
1/6/2009 (11:59)
Fiat oggi è più vicina all’acquisizione di Chrysler. Il giudice Arthur Gonzalez, del tribunale fallimentare di New York ha spianato a tarda notte la strada per la ristrutturazione di Chrysler, approvando la vendita della maggior parte delle attività della casa automobilistica a una nuova società nella quale il Lingotto controllerà inizialmente il 20%. Gonzalez, con una sentenza di 47 pagine, ha dato il suo via libera al piano sostenuto dal governo di Washington dopo tre giorni di udienze-fiume sulla proposta sostenendo che l’acquisizione da parte della Fiat costituisce l’unica alternativa alla liquidazione di Chrysler. Il pronunciamento giunge ad appena un mese dall’entrata in amministrazione controllata del gruppo di Auburn Hills con un’accelerazione che segna un indubbio successo per l’amministrazione Obama.
La decisione del giudice Gonzalez comunque potrebbe non mettere la parola fine alla vendita di Chrysler. Si prevede infatti che i legali dei tre fondi pensione dell’Indiana che si erano opposti fino all’ultimo alla decisione presentino un ricorso in appello. E una pausa di 10 giorni fino a un nuovo pronunciamento del giudice scatta automaticamente in una tale eventualità anche se i legali della Chrysler quasi certamente tenteranno di abbreviare tale periodo. Quando la nuova Chrysler prenderà vita - proprio oggi General Motors chiederà l’amministrazione controllata - avrà una nuova struttura proprietaria: un fondo sanitario del sindacato Uaw ne controllerà il 55%, la Fiat avrà una quota del 20% (che potrà crescere in un secondo momento fino al 35%), mentre i governi di Stati Uniti e Canada controlleranno quote di minoranza pari rispettivamente all’8% e al 2%. Quote, queste ultime, che sono anche il corrispettivo di finanziamenti per 4,9 miliardi di dollari erogati a favore di Chrysler durante il mese di amministrazione controllata.
Anche General Motors volta pagina: quella che è stata per 77 anni la prima casa automobilistica al mondo farà bancarotta, mettendo così un punto alla sua storia poco più che centenaria. E si ritroverà con il Governo primo azionista, con una quota del 60% a fronte di ulteriori aiuti per 30,1 miliardi di dollari: alcuni osservatori già chiamano ’Government Motors’ la società che emergerà dalla bancarotta. «Manterremo la quota non più del necessario» spiegano dall’amministrazione Obama, precisando che il Governo «non intende interferire o esercitare controllo sulla gestione giornaliera. Nessun rappresentate del Governo sarà impiegato nel consiglio di amministrazione o nella società».
Gm farà ricorso al Chapter 11, sezione 363 (quella che nel codice fallimentare statunitense prevede una vendita rapida dgeli asset il cui valore rischia di essere azzerato in caso di bancarotta prolungata), fra poche ore, prima dell’apertura di Wall Street, presso il Tribunale di New York, quello che già ospita il caso Chrysler. La bancarotta di Gm, data la sua taglia e la sua maggiore complessità, durerà più a lungo di quella della più piccola delle case automobilistiche di Detroit: l’amministrazione prevede 60-90 giorni. Per facilitare nell’ambito del processo di bancarotta la vendita degli asset della vecchia Gm a una nuova società, il Tesoro concederà un finanziamento debtor-in-possession pari a 30,1 miliardi di dollari. Oltre a questi fondi «il Tesoro non prevede ulteriore sostegno finanziario per Gm. Anche in uno scenario particolarmente conservativo riteniamo - osservano dall’amministrazione - che i fondi siano sufficienti per far tornare Gm a crescere. Anche perchè quella delineata è una soluzione permanente per Gm». Oltre a una quota di circa il 60%, il Tesoro riceverà 8,8 miliardi di dollari fra debito e azioni privilegiate.
Alla ristrutturazione di Gm parteciperà anche il Canada. Ottawa e il Governo dell’Ontario stanzieranno finanziamenti per 9,5 miliardi di dollari. In cambio riceveranno il 12% della nuova Gm, oltre a circa 1,7 miliardi di dollari fra debito e azioni privilegiate. L’amministrazione plaude agli sforzi effettuati dal sindacato United Auto Worker (Uaw), il cui fondo Veba si troverà a controllare il 17,5% di Gm con l’opzione di salire di un ulteriore 2,5%. Il Veba, che potrà nominare un direttore indipendente al consiglio di amministrazione ma che non godrà di diritti di voto, riceverà anche 6,5 miliardi di dollari di azioni privilegiate con un dividendo del 9% annuo. Il 10% della nuova società andrà ai creditori non garantiti: è stato proprio il loro via libera alla nuova proposta di ristrutturazione avanzata dal Tesoro a spianare la strada al Chapter 11. Il 54% degli obbligazioni hanno aderito alla proposta che offre ai creditori un iniziale 10% con l’opzione di salire di un ulteriore 15%.
Il tribunale fallimentare dà il via libera all'acquisizione: «Lingotto unica alternativa alla liquidazione». Il governo Usa avrà il 60% di Gm
ROMAFiat oggi è più vicina all’acquisizione di Chrysler. Il giudice Arthur Gonzalez, del tribunale fallimentare di New York ha spianato a tarda notte la strada per la ristrutturazione di Chrysler, approvando la vendita della maggior parte delle attività della casa automobilistica a una nuova società nella quale il Lingotto controllerà inizialmente il 20%. Gonzalez, con una sentenza di 47 pagine, ha dato il suo via libera al piano sostenuto dal governo di Washington dopo tre giorni di udienze-fiume sulla proposta sostenendo che l’acquisizione da parte della Fiat costituisce l’unica alternativa alla liquidazione di Chrysler. Il pronunciamento giunge ad appena un mese dall’entrata in amministrazione controllata del gruppo di Auburn Hills con un’accelerazione che segna un indubbio successo per l’amministrazione Obama.
La decisione del giudice Gonzalez comunque potrebbe non mettere la parola fine alla vendita di Chrysler. Si prevede infatti che i legali dei tre fondi pensione dell’Indiana che si erano opposti fino all’ultimo alla decisione presentino un ricorso in appello. E una pausa di 10 giorni fino a un nuovo pronunciamento del giudice scatta automaticamente in una tale eventualità anche se i legali della Chrysler quasi certamente tenteranno di abbreviare tale periodo. Quando la nuova Chrysler prenderà vita - proprio oggi General Motors chiederà l’amministrazione controllata - avrà una nuova struttura proprietaria: un fondo sanitario del sindacato Uaw ne controllerà il 55%, la Fiat avrà una quota del 20% (che potrà crescere in un secondo momento fino al 35%), mentre i governi di Stati Uniti e Canada controlleranno quote di minoranza pari rispettivamente all’8% e al 2%. Quote, queste ultime, che sono anche il corrispettivo di finanziamenti per 4,9 miliardi di dollari erogati a favore di Chrysler durante il mese di amministrazione controllata.
Anche General Motors volta pagina: quella che è stata per 77 anni la prima casa automobilistica al mondo farà bancarotta, mettendo così un punto alla sua storia poco più che centenaria. E si ritroverà con il Governo primo azionista, con una quota del 60% a fronte di ulteriori aiuti per 30,1 miliardi di dollari: alcuni osservatori già chiamano ’Government Motors’ la società che emergerà dalla bancarotta. «Manterremo la quota non più del necessario» spiegano dall’amministrazione Obama, precisando che il Governo «non intende interferire o esercitare controllo sulla gestione giornaliera. Nessun rappresentate del Governo sarà impiegato nel consiglio di amministrazione o nella società».
Gm farà ricorso al Chapter 11, sezione 363 (quella che nel codice fallimentare statunitense prevede una vendita rapida dgeli asset il cui valore rischia di essere azzerato in caso di bancarotta prolungata), fra poche ore, prima dell’apertura di Wall Street, presso il Tribunale di New York, quello che già ospita il caso Chrysler. La bancarotta di Gm, data la sua taglia e la sua maggiore complessità, durerà più a lungo di quella della più piccola delle case automobilistiche di Detroit: l’amministrazione prevede 60-90 giorni. Per facilitare nell’ambito del processo di bancarotta la vendita degli asset della vecchia Gm a una nuova società, il Tesoro concederà un finanziamento debtor-in-possession pari a 30,1 miliardi di dollari. Oltre a questi fondi «il Tesoro non prevede ulteriore sostegno finanziario per Gm. Anche in uno scenario particolarmente conservativo riteniamo - osservano dall’amministrazione - che i fondi siano sufficienti per far tornare Gm a crescere. Anche perchè quella delineata è una soluzione permanente per Gm». Oltre a una quota di circa il 60%, il Tesoro riceverà 8,8 miliardi di dollari fra debito e azioni privilegiate.
Alla ristrutturazione di Gm parteciperà anche il Canada. Ottawa e il Governo dell’Ontario stanzieranno finanziamenti per 9,5 miliardi di dollari. In cambio riceveranno il 12% della nuova Gm, oltre a circa 1,7 miliardi di dollari fra debito e azioni privilegiate. L’amministrazione plaude agli sforzi effettuati dal sindacato United Auto Worker (Uaw), il cui fondo Veba si troverà a controllare il 17,5% di Gm con l’opzione di salire di un ulteriore 2,5%. Il Veba, che potrà nominare un direttore indipendente al consiglio di amministrazione ma che non godrà di diritti di voto, riceverà anche 6,5 miliardi di dollari di azioni privilegiate con un dividendo del 9% annuo. Il 10% della nuova società andrà ai creditori non garantiti: è stato proprio il loro via libera alla nuova proposta di ristrutturazione avanzata dal Tesoro a spianare la strada al Chapter 11. Il 54% degli obbligazioni hanno aderito alla proposta che offre ai creditori un iniziale 10% con l’opzione di salire di un ulteriore 15%.




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