terça-feira, 1 de setembro de 2009

Piquet jr, il pilota licenziato che fa tremare la Formula 1 - Corriere Della Sera, it - link (aqui)

Giallo - L’accusa: l’incidente a Singapore nel 2008 studiato a tavolino

Renault sotto inchiesta. I brasiliani: «Nuove prove»


FRANCORCHAMPS — Pre­messa indispensabile: l’attendi­bilità di un dipendente licenzia­to, perché questo è Nelsinho Pi­quet adesso, dopo una stagione da zero punti e molti ritiri, è ov­viamente tutta da dimostrare. Soprattutto se ha già fatto capi­re di essere ancora avvelenato con il suo ex datore di lavoro: «Flavio Briatore è un ignoran­te, di Formula 1 non capisce nulla: è lui il mio giustiziere», diceva il bel Piquet jr solo un pa­io di settimane fa a proposito del proprio siluramento a favo­re di Roman Grosjean. Ora che la bomba è scoppia­ta, però, il brasiliano se ne sta zitto. Perché adesso nessuno si trova in una situazione facile, nemmeno lui che, come la Re­nault, è finito sotto inchiesta e che rischia di non trovare mai più un sedile in Formula 1. A ri­velare che un nuovo terremoto stava travolgendo il Circus è sta­ta la tv brasiliana Rede Globo. L’ipotesi su cui si indaga, ormai è noto, è che l’incidente di Pi­quet dell’anno scorso a Singapo­re sia stato ordinato dal muret­to Renault, in modo da avvan­taggiare Fernando Alonso che si era appena fermato ai box e che poteva sfruttare l’uscita del­la safety car.

Lo schianto di Nelson Piquet jr nel Gp notturno di Singapore 2008: il brasiliano finì contro il muretto in una curva lenta. Sul fatto la Fia ora nutre dubbi di dolo da parte della Renault per favorire Alonso grazie all’ingresso della safety car (Sky)



Le cose chiare di questa sto­ria sono ancora poche. Quello di cui tutti sono convinti è che però siamo solo agli inizi. Natu­ralmente il telecronista di Rede Globo non ha mai fatto il nome di Nelsinho, o del suo ben più famoso padre, come fonte della notizia. Anzi, ha tirato in ballo il povero Felipe Massa: «Ne ho recentemente parlato con Feli­pe. Lui era andato subito da Briatore alla fine di quella gara per dirgli che la vittoria non era giusta, perché se l’erano provo­cata loro». Ma poi ha continua­to: «In ogni caso ora sono emer­se nuove prove e la Fia ha deci­so di aprire un’inchiesta». Circostanza, quest’ultima, confermata. La Federazione non si muove certo per qualche chiacchiera maligna, altrimenti aprirebbe un’inchiesta ogni cin­que minuti. Quali sono dunque queste nuove prove? È difficile che provengano dalle comuni­cazioni radio, visto che, in quel caso, i sospetti sarebbero nati ben prima. Peraltro, subito do­po il crash, Nelsinho aveva det­to via radio agli ingegneri la fra­se più classica per un pilota in casi come questi: «Scusate ra­gazzi, ho fatto un errore». E que­sta tesi aveva sostenuto anche più tardi. Ma ora, arrabbiato per il trattamento che il team gli ha riservato, potrebbe aver cambiato idea e aver deciso di fornire alla Federazione un’al­tra versione dei fatti. La Renault, e Flavio Briatore con lei, ha scelto il silenzio. Il te­am domenica scorsa è stato pre­so completamente in contropie­de. Nessuno si aspettava di tro­varsi di nuovo nella bufera.

La squadra era già stata squalifica­ta per la gara di Valencia per aver perso una ruota in pista in Ungheria, e poi riammessa dal Consiglio mondiale. Ma questa faccenda è ben più grave. Le conseguenze possono essere molte, e pesanti. Briatore non è certo un amico di Max Mosley che, ancora per qualche mese, resta il presidente della Fia, an­che se nell’ombra. Non solo: le voci che la casa madre sia stufa di Formula 1 non si sono mai fermate, ma qualche giorno fa sui giornali francesi è girata pu­re quella che fosse stufa dello stesso Briatore. Oppure che fos­se pronta a vendergli il team. «C...ate», ha sempre detto lui. Ma, di sicuro, una vicenda come questa potrebbe essere un macigno per una casa già non entusiasta di continuare l’avventura in Formula 1. An­che perché, se si dovesse arriva­re al Consiglio mondiale, e so­prattutto se le accuse fossero provate, la punizione potrebbe essere molto pesante (per inci­so, pesante per la Renault: non avrebbe alcun senso che fosse annullata tutta la gara e dun­que rimesso in discussione il Mondiale 2008). Poi, c’è il dan­no d’immagine, che non man­cherebbe di colpire anche Fer­nando Alonso. Proprio adesso che sta per passare alla Ferrari e che il suo coinvolgimento nella spy story (ma almeno in quel caso aveva avuto il merito di de­nunciare) è già ampiamente di­menticato. Insomma, una sorta di reazione a catena. Che è appe­na cominciata.

Arianna Ravelli
01 settembre 2009

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