Giallo - L’accusa: l’incidente a Singapore nel 2008 studiato a tavolino
Renault sotto inchiesta. I brasiliani: «Nuove prove»
FRANCORCHAMPS — Premessa indispensabile: l’attendibilità di un dipendente licenziato, perché questo è Nelsinho Piquet adesso, dopo una stagione da zero punti e molti ritiri, è ovviamente tutta da dimostrare. Soprattutto se ha già fatto capire di essere ancora avvelenato con il suo ex datore di lavoro: «Flavio Briatore è un ignorante, di Formula 1 non capisce nulla: è lui il mio giustiziere», diceva il bel Piquet jr solo un paio di settimane fa a proposito del proprio siluramento a favore di Roman Grosjean. Ora che la bomba è scoppiata, però, il brasiliano se ne sta zitto. Perché adesso nessuno si trova in una situazione facile, nemmeno lui che, come la Renault, è finito sotto inchiesta e che rischia di non trovare mai più un sedile in Formula 1. A rivelare che un nuovo terremoto stava travolgendo il Circus è stata la tv brasiliana Rede Globo. L’ipotesi su cui si indaga, ormai è noto, è che l’incidente di Piquet dell’anno scorso a Singapore sia stato ordinato dal muretto Renault, in modo da avvantaggiare Fernando Alonso che si era appena fermato ai box e che poteva sfruttare l’uscita della safety car.
Lo schianto di Nelson Piquet jr nel Gp notturno di Singapore 2008: il brasiliano finì contro il muretto in una curva lenta. Sul fatto la Fia ora nutre dubbi di dolo da parte della Renault per favorire Alonso grazie all’ingresso della safety car (Sky)
Le cose chiare di questa storia sono ancora poche. Quello di cui tutti sono convinti è che però siamo solo agli inizi. Naturalmente il telecronista di Rede Globo non ha mai fatto il nome di Nelsinho, o del suo ben più famoso padre, come fonte della notizia. Anzi, ha tirato in ballo il povero Felipe Massa: «Ne ho recentemente parlato con Felipe. Lui era andato subito da Briatore alla fine di quella gara per dirgli che la vittoria non era giusta, perché se l’erano provocata loro». Ma poi ha continuato: «In ogni caso ora sono emerse nuove prove e la Fia ha deciso di aprire un’inchiesta». Circostanza, quest’ultima, confermata. La Federazione non si muove certo per qualche chiacchiera maligna, altrimenti aprirebbe un’inchiesta ogni cinque minuti. Quali sono dunque queste nuove prove? È difficile che provengano dalle comunicazioni radio, visto che, in quel caso, i sospetti sarebbero nati ben prima. Peraltro, subito dopo il crash, Nelsinho aveva detto via radio agli ingegneri la frase più classica per un pilota in casi come questi: «Scusate ragazzi, ho fatto un errore». E questa tesi aveva sostenuto anche più tardi. Ma ora, arrabbiato per il trattamento che il team gli ha riservato, potrebbe aver cambiato idea e aver deciso di fornire alla Federazione un’altra versione dei fatti. La Renault, e Flavio Briatore con lei, ha scelto il silenzio. Il team domenica scorsa è stato preso completamente in contropiede. Nessuno si aspettava di trovarsi di nuovo nella bufera.
La squadra era già stata squalificata per la gara di Valencia per aver perso una ruota in pista in Ungheria, e poi riammessa dal Consiglio mondiale. Ma questa faccenda è ben più grave. Le conseguenze possono essere molte, e pesanti. Briatore non è certo un amico di Max Mosley che, ancora per qualche mese, resta il presidente della Fia, anche se nell’ombra. Non solo: le voci che la casa madre sia stufa di Formula 1 non si sono mai fermate, ma qualche giorno fa sui giornali francesi è girata pure quella che fosse stufa dello stesso Briatore. Oppure che fosse pronta a vendergli il team. «C...ate», ha sempre detto lui. Ma, di sicuro, una vicenda come questa potrebbe essere un macigno per una casa già non entusiasta di continuare l’avventura in Formula 1. Anche perché, se si dovesse arrivare al Consiglio mondiale, e soprattutto se le accuse fossero provate, la punizione potrebbe essere molto pesante (per inciso, pesante per la Renault: non avrebbe alcun senso che fosse annullata tutta la gara e dunque rimesso in discussione il Mondiale 2008). Poi, c’è il danno d’immagine, che non mancherebbe di colpire anche Fernando Alonso. Proprio adesso che sta per passare alla Ferrari e che il suo coinvolgimento nella spy story (ma almeno in quel caso aveva avuto il merito di denunciare) è già ampiamente dimenticato. Insomma, una sorta di reazione a catena. Che è appena cominciata.
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