terça-feira, 1 de setembro de 2009
Piquet jr, il pilota licenziato che fa tremare la Formula 1 - Corriere Della Sera, it - link (aqui)
Giallo - L’accusa: l’incidente a Singapore nel 2008 studiato a tavolino
Renault sotto inchiesta. I brasiliani: «Nuove prove»
Lo schianto di Nelson Piquet jr nel Gp notturno di Singapore 2008: il brasiliano finì contro il muretto in una curva lenta. Sul fatto la Fia ora nutre dubbi di dolo da parte della Renault per favorire Alonso grazie all’ingresso della safety car (Sky) La squadra era già stata squalificata per la gara di Valencia per aver perso una ruota in pista in Ungheria, e poi riammessa dal Consiglio mondiale. Ma questa faccenda è ben più grave. Le conseguenze possono essere molte, e pesanti. Briatore non è certo un amico di Max Mosley che, ancora per qualche mese, resta il presidente della Fia, anche se nell’ombra. Non solo: le voci che la casa madre sia stufa di Formula 1 non si sono mai fermate, ma qualche giorno fa sui giornali francesi è girata pure quella che fosse stufa dello stesso Briatore. Oppure che fosse pronta a vendergli il team. «C...ate», ha sempre detto lui. Ma, di sicuro, una vicenda come questa potrebbe essere un macigno per una casa già non entusiasta di continuare l’avventura in Formula 1. Anche perché, se si dovesse arrivare al Consiglio mondiale, e soprattutto se le accuse fossero provate, la punizione potrebbe essere molto pesante (per inciso, pesante per la Renault: non avrebbe alcun senso che fosse annullata tutta la gara e dunque rimesso in discussione il Mondiale 2008). Poi, c’è il danno d’immagine, che non mancherebbe di colpire anche Fernando Alonso. Proprio adesso che sta per passare alla Ferrari e che il suo coinvolgimento nella spy story (ma almeno in quel caso aveva avuto il merito di denunciare) è già ampiamente dimenticato. Insomma, una sorta di reazione a catena. Che è appena cominciata.
Arianna Ravelli
01 settembre 2009
Amianto alla Scala, loggione inagibile - Corriere Della Sera, it - link (aqui)
I lavori nella seconda galleria. Ponteggi per un mese, a stagione già avviata. «Nessun pericolo per le persone»
MILANO - È la sorpresa, culturalmente parlando, della stagione. Chiude il loggione del Teatro della Scala per consentire i lavori di bonifica di alcune (piccole) parti di amianto ritrovate nei locali luci del sopravolta. Una sorpresa soprattutto perché l’intervento, inizialmente e ovviamente programmato per agosto in coincidenza con il periodo di riposo del teatro, è invece slittato fino a questi giorni, con il risultato che la seconda galleria del Loggione (circa 270 posti) resterà off limits per tutto settembre. Particolare non irrilevante: in questo mese, oltre alle prove dei prossimi spettacoli, sono già in cartellone diversi appuntamenti a partire dall’inaugurazione del fortunato Festival MiTo, che per la sua terza edizione apre i battenti venerdì 4 settembre con una esibizione della Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo diretta dal maestro Yuri Temirkanov. Subito dopo, oltre al concerto inaugurale della stagione dell’Orchestra Verdi, sono previste le repliche del «Sogno di una notte di mezza estate», in un paio delle quali è attesa l’esibizione di Roberto Bolle e dell’Orfeo di Monteverdi.E i biglietti venduti? Gli organizzatori di MiTo sono riusciti in extremis a garantire un posto agli oltre 200 loggionisti che avevano acquistato un biglietto per le zone oggi coperte da un ponteggio: a loro, dopo che si saranno rivolti alle biglietterie, verrà garantito un cambio ticket e, probabilmente, una poltrona migliore. Nulla è invece ancora stato definito per il resto della programmazione: nel senso che, come fanno sapere dalla Fondazione, «verranno comunque garantiti posti alternativi a tutto il nostro pubblico valutando ogni volta le disponibilità delle serate». Un pasticcio, insomma. Le tracce di amianto risalirebbero agli anni ’50/60 e sono state rinvenute lo scorso dicembre «durante i lavori che hanno riguardato la disposizione di nuove luci su aree che non erano state esaminate nel corso della ristrutturazione del 2002», viene spiegato da Palazzo Marino. L’amministrazione comunale e la Fondazione Teatro alla Scala, in accordo con la Asl erano subito intervenute incapsulando le parti interessate in attesa di avviare la bonifica vera e propria. Nessun pericolo, comunque: le continue campionature dell’aria nei locali interessati hanno sempre escluso la presenza di polveri.
Detto questo, il via ai lavori previsto per il 23 luglio è slittato di un mese «perché la Asl ha chiesto la mappatura dell’intera area». I commenti si sprecano: eccesso di zelo da parte della Asl? Leggerezza degli uffici comunali che non hanno considerato le esigenze del cartellone e i diritti degli spettatori? Difficile trovare una spiegazione ad una vicenda che, ribadiscono sia da Palazzo Marino che dalla Fondazione, «è di per sé irrilevante». A complicare ulteriormente il quadro, c’è il fatto che i lavori vengono svolti in orari notturni per non compromettere le prove in corso e lo svolgimento degli spettacoli programmati: quindi, un intervento che avrebbe potuto esaurirsi in pochissimi giorni si protrae, comprese le verifiche conclusive, per un mese. Già oggi, dunque, in prossimità della seconda galleria del Loggione ci sono i ponteggi che permettono al personale specializzato di «sigillare ermeticamente tutte le fonometrie presenti nella volta». Un mesetto di ponteggi in piena stagione nel tempio della musica. E, culturalmente parlando, non è il massimo.
Elisabetta Soglio01 settembre 2009
Brad Pitt, entusiasmado con el proyecto Isla de la Innovación en Avilés - El País, es - link (aqui)
Brad Pitt, durante su visita este mediodía a las obras del futuro Centro Cultural Oscar Niemeyer.- EFEEl actor estadounidense visita las obras del Centro Cultural Oscar Niemeyer en la ciudad asturiana
EFE - Oviedo - 31/08/2009
Brad Pitt es un enamorado de la arquitectura. El actor estadounidense ha visitado este mediodía las obras del futuro Centro Cultural Oscar Niemeyer que se está construyendo junto a la ría de Avilés (Asturias) y que forma parte del proyecto Isla de la Innovación. Pitt, protagonista de películas como Seven o Troya, se ha mostrado entusiasmado con la iniciativa, según ha explicado la alcaldesa de la ciudad asturiana, Pilar Varela, tras revisar el conjunto de las obras. El objetivo de la visita de Pitt será definir su participación en este innovador proyecto.
Varela ha asegurado que el actor ha quedado prendado de una parte fundamental de la obra: la sostenibilidad. Al parecer, Pitt está muy interesado en todo lo relacionado con este aspecto, una de las señas de identidad de los varios estudios de arquitectura que el estadounidense tiene abiertos en ciudades como Los Ángeles y Berlín, entre otras. La alcaldesa ha indicado que esto es lo que también se busca en Avilés con la Isla de la Innovación.
Pitt ha estado acompañado por el director de la Fundación Oscar Niemeyer, Natalio Grueso, y la consejera de Cultura, Mercedes Álvarez. Según la consejera, Pitt "está muy interesado en apoyar el proyecto, tanto el la parte cultural como la arquitectónica".
El actor llegó este domingo por sorpresa a Avilés junto a varios miembros de su equipo de arquitectos para ver las posibilidades de participar en el proyecto arquitectónico de la "Isla de la Innovación", en la que se enmarca el Centro Niemeyer, que estará operativo en su mayor parte en julio de 2010.
Brad Pitt visita Avilés
VNEWS 31-08-2009
Brad Pitt está en Asturias. El actor llegó ayer a Avilés con el objetivo de reunirse con la Fundación del Centro Cultural Internacional Oscar Niemeyer. El estadounidense está interesado en el proyecto de la Isla de la Innovación, iniciativa que transformará la imagen industrial de la Ría de Avilés y donde quedará ubicado el centro.
¡Que vienen los rusos! - El País, es - link (aqui)
El Bolshói, buque insignia del realismo soviético, representará su mítico 'Espartaco' - La obra abre en el Real una temporada única de danza
ROGER SALAS - Madrid - 01/09/2009
El corazón de los balletómanos rusos siempre ha estado dudando entre sus dos mitades: la científica y la fanática, para decantarse por el ballet de Moscú o el de San Petersburgo. Es decir, por el Bolshói o por el Marinskii. Dos monstruos de tradición que estarán este otoño en España, como faros que guían una temporada dancística única. Dos grandes estructuras que abarcan el canto, la ópera, la actividad filarmónica y el ballet.Se espera para estos meses en los escenarios españoles a grandes figuras, títulos emblemáticos, compañías de postín y gran ballet de repertorio. El Real de Madrid hospeda por primera vez al Ballet del Teatro Bolshói de Moscú, que llega (del 5 al 10 de septiembre) con su imponente producción de Espartaco, emblema coreográfico de la era del realismo socialista.
El Bolshói, que se inauguró en 1825 con la Cenicienta de un compositor catalán, Fernando Sor, tiene hoy más de 600 personas en plantilla. Son tres teatros, aunque ahora está cerrado por reparación el coliseo antiguo y memorial, con el pórtico de las ocho columnas ideado por el arquitecto Ossip Bovet. La restauración costará 750 millones de dólares y culminará en octubre de 2013.
Lo cierto es que hoy, los del norte van por el mundo con más serenidad y un poderío que deslumbra. Cuando el año pasado el Ballet Bolshói estuvo en el Garnier (Ópera de París), el público y los enterados recuperaron la imagen de antaño, esa altiva presencia que en el estilo tiene mucho de épico, de gestualidad expansiva. Lo que siempre lo ha diferenciado del perfeccionismo de los petersburgueses.
Desde el siglo XIX, San Petersburgo regaló -o cedió- a Moscú bailarinas y coreógrafos: desde Galina Ulánova a la actual Svetlana Zajárova; en los coreógrafos, desde Rostislav Zajárov a Yuri Grigorovich (Leningrado, 1927), responsable del Espartaco que visitará Madrid la próxima semana. En el Bolshói de Moscú, Petipa estrenó en 1869 su gran ballet de tema español, Don Quijote, uno de los mejores conservados hasta hoy, pero enseguida se volvió a San Petersburgo: no le gustaba la ciudad, "ni siquiera el río", apuntó en sus memorias.
El Bolshói ha pasado en su largo avatar incólume a revueltas, guerras, incendios, burocracias y Stalin. Uno de los primeros frontis donde se escayoló la hoz y el martillo después de la Revolución de Octubre, fue en el tímpano del Bolshói; también el telón púrpura se llenó de hoces y martillos bordados en hilo de oro. Fue algo más que un símbolo: el Bolshói sería para siempre el buque insignia de la cultura soviética. Hoy lo es de la rusa, otra vez. Grigorovich llegó a Moscú en 1959 para remontar La flor de piedra (Prokófiev) y se quedó en la capital. En 1962 lo nombraron balletmaster y en 1964, coreógrafo jefe y director del ballet. Carrera meteórica, para lo que era entonces aquello. Y se quedó 31 años, hasta 1995, en el sillón del jefe. Desbancó los clásicos y los remontó a su gusto, y su poder omnímodo generó leyenda, furias, deserciones y dramas. Pero el ballet es caprichoso con su propia historia, y Espartaco sigue siendo el espectáculo-bandera de los moscovitas. Quien salió a recibir los laureles del éxito en París en 2008 fue otra vez un Grigoro-vich más anciano, siempre seco y distante, con su corte de pelo pincho y sus maneras discretas.
Tras Grigorovich y la glásnost, empezó en Bolshói una deriva peligrosa. Lo dirigió Vladímir Vassiliev (que fue el primero en encarnar Espartaco en la versión Grigorovich, y de su preferido pasó a ser su enemigo mortal); no aguantó la burocracia, las insidias, los pasillos. Ya en el siglo XXI, llegó en 2004 Alexéi Ratmanski (Leningrado, 1968) y su contrato expiró el 31 de diciembre pasado: se fue a Nueva York, como coreógrafo residente del New York City Ballet. En Moscú decían: "Demasiado moderno". En la Gran Manzana ya ha triunfado. Le sustituye Yuri Burlaka (Moscú, 1968), que tiene fama de serio reconstructor de ballets, tanto de la época soviética como anteriores. Medvédev dio su plácet, como antes Putin se lo había dado a Ratmanski. Pero Espartaco sigue siendo la tarjeta de presentación exterior, y en el mismo Moscú, el título que más reventa de entradas genera. Y tanto balletómanos fanáticos como científicos en la capital de Rusia se han rendido a un nuevo Espartaco, un chico robusto y duro, a la vez que puede ser abrasadoramente romántico: Iván Vassiliev.
El domingo encarnará el rol del esclavo tracio en el Real, y hay que verlo. Unos y otros coinciden en que, desde Vladímir, no había uno así. Lo del apellido no pasa de ser una coincidencia, pero una vez más los caprichos del ballet imponen su exótico acontecer.Su estilo tiene mucho de épico, de gestualidad expansiva
Los cinco imprescindibles
- Homenaje a Diaghilev. Del 3 al 10 de septiembre llega al Liceu el English National Ballet (ENB) con su homenaje a los Ballets Russes de Serguei de Diaghilev.
- La mejor del mundo. Del 9 al 11 de noviembre, en el Palau de les Arts (Valencia), el Marinskii demostrará por qué es para muchos la mejor compañía del mundo.
- Revelación holandesa. La Nederlands Dans Theater I y II estarán juntas en junio de 2010 en el Real con coreografías de Jiri Kilian.
- Esplendor inglés. El Liceu acogerá en julio al refinado Royal Ballet de Londres (RBL), puente con la gran tradición del ballet académico ruso.
Brasil ve en la futura ley de control del crudo una 'nueva independencia' - El País, es - link (aqui)
Lula quiere repartir el beneficio del petróleo que se extraiga entre los 27 Estados
FRANCHO BARÓN - Río de Janeiro - 01/09/2009
Con la mirada puesta en las elecciones presidenciales que se celebrarán en octubre del año que viene, el presidente brasileño, Luiz Inácio Lula da Silva, proclamó ayer un "nuevo día de la independencia" de su país con la presentación del marco legal que deberá articular las reglas de explotación de las ingentes cantidades de petróleo descubiertas en los litorales de Río de Janeiro, São Paulo y Espíritu Santo, en una inmensa área submarina ya bautizada como presal.
La bronca a cara de perro entre Lula y los gobernadores de estos tres Estados costeros agraciados por los recientes hallazgos petrolíferos deja patente que hay mucho dinero en juego. Sólo en el campo de Tupí, frente a las costas paulistas, se estima que en las profundidades marinas hay entre 5.000 y 8.000 millones de barriles de crudo ligero, de calidad extraordinaria.
Antes de que acabe el año, Lula pretende sacar adelante cuatro proyectos de ley que definirán el papel de la estatal Petrobras en el nuevo tablero de explotación petrolífera, los niveles de inversión que requieren las nuevas perforaciones, la extracción y las labores de prospección de nuevos pozos, las cuotas de participación de la petroleras extranjeras y la creación de una nueva compañía estatal para la gestión de la explotación submarina, ya bautizada como Petrosal. En todo caso, parece seguro que Petrobras tendrá un mínimo del 30% de las participaciones en todas las perforaciones y que será el operador privilegiado en los nuevos yacimientos.
Todo esto deberá ser bendecido con urgencia en un convulso Congreso brasileño, que tendrá un total de 90 días para zanjar un asunto del que depende en buena medida el futuro económico de Brasil y su capacidad de situarse a la cabeza de las potencias emergentes.
Las prisas para aprobar el nuevo marco regulador tienen una doble lectura: por una parte, Lula no quiere dejar mucho margen de maniobra para que la oposición haga una sangría de un proyecto que ya ha sido criticado desde varias formaciones políticas. En segundo lugar, al líder brasileño tampoco le conviene que estas discusiones acaben solapándose con la campaña electoral prevista para el próximo año. Sobre Lula recae el éxito político de que Brasil se esté convirtiendo en una potencia petrolífera de primer orden, pero el desgaste político ante las permanentes arremetidas en el Congreso sería un alto precio a pagar en plena carrera electoral. Para el presidente brasileño, la prioridad es que su candidata, la superministra Dilma Rousseff, gane las elecciones de 2010 para el Partido de los Trabajadores (PT).
En el centro de la pelea por la explotación de un inmenso yacimiento de crudo que se encuentra en las profundidades marinas bajo una capa de sal de dos kilómetros de espesor, se han situado en las últimas semanas Lula y los gobernadores de los Estados de Espíritu Santo, Paulo Hartung; Río de Janeiro, Sergio Cabral, y São Paulo, José Serra, un serio rival de la candidata de Lula para las elecciones. El motivo de la gresca, que continúa abierta, es el reparto de las ganancias del crudo. Brasilia pretende repartir los beneficios del petróleo entre los 27 Estados del país de manera equitativa, mientras que estos tres Estados reclaman una mayor compensación por el hecho de tener en sus aguas territoriales el crudo y los riesgos medioambientales que implican las labores de bombeo y perforación. Aunque aún no se sabe en qué medida, el Gobierno ha aceptado dar una compensación especial a estos tres Estados.
Lula fue ayer claro al referirse al objetivo final de este espaldarazo de su Gobierno al negocio petrolífero: Brasil creará un fondo social para financiar proyectos relacionados con la educación, la erradicación de la pobreza y el desarrollo tecnológico y científico del país. "No tenemos derecho a coger el dinero que vamos a ganar con ese petróleo y quemarlo en los presupuestos federales", explicó el mandatario brasileño durante su programa de radio semanal Café con el presidente.
Reservas fuertemente protegidas
El lanzamiento del nuevo marco regulador para explotar las estratégicas reservas de petróleo que se encuentran a más de 9.000 metros bajo la superficie marina, coincide en Brasil con un acalorado debate sobre el coste y los mecanismos de licitación para construir en territorio brasileño cuatro submarinos convencionales Scorpène y otro con tecnología nuclear transferida por Francia.
Esta coincidencia no es casual, como tampoco lo es el hecho de que en julio del año pasado el Departamento de Defensa estadounidense decidiera reactivar su Cuarta Flota para el Caribe y América del Sur, compuesta inicialmente por 11 buques, entre ellos un portaaviones y un submarino nuclear. Según informó el Pentágono en su momento, la misión de la Cuarta Flota consiste en "combatir el terrorismo" y las "actividades ilícitas", como el narcotráfico, en aguas suramericanas.
En el marco de un vasto proceso de adquisición de armamento y aviones militares, Brasil reaccionó al anuncio estadounidense con la noticia de un acuerdo estratégico con Francia para la construcción del primer submarino nuclear suramericano y otros cuatro sumergibles convencionales. En aquel momento, el ministro brasileño de Defensa, Nelson Jobim, dijo que Brasil no tiene enemigos, pero que necesita capacitarse militarmente para poder decir no en el momento que lo considere necesario.
Según varias fuentes próximas a Lula, la reactivación de la Cuarta Flota está directamente relacionada con el descubrimiento de importantes yacimientos de crudo en el litoral brasileño, que los analistas ya consideran una pieza crucial del tablero petrolífero mundial de las próximas décadas.






