E il motore unico non è passato. Si cerca sempre di capire se conta più la macchina o il pilota. La verità è che conta l'equilibrio, ognuno deve fare la sua parte. Il miglior pilota non vince sul mezzo peggiore ».
Legge?
«No. Mai fatto. Mai avuto tempo. Ogni tanto qualche film in dvd, l'ultimo che ho visto è stato «21», la storia di un professore del Mit che con un gruppo di studenti di matematica sbanca Las Vegas. Bello».
Lewis Hamilton sbancherà la F1?
«Ha le doti per farlo, ma non so se ci riuscirà. Lo dico con la convinzione che i record sono fatti per essere battuti, servono come motivazione. Hamilton doveva sbloccarsi, lo ha fatto, ha corretto i suoi errori».
Altrimenti?
«Perdere quest'anno sarebbe stata la sua rovina. Un anno, è un caso. Due è statistica. Se avesse visto fallire il suo sogno mondiale, anche in questa stagione, sempre all'ultima gara, sarebbe diventato un dannato, un eterno incompiuto. Non puoi viaggiare a quelle velocità facendoti amica la sfortuna. Lui è riuscito ad evitarlo».
Però Hamilton, da predestinato, dice che vincere 7 mondiali come Schumacher è difficile.
«Difficile, non impossibile. E' giovane, ha qualità, bisogna anche avere consistenza e continuità. Ogni campione è un individuo unico, per questo è complicato dare paragoni. Non credo nelle repliche».
I tifosi italiani premono per Alonso alla Ferrari.
«I fans sono sempre un po' umorali, adesso la Spagna nello sport è di gran moda. L'anno scorso nessuno avrebbe cambiato Raikkonen con Alonso, e quest'anno Massa è stato sfortunato. Stagioni bizzarre, in quella passata la Ferrari ha vinto forse inaspettatamente, in questa per un soffio è andata male».
Ma una donna in Formula Uno proprio no?
«Fisicamente la donna potrebbe guidare, non ci sono controindicazioni. Non penso che le donne al volante vadano a schiantarsi sul primo muro. L'Italia ha avuto pilote come Lella Lombardi e Giovanni Amati. Possibile è possibile».
Ma?
«Ma ecco la F1 è una piramide, ci arrivi dopo aver salito tutti i gradini, in genere si inizia dai go-kart, cominci a inserirti in un mondo e in un'atmosfera, che è anche una cultura, a farti amici e nemici. E forse questo mondo è ancora molto maschile, in più con la crisi lo resterà, non vedo aperture, soprattutto ora che ci sono meno soldi. L'automobilismo costa, per la donna è ancora una strada difficile da prendere».
A lei piace guidare su strada?
«Sulle strade svizzere, molto ordinate, sì. Solo che mi fermano».
Per gli autografi?
«Più spesso per eccesso di velocità. Per le multe».
E se guida sua moglie?
«Sono tranquillo, non dico lascia a me il volante. Corinna è brava, dopo 18 anni stiamo ancora bene insieme, è amorevole e adorabile, anche se capita che litighiamo. Di lei mi piace l'armonia, è un'ottima madre e anche una donna aperta e moderna, non tanto tradizionale».
Chi cucina?
«Io quando capita. Soprattutto paste e sughi. Non sono un disastro. Corinna mi lascia fare, si fida, mi applico, con meticolosità».
Figurarsi se non lo era.
«Non sottovaluto i particolari. Seguo la cottura dei primi, non lascio scuocere gli spaghetti, taglio carote e cipolla. Da bravo piccolo chef, le carni invece le lascia a Corinna».
Sorpreso dal successo di Obama in Usa?
«Se rispondo di sì passo per uno che non crede che un nero possa e debba arrivare alla Casa Bianca e governare l'America. Quindi dico che è una piacevole novità, ha una bella immagine, è giovane, ha la forza per fare bene».
E Beckham a Milano?
«E' un ottimo professionista, no? E' in una squadra e in una società che funziona».
Ha seguito i Giochi di Pechino?
«Qualcosa, non tanto, più il calcio».
Bolt e Phelps?
«Loro sì. Meraviglie. Hanno spostato i limiti. E' un piacere guardare atleti così, i record sono performance che non ti lasciano indifferenti. In fondo anche il corpo umano ha il suo motore».
Chi premierebbe tra i due?
«Darei ex aequo, hanno firmato il 2008 in maniera eccezionale. Ho paura di fare torti».
Resta la sfida con Valentino Rossi, con un diverso made in Italy.
«Resta perché non c'è mai stata».
Le andrebbe a metà strada, su tre ruote, su un'Apetta?
«Dite a Valentino che l'aspetto. Mi dica dove e quando. Sempre pronto a dare gas».
(27 dicembre 2008)
Bruni y Sarkozy ven nacer tortugas en Navidad - El País, es - link (aqui)
Carla Bruni camina con un guardia de seguridad en la playa de Itacare, en el estado brasileño de Bahía- REUTERSEl presidente francés y su mujer, de vacaciones en las playas brasileñas, asisten al parto de decenas de quelonios marinos
EFE / ELPAÍS.com - Brasilia / Madrid - 26/12/2008
Definitivamente, las navidades de Nicolás Sarkozy y Carla Bruni están siendo particulares. Ambos se encuentran en el estado brasileño de Bahía, pasando unos días de vacaciones, y han dedicado la Navidad a presenciar el nacimiento de decenas de tortugas marinas en una playa del lugar.

Nicolás Sarkozy y el padre biológico de Carla Bruni, Maurizio Remmert, en la playa de Itacare- AFP
Según detalla el diario brasileño O Globo, Sarkozy y Bruni se unieron a un grupo de turistas que fue llevado hasta una playa vecina al hotel en que se alojan y protegida por las autoridades medioambientales, justo en el momento en que las tortugas salían de sus huevos y se adentraban en el mar.
Durante la Nochebuena, el presidente galo y su esposa compartieron una cena privada con el padre biológico de Bruni, el empresario italiano Mauricio Remmert, y con Aurelien, hijo de la ex modelo, según añade el rotativo, que asegura que, aunque no está confirmado oficialmente, la pareja volverá a París este fin de semana.
El pasado lunes, el presidente francés participó en la segunda Cumbre Brasil-Unión Europea en Río de Janeiro, ciudad en la que al día siguiente se reunió con su homólogo brasileño, Luiz Inácio
Lula da Silva, en el marco de una visita oficial.
La prensa local ha informado de que los alrededores del hotel "Txai Resort", donde se aloja la pareja, hay instalado un fuerte dispositivo, en el que una corbeta y lanchas rápidas de la Marina brasileña garantizan la seguridad desde el mar.
La decisión de Sarkozy de pasar unos días de descanso en Brasil ha suscitado algunas críticas en Francia, donde el Partido Socialista le acusó de "salir de vacaciones en plena crisis internacional".
El Gobierno eleva un 4% el salario mínimo, a 624 euros - El País, es - link (aqui)
Las pensiones crecerán en 2009 entre el 2,4% y el 7,2%
M. J. - Madrid - 27/12/2008
El sueldo mínimo experimentará en 2009 su menor subida en cinco años. Pese a ello, dado el brusco frenazo de la inflación, ganará en poder adquisitivo. El Gobierno fijó ayer el aumento del salario mínimo interprofesional (SMI) en un 4%, hasta 624 euros mensuales (calculados para 14 pagas anuales). Los sindicatos agradecieron ayer al Gobierno el gesto de mejorar su propuesta inicial de subida del 3,5%, pero criticaron la subida por resultar, en su opinión, insuficiente. CC OO y UGT reclamaban un aumento del 8%.
La subida es muy inferior al incremento medio anual del 7,5% necesario para cumplir con la promesa electoral de que el salario mínimo llegue a 800 euros en 2012, un compromiso que ayer ratificó el presidente del Gobierno, José Luis Rodríguez Zapatero.
"El Gobierno tiene como un objetivo esencial la mejora de la protección social y de aquellos ciudadanos con menos ingresos y menos rentas. Que cada año de Gobierno, independientemente de la evolución de la economía, estos sectores ganen poder adquisitivo", dijo Zapatero. "En los cinco años, el Gobierno que presido ha subido 200 euros el salario mínimo interprofesional, lo que ha significado una ganancia de 15 puntos en el poder adquisitivo. En los cinco años anteriores, de gobiernos del PP, el SMI subió 36 euros, lo que supuso una pérdida de poder adquisitivo de seis puntos", argumentó el presidente.
Para justificar que el aumento sea el más bajo de los últimos años, el Ministerio de Trabajo echó mano del "difícil contexto económico", y alegó que la moderación salarial puede ser un factor decisivo para la creación de empleo. Pese a ese discurso, el Gobierno planea subir el salario mínimo una media del 8,6% anual durante los siguientes tres años.
Una de las consecuencias de la crisis es que el salario medio ha empezado a crecer más que el salario mínimo, con lo que se agranda la brecha entre ambos. Eso, a su vez, es el resultado de una paradoja: con la fuerte destrucción de empleo, el salario medio sube, pues el paro se ha cebado sobre todo en los trabajadores con menor cualificación (y salario).
El SMI apenas afecta de modo directo al 0,7% de la población activa (140.000 personas), aunque también se toma como referencia al fijar la remuneración de un millón de empleados, según los sindicatos. Además del salario mínimo general (20,8 euros al día o 624 al mes, más pagas extra hasta 8.736 euros en cómputo anual), para trabajadores eventuales y temporeros cuyos servicios a una misma empresa no excedan de 120 días, el salario mínimo será de 29,56 euros por jornada. Para los empleados de hogar, el mínimo será de 4,89 euros por hora trabajada.
El Gobierno también aprobó ayer la subida de las pensiones para 2009, que será del 2,4% con carácter general (un 2% por la inflación prevista para 2009 y un 0,4% por la desviación de la inflación en 2008, que también dará lugar a una paga de compensación a finales de enero). La pensión media será de 741,62 euros mensuales y la máxima, de 34.184,5 euros al año
Las pensiones mínimas, que reciben más de 2,6 millones de pensionistas, subirán entre un 3,4% y un 7,2%. Las pensiones mínimas de viudedad suben entre un 5,84%, para las viudas con cargas familiares que percibirán 651,63 euros al mes, y el 7,22% (421,41 euros al mes) de las viudas menores de 60 años. El aumento será del 6,4% para los pensionistas sin cónyuge que viven solos y tienen bajos ingresos, hasta 561,55 euros (mayores de 65 años) o 524,28 euros (menores de 65). Las pensiones mínimas de jubilación con cónyuge a cargo subirán un 5,8% (hasta 696,16 euros); las no contributivas, un 2,4%, y las pensiones del SOVI (seguro obligatorio de vejez e invalidez, a extinguir), un 3,4%
La Caixa descarta vender a la rusa Lukoil parte de su paquete en Repsol - El País, es - link (aqui)
La entidad quiere evitar las acusaciones de "concertación" de los minoritarios
EL PAÍS - Barcelona - 27/12/2008
La Caixa ha descartado completamente vender un paquete de acciones de Repsol a la petrolera rusa Lukoil, como parte o complemento de la operación de enajenación del 20% de Repsol que el grupo constructor Sacyr-Vallehermoso sigue negociando con la compañía rusa. "No vendemos, no lo haremos, no vamos a ir de la mano de Sacyr en esta operación", precisaron fuentes oficiales de la entidad de ahorros presidida por Isidre Fainé que, sin embargo, no descartaron "buscar una alternativa" a parte de su participación en Repsol, una vez que haya culminado con éxito la venta del paquete de la constructora, o que ésta haya embarracado definitivamente.
Sacyr sigue negociando con los rusos, algo más aliviada porque las acciones de Repsol no han bajado del nivel crítico de cotización que le obligaría a aportar más garantías a los bancos acreedores, y también gracias a la reciente venta del grueso de su filial de infraestructuras, Itinere.
Inicialmente, La Caixa-Criteria estaba dispuesta a sumarse a la operación de venta del 20% de Repsol en manos de Sacyr, aportando a la misma una parte de su paquete, principalmente la que comparte en una sociedad con Caixa de Catalunya. Junto a otros accionistas minoritarios, este paquete alcanzaría el 9,9%. Y así se facilitaría que los rusos obtuvieran una presencia del 29,9% en el capital de la petrolera española. Suficiente para influir en la misma, pero por debajo del 30% que obligaría a Lukoil a lanzar una OPA por el 100% de la compañía. Pero ya desde el primer momento, advirtió que las condiciones societarias anejas al precio podían "dificultar" el desenlace.
Luis del Rivero, presidente de Sacyr, acariciaba incrementar el apetito ruso por una entrada rampante en el Mediterráneo-Sur obteniendo un doble compromiso de Repsol. Que se otorgaran al comprador ocho puestos en su consejo de administración, y que se eliminase la cláusula por la que los derechos políticos de cada accionista nunca superarán el 10% del total, aunque ostenten paquetes mayores. Con ello, Lukoil se mostraba inicialmente dispuesta a abonar 26,7 euros por acción, equivalentes al precio que pagó por ellas Del Rivero, y casi el doble de la cotización del mercado.
Pero tras distintos episodios de acercamiento y alejamiento, Repsol dejó claro, por boca de su presidente, Antoni Brufau, su negativa a eliminar el blindaje del 10%, y su oposición a entregar el control de la compañía a los rusos. En paralelo, La Caixa relajaba discretamente su interés en la operación, a la que se sentía atraída por dos motivos, la búsqueda de socios estables, sin urgencias de caja, en Repsol; y la obtención de unas sustanciosas plusvalías para Criteria, que le permitirían centrarse más cómodamente en otras prioridades financieras, como la de atender la fusión de su participada Gas Natural con Unión-Fenosa.
Finalmente, ha descartado formalmente participar en la operación triangulada por varios motivos. El principal es evitar que sea considerada como una operación "concertada" en perjuicio de los accionistas minoritarios. La AEMEC (Asociación Española de Accionistas Minoritarios) pidió este mes el amparo de la CNMV, y defendió que si se realiza una venta a "un precio muy superior al del mercado", la compradora debería extender su oferta al 100% de las acciones, lo que no está contemplado por la actual ley de OPA. La AEMEC obtuvo el apoyo del presidente del PP, Mariano Rajoy, que aseguró que pediría "responsabilidades políticas" si las autoridades supervisoras no "vigilan y evitan" posibles acciones concertadas en perjuicio de los minoritarios, y postuló la reforma de la ley.
La contundente oposición del PP, así como las diferencias existentes en el Gobierno sobre la actitud a tomar con la compañía rusa es otro de los elementos que han influido en la postura definitiva de La Caixa. "El escenario político está demasiado confuso" como para emprender una operación de tanto impacto estratégico, indican en la entidad. Adicionalmente se recuerda que ésta acudió históricamente a tomar parte en Repsol como una medida tendente a blindar a su participada Gas Natural, cuyo control comparte con Repsol. El pacto parasocial entre ambas debería modificarse si alguien ajeno tomase posiciones muy influyentes en la petrolera española y fuentes del mercado recuerdan que "el mejor blindaje es la propiedad, propia, o en manos amigas". Otras complicaciones se relacionan con la financiación de la operación. La Caixa mostró su disposición inicial a prestar recursos a Lukoil para hacerse con un paquete significativo de Repsol, pero la cuantía, las garantías y la complejidad técnica de este aspecto también han complicado el escenario.
De modo que lo que ahora está sobre el tapete es sólo la posible venta del 20% de Repsol en manos de Sacyr, que sigue negociando a dos bandas con los rusos y con el sindicato de 40 bancos que le prestaron la mayor parte del dinero, 5.175 millones, con el que lo adquirió.
El diseño inicial no ha cambiado sustancialmente: Lukoil se subrogaría en la posición deudora de Sacyr, pero se sigue discutiendo el precio (no está dispuesta a abonar la misma cantidad por acción si el paquete a adquirir es inferior al pretendido) y la calidad y capacidad de ejecución de las garantías. Pero sobre todo se discute sobre las condiciones del crédito. Del Rivero lo obtuvo al tipo interbancario más un punto porcentual, y en la nueva coyuntura de crisis, los bancos acreedores piden aumentarlo hasta cinco puntos porcentuales.
En cualquier caso, Sacyr ha registrado dos alivios en las últimas semanas. Uno es la venta a Citi y Abertis del grueso de su filial de autopistas, Itinere, a principios de este mes, que le permitirá reducir de 19.726 millones a 12.476, la pesada deuda que asfixiaba al grupo. El otro es que la cotización de Repsol no bajase a menos de 14 euros este fin de mes (no ha sucedido), lo que, según las condiciones del crédito sindicado, habría forzado a Sacyr a aportar garantías adicionales a los bancos.
Helio Fernandes - Tribuna da Imprensa - link (aqui)
Para o presidente ler e meditar
SARKOZY VEIO FAZER LOBBY PARA A INDÚSTRIA MILITAR
Foi uma surpresa quando o presidente da França anunciou que passaria o Natal e o Ano Novo no Brasil. Os que conhecem o mundo e sabem analisar os fatos, procuraram uma explicação.
Nunca um presidente da França veio ao Brasil numa data como essa ou outra qualquer. Nosso relacionamento presidencial com a França, foi pejorativo.
Na questão das lagostas (assim ficou conhecido), o presidente De Gaulle foi fulminante e decisivo: "O Brasil não é um País sério".
Agora, tantos e tantos anos depois, podemos dizer, sem espírito de vingança ou de represália, mas rigorosamente dentro dos fatos: “O senhor Sarkozy não é um presidente sério”.
Logo que chega aqui, ainda não estava nem hospedado, o principal assessor de Sarkozy disparava: “A Amazônia não é do Brasil, é do mundo”.
Além do lugar-comum, pois muita gente já falou a mesma coisa, Sarkozy foi mal-educado. Ele veio para uma data festiva, nenhuma ligação com a Amazônia. E o presidente deveria saber, que não entregaremos a Amazônia.
Se veio aqui para nos intimidar, perdeu seu tempo, podia ter voltado imediatamente. Ele devia ter vindo há meses, quando no Clube Militar houve o "Encontro dos Amazônidas".
Compreenderia e constataria então, que civis e militares têm a bravura cívica de defender a parte mais rica do nosso território. E aqui, nenhum "colaboracionista".
Mas Sarkozy não parou por aí, mostrando que sua viagem tinha mais de lobismo do que de diversionismo. Como ninguém respondeu à sua provocação, surgiu com outra, "persuasiva".
Essa segunda intervenção do presidente da França, veio esclarecer a primeira, sobre a Amazônia. Sua afirmação: "O Brasil, suficientemente armado é garantia de paz no mundo".
Ora, a paz no mundo não depende do Brasil, da França ou até mesmo dos EUA. Depois de governar os EUA por 8 anos, o general-presidente Eisenhower fez a frase que não se esperava dele.
Foi elucidativo? Totalmente: "Agora eu sei que o mundo é dominado pelo complexo industrial militar". É esse complexo que produz as guerras e destrói a paz. Isso não depende do Brasil armado.
Lula deveria ter respondido imediatamente a Sarkozy:
"O Brasil defende a paz, não armada, mas desarmada, e sem lobistas passeando pelo mundo". Lula ficou calado. Sentindo-se vitorioso, Sarkozy ligou esse "acordo-lobístico-armado", com a Amazônia. Aceitando essa dádiva miserável de 26 bilhões de reais, (numa época de trilhões) Lula ainda passou recibo.
E disse: "Esse acordo vai ajudar o Brasil a tomar conta da Amazônia e proteger o nosso petróleo".
O presidente Lula dava a impressão de que pretendia ultrapassar o presidente da França, em matéria de bobagem e vulgaridade. 26 bilhões apenas?
E apesar de bem informados, os brasileiros não sabiam que o nosso petróleo estava ameaçado. Quer dizer, ameaçado pelas péssimas administrações e pelo esbanjamento das receitas.
Quanto à Amazônia, podem vir aqui quantos presidentes quiserem, que não nos expulsarão de lá. Sarkozy é que devia ser expulso. Arrogante, primário, lobista, da extrema direita, fingindo que é do centro.
O Fundo nasceu desfigurado - Editorial - Estadão online - link (aqui)
O Fundo Soberano destina-se oficialmente a promover investimentos dentro e fora do Brasil, a formar poupança pública, a "mitigar efeitos dos ciclos econômicos e a fomentar projetos de interesse estratégico do País localizados no exterior". Deveria ser posto em funcionamento com R$ 14,2 bilhões postos de lado pelo governo como um excedente do superávit primário programado para 2008. Isso dependeria da abertura de um crédito orçamentário, por meio de lei específica. Mas a oposição obstruiu a votação dessa segunda lei.
Uma solução de risco seria a abertura do crédito, antes do fim do ano e do exercício fiscal, por meio de uma MP. O governo usou esse expediente noutras ocasiões, mas a Constituição proíbe a abertura de créditos orçamentários por MP, exceto em casos de emergência, como guerras ou calamidades públicas. O STF já confirmou a interpretação estrita da Constituição e o Executivo decidiu tomar outro caminho. Se nada mais acontecer, aqueles R$ 14,2 bilhões ficarão no Tesouro até o fim do ano e serão destinados ao pagamento de juros.
A saída, para o Executivo, foi autorizar o Tesouro, por MP, a emitir papéis da dívida pública "sob a forma de colocação direta a favor do FSB". Essa faculdade será usada, presumivelmente, até uma lei específica abrir um crédito no Orçamento de 2009. Nesse caso, o Tesouro poderá resgatar esses títulos antecipadamente, a valor de mercado. Para isso, foi preciso mudar a Lei nº 11.887. O truque foi completado com a inclusão explícita dos títulos da dívida mobiliária na lista de recursos aplicáveis no FSB.
Segundo a versão original da Lei nº 11.887, o FSB poderá dispor de recursos do Tesouro Nacional consignados no Orçamento da União. Também, segundo a versão original, o governo pode incluir nesse bolo recursos provenientes da emissão de títulos. Fica a pergunta: a exigência de consignação no Orçamento deixará de valer para os papéis emitidos com base na MP 452?
A mudança é mais clara quanto a outro ponto: a MP permite o uso de recursos decorrentes da emissão de títulos para integralização das cotas do Fundo Fiscal de Investimentos e Estabilização (FFIE). Este fundo será constituído por instituição financeira federal e ficará encarregado de aplicar o dinheiro do FSB. O texto original da Lei nº 11.887 proibia a emissão de títulos para integralização de cotas do FFIE.
A MP desfigurou normas importantes do Fundo Soberano antes mesmo de sua oficialização. A lei já saiu alterada no Diário Oficial do dia 26 e com esse truque o Executivo tentou ganhar graus de liberdade não concedidos pelos congressistas.
Dirigentes da oposição prometeram recorrer ao STF. O presidente do PSDB, senador Sérgio Guerra (PE), acusou o Executivo de "driblar e reduzir o tamanho do Congresso". Mas é necessária uma acusação mais específica para derrubar a MP. Segundo o presidente do DEM, Rodrigo Maia (RJ), a MP autoriza a emissão de dívida não prevista no Orçamento. Além disso, ele classifica como "desrespeito ao Congresso" a decisão de mudar a Lei nº 11.887 por meio de uma MP.
Se a oposição agir com a competência demonstrada durante a tramitação e a votação do projeto de criação do Fundo Soberano, o presidente da República e seus ministros da área econômica poderão ficar tranqüilos.
Uma oposição mais empenhada em cumprir seu papel teria trabalhado muito mais seriamente para derrubar aquele projeto, notoriamente inoportuno. Fundos soberanos são tipicamente mantidos por países com sólidos superávits nas contas públicas e no balanço de pagamentos. Não é o caso do Brasil. Neste país, um fundo desse tipo será mais um brinquedo perigoso nas mãos de quem mal consegue realizar os programas de tipo tradicional já incluídos no Orçamento.
Petista dirige grupo que comprou refinaria - Folha de São Paulo - link (aqui)
Braço direito de José Dirceu, Sereno deixou a direção do PT em 2005, em meio à crise do mensalão; ata diz que ele vai receber R$ 830 por mês
ELVIRA LOBATO
DA SUCURSAL DO RIO
O ex-secretário Nacional de Comunicação do PT Marcelo Sereno comanda a recém-criada Grandiflorum Participações, que há dez dias comprou o controle acionário da refinaria de petróleo de Manguinhos.
Os grupos Repsol e Peixoto de Castro, que controlavam a refinaria, venderam o controle acionário da empresa por R$ 7 milhões. Ela deve R$ 40 milhões a bancos e fechou o primeiro semestre com prejuízo de R$ 17 mi. Os novos proprietários anunciaram que contratarão 400 empregados -hoje ela tem menos de 100- para retomar a atividade de refino.
Sereno foi braço direito do ex-ministro da Casa Civil José Dirceu e deixou a direção nacional do PT em 2005, acusado de envolvimento no mensalão. Consta que, desde então, dava consultorias na área sindical.
O nome dele aparece no banco de dados da Serasa como acionista da Grandiflorum ao lado do empresário João Manuel Magro, do grupo Magro, dono de distribuidoras e postos de combustíveis. Procurado pela Folha, Sereno negou ser sócio da Grandiflorum e disse que seu papel se restringe ao de principal executivo da empresa. Ele deu a declaração por intermédio de um assessor, e disse não ser hora de dar entrevista sobre a compra da refinaria.
O grupo Magro também negou que o ex-dirigente do PT tenha participação acionária na nova controladora da Refinaria de Manguinhos e disse que a empresa pertence a João Manuel Magro e à Ampar Fomento Mercantil, também da família Magro. A ANP (Agência Nacional do Petróleo) disse que ainda não recebeu informações sobre quem são os novos controladores da refinaria.
Segundo o grupo Magro, Sereno foi escolhido para presidir a empresa por sua experiência no setor público, por sua atuação sindical e conhecimento da economia do Rio: ""A experiência do sr. Sereno no movimento sindical ajudará a refinaria na busca de retomada das operações de refino, que deverá gerar a recontratação de mais de 400 empregados. E o sr. Sereno será o responsável pela negociação junto ao sindicato nesse processo de recontratação".
A Grandiflorum foi registrada em setembro, com endereço de um escritório de contabilidade no Rio. Sereno assumiu a presidência da Glandiflorum em 28 de novembro, 20 dias antes do anúncio da comunicação da compra da refinaria à Bovespa. Na ata da posse de Sereno enviada à Junta Comercial consta que ele e o acionista majoritário da companhia terão remuneração simbólica -de até R$ 9.069 ao ano. Para presidir a holding, Sereno recebe R$ 830 por mês, menos de dois salários mínimos.
ICMS
A presença do petista na negociação de Manguinhos chama a atenção não apenas por sua trajetória política e pela passagem pelo Planalto, mas principalmente por sua atuação como secretário de Governo do Rio de Janeiro em 2002 sob Benedita da Silva (PT).
Em setembro de 2002, o Estado baixou uma resolução que desencadeou uma guerra fiscal em torno do recolhimento do ICMS sobre o álcool anidro misturado à gasolina.
Tradicionalmente, cabe às refinarias o recolhimento do tributo, mas a resolução permitiu que as distribuidoras adquirissem gasolina das refinarias no Estado do Rio de Janeiro sem o recolhimento do ICMS.
A primeira empresa a se beneficiar da medida foi a Inca Combustíveis. Ela recebeu o termo de autorização do governo do Estado três dias depois de a resolução ter sido publicada no "Diário Oficial". O advogado da empresa era Ricardo Magro, filho de João Manuel Magro, e também empresário de distribuição de combustíveis.
O governo de São Paulo queixou-se de que a resolução aprovada por Benedita abrira espaço para que distribuidoras comprassem gasolina no Rio e a revendessem em São Paulo com sonegação de imposto de R$ 600 milhões. Uma das empresas acusadas pelo governo paulista era a Inca. Segundo Ricardo Magro, a Justiça inocentou a empresa da acusação.
Nota
"A experiência do sr. Sereno no movimento sindical ajudará a refinaria na busca de retomada das operações de refino, que deverá gerar a recontratação de mais de 400 empregados. [Ele] será o responsável pela negociação junto ao sindicato"
NOTA DO GRUPO MAGRO
memória
Economista foi líder da CUT e do PT
DA REDAÇÃO
O economista Marcelo Sereno, 50, deixou a direção nacional do PT em meio ao escândalo do mensalão após ser acusado pelo então deputado Roberto Jefferson, em junho de 2005, de ter participado da reunião na qual o PT teria oferecido R$ 20 milhões para a campanha eleitoral do PTB em 2004.Integrante do grupo ligado ao ex-ministro da Casa Civil José Dirceu, Sereno negou a acusação, mas deixou a Secretaria de Comunicação do partido em 9 de julho de 2005. Ele não foi expulso da legenda.
No ano anterior, Sereno já tinha sido convencido a deixar a assessoria da Casa Civil após o escândalo envolvendo Waldomiro Diniz. Na época, o ex-secretário de Segurança Luiz Eduardo Soares disse que em 2002 havia alertado Sereno sobre as suspeitas de que Waldomiro estaria recebendo R$ 300 mil por mês de empresários de bingo. Sereno negou a acusação, mas deixou a Casa Civil em maio de 2004 para assumir a Secretaria de Comunicação do PT.
Em 2005 Sereno foi acusado de ter manipulado o fundo de pensão Nucleos (das estatais nucleares) e de usá-lo para fazer caixa de campanha. Também foi acusado de interferir no Refer (fundo dos ferroviários). Sereno nega tudo.
Natural do Rio e filho de um coronel do Exército. Sereno estudou economia numa faculdade particular no Rio. No fim dos anos 70 ingressou no grupo trotskista OSI (Organização Socialista Internacionalista), que controlava a tendência estudantil Libelu.
Após se formar, Sereno começou a trabalhar na Vale do Rio Doce, onde se tornou dirigente sindical. Da Vale, Sereno foi para a CUT, na qual foi primeiro-secretário da Executiva Nacional de 1994 a 1997.
Da CUT Sereno passou para o PT, onde se alinhou à Articulação. Aproximou-se de Dirceu e se tornou seu homem de confiança. Em 2002 Dirceu o indicou para ser secretário-executivo da então governadora do Rio Benedita da Silva (PT) e, a partir de 2003, tornou-se assessor do próprio Dirceu na Casa Civil.
Ruy Castro - Folha de São Paulo - link (aqui)
RIO DE JANEIRO - Page Cavanaugh, o pianista, cantor e arranjador americano que morreu esta semana em Los Angeles, aos 86 anos, pode nunca ter sabido que, por volta de 1950, no Rio, seus discos eram ouvidos com paixão por rapazes que, um dia, ajudariam a criar a... bossa nova. E, se alguém lhe falou disso, Cavanaugh levou um susto.
O susto talvez se devesse à idéia de que alguém o escutasse fora dos EUA. Não que fosse tão obscuro -afinal, entre 1946 e 1952, seu conjunto, o Page Cavanaugh Trio, acompanhou Frank Sinatra em discos e tocou e cantou com Doris Day em três filmes de sucesso: "Romance em Alto Mar" (1948), "No, no, Nanette" (1950) e "Rouxinol da Broadway" (1952).
Na época, Cavanaugh, piano, Al Viola, violão, e Lloyd Pratt, contrabaixo, todos também cantando, eram o que havia de moderno na música popular. Os três literalmente sussurravam ao microfone. Aliás, o moderno estava nisto: cantar o mais baixinho possível, com uma absurda (e deliciosa) variedade de harmonias e divisões. Seus discos, importados, sideravam um grupo de jovens do Rio que queriam ser os seus equivalentes em português: o conjunto vocal Garotos da Lua.
O fato de que grandes nomes da bossa nova, como Roberto Menescal, Nara Leão, Baden Powell ou Marcos Valle, nunca souberam do Page Cavanaugh Trio não altera nada. Tom Jobim, João Donato, Johnny Alf e João Gilberto sabiam.
Em 1950, João Gilberto substituiu o crooner Jonas Silva nos Garotos da Lua. Com isso, herdou o repertório deles, que continha versões de Haroldo Barbosa para pelo menos dois definitivos arranjos de Page: "The Three Bears" ("Os Três Ursinhos") e "All of Me" ("Ai de Mim"). A mesma "Ai de Mim" que JG canta até hoje, só que ainda mais baixinho do que o próprio Page Cavanaugh jamais cantou.
Fernando Rodrigues - Folha de São Paulo - link (aqui)
BRASÍLIA - A medida provisória baixada ontem por Lula sobre o fundo soberano cumpre dois objetivos principais. Primeiro, dará imediatamente ao Palácio do Planalto R$ 14,2 bilhões para investir em obras de infra-estrutura. Segundo, humilhará o Congresso.
Uma proibição constitucional impede o governo de criar novos créditos no Orçamento por meio de medida provisória. O fundo soberano havia sido aprovado pelo Congresso na semana passada, mas ainda sem destinação de recursos. O governo começaria 2009 sem dinheiro para torrar nas obras destinadas a segurar um pouco a crise econômica -e a alavancar a candidatura de Dilma Rousseff.
Lula encontrou um artifício jurídico. Burlou o espírito da proibição constitucional. A MP baixada ontem não cria novos créditos, mas autoriza o Tesouro a emitir títulos cujo valor será depositado diretamente no fundo lulista.
Como MPs entram em vigor ao serem editadas, mesmo se for derrubada depois no Supremo Tribunal Federal, parte considerável do dinheiro já terá evaporado. Esse é um episódio sem mocinhos. A oposição equivoca-se ao estrangular o governo no momento em que são necessários recursos para conter a desaceleração da economia. Já o Planalto mostra seu habitual desprezo pelo Congresso ao patrocinar uma manobra jurídica no apagar das luzes do ano.
Lula tem maioria na Câmara e no Senado. Poderia ter aprovado os créditos para seu fundo dentro das normas constitucionais. Mas a articulação política incompetente do Planalto só defende com facilidade mulas-sem-cabeça como o aumento de vagas de vereadores. Nada de trabalhar duro na votação de uma medida polêmica. Pouco importa se é vital ou não para o país num momento como o atual. É mais fácil depois ganhar o debate na mão grande, editando uma MP.
Queda persistente - Editorial - Folha de São Paulo - link (aqui)
Infelizmente, esses dados mascaram o desempenho do crédito, que vem se deteriorando rapidamente. Em novembro, o fluxo de operações de crédito com recursos livremente pactuados entre os agentes foi 9,4% menor do que em outubro. Todas as modalidades de crédito tiveram queda, com exceção dos Adiantamentos sobre Contratos de Câmbio (associados às exportações) e do chamado "hot money" -dinheiro de curtíssimo prazo destinado às empresas.
Para as pessoas físicas, as concessões para a aquisição de bens registraram em novembro retração de 18,8% sobre outubro e de 55,1% sobre novembro de 2007. Para as pessoas jurídicas, essas concessões caíram 37,4% de outubro para novembro.
Os bancos não só reduziram os empréstimos como elevaram os juros. No cheque especial a taxa subiu para 174,8% ao ano, o maior patamar desde 2003.
Já o prazo médio das operações evoluiu na direção contrária, agravando a situação para quem toma empréstimos. Para as pessoas jurídicas caiu a 305 dias. Para as pessoas físicas diminuiu para 482 dias.
Diversas medidas já foram implementadas pelas autoridades visando conter o movimento de retração nos empréstimos: redução dos depósitos compulsórios, alteração nas regras relacionadas aos créditos tributários, garantia de empréstimos por meio do Fundo Garantidor de Crédito etc. Até novembro elas claramente foram insuficientes.
Cabe ao Executivo, no entanto, garantir que o sistema financeiro cumpra adequadamente suas funções de ofertante de crédito. Para estimular a retomada dessas operações, as autoridades deveriam reduzir ainda mais os compulsórios -que ainda estão entre os mais elevados do mundo. E deveriam começar, logo, a reduzir a taxa básica de juros.







