quinta-feira, 31 de dezembro de 2009
Kibe Loco - Carolinie Figueiredo (4 de dezembro - final alternativo)
Jean Raoux, maître de la sensualité Régence - Le Figaro, fr - link (aqui)
30/11/2009 | Mise à jour : 18:27
Le peintre, ami de Watteau et admiré par Voltaire, bénéficie de la première rétrospective de son œuvre au Musée Favre de Montpellier.

Jeune fille qui fait voler un oiseau (1717)© The John and Mable Ringling Museum of Art
Même si c'est Montpellier, sa ville natale, qui l'honore d'une première rétrospective, on aurait tort de croire que Jean Raoux (1677-1734) n'est qu'un peintre d'intérêt régional. Certes, son ami Antoine Watteau lui a fait de l'ombre dans les manuels d'histoire de l'art. Pourtant, comme le démontre brillamment le Musée Fabre, en quatre-vingts pièces dont plus de la moitié sont des tableaux, Raoux a largement contribué à imposer dans le goût français une autre voie que celle du «Grand Genre ».
«En opérant la synthèse de la peinture vénitienne, flamande et hollandaise, Jean Raoux assure la transition entre le classicisme, fixé de Poussin à Le Brun, et la peinture galante, de Watteau à Boucher », résume le directeur du lieu, Michel Hilaire. De fait, on reconnaît aisément les charmants minois féminins qu'il aimait, ainsi que son mécène, le grand libertin Philippe de Vendôme dont l'étonnant portrait en vieillard débraillé et las des plaisirs temporels mériterait de quitter l'ambassade de France à Bruxelles, où il demeure en dépôt, pour rejoindre les cimaises du Louvre.
Ces visages typiquement Régence ont des joues aussi rondes que celles des satyres et de charmantes petites lèvres rosées surmontées d'un nez grec. Les plus beaux sont ceux de La Liseuse et de son pendant, Le Silence ou l'Indiscrète, tableaux presque aussi mystérieux que ceux de Vermeer desquels ils découlent. Conservés au Musée Calvet d'Avignon, ils ont également fait le voyage.
Un expert en jeux de lumière
Quant aux formes dodues des nymphes du Bain de Diane, elles sont rendues encore plus désirables par l'eau, dont la transparence laisse voir le bas des cuisses.
Comme ces scènes mythologiques, les scènes allégoriques (L'Odorat et Le Goût, prêts du Musée Pouchkine venus pour la première fois en France) et de genre (magnifique et inédit clair-obscur de La Liseuse à la lampe, issu d'une collection particulière) se voient systématiquement magnifiées par un grand rayon de lumière éclairant l'action principale.
En début de parcours, La Vierge du Rosaire, médiocre toile religieuse venue de l'église Notre-Dame-du-Lac de Lunel, prouve qu'un jeune rapin peut parfois réaliser de rapides progrès. Suit une période italienne. Raoux est déjà un virtuose du coloris en demi-teintes, un expert en jeux de lumière et reflets complexes. Son trait est fin, le rendu des satins et des soieries magistral, enfin, la facture alterne : tantôt porcelainée, tantôt moelleuse.
La période française, celle où Raoux loge à la commanderie du Temple, chez Vendôme, et durant laquelle il côtoie le jeune Voltaire qui l'admire, est celle de l'aisance. Si son époque le prise d'abord pour ses qualités de portraitiste, on préfère aujourd'hui les exquises et émouvantes allusions grivoises. Comme cette Jeune Fille faisant voler un oiseau (venue de Sarasota, Floride), à la lumière mi-vénitienne mi-rembranesque. « Le chardonneret est depuis l'Antiquité romaine associé au sexe mâle », explique Michel Hilaire. Le fait qu'il soit attaché à un fil tenu par une jeune fille joyeuse signifie que dans les mains de la Beauté, nous sommes toujours le jouet du désir. Une loi éternelle.
Luttwak: «Obama impari la lezione di Bisanzio: si vince con la diplomazia» - Il Messaggero, it - link (aqui)

NEW YORK (29 dicembre) - E' una bella mattina di novembre, e su Istanbul splende un mite sole autunnale. Da una nave rumena, l’ultima che lascia il regno di Romania prima della forzata abdicazione di Re Michele e della presa di potere del regime comunista, un bambino di cinque anni fissa gli occhi affascinati sulla imponente e colorata vastità della metropoli turca. Sulla nave che lo porta lontano dalla sua patria, Edward Luttwak rimane segnato per sempre: «Non avevo mai visto una città. Avevo solo conosciuto il quartiere in cui vivevamo. Quella visione di case, monumenti, persone, sotto un cielo illuminato dal sole fu emozionante».
È in quel lontano giorno del 1947 che nasce nel bimbetto profuga una passione destinata a durare decenni, una passione che nel corso della vita si trasformerà in un continuo studio di ciò che quella fantastica città aveva rappresentato nella storia: un grande impero che era vissuto più a lungo di ogni altro impero, superando di ben ottocento anni il vicino “fratello gemello”, l’Impero Romano di Occidente.
Luttwak viene spesso frettolosamente definito «un economista e politologo conservatore», ma sarebbe più corretto definirlo un moderno Machiavelli, un intellettuale poliedrico slegato dalle ideologie e fautore piuttosto di una visione pragmatica e utilitaristica del potere e delle sue strategie. E difatti non è un caso che la sua ultima fatica di storico non sia stata recepita dalla critica Usa solo come uno studio enciclopedico dell’Impero di Bisanzio, ma anche come una parabola a cui il moderno impero americano dovrebbe guardare e ispirarsi.
La grande strategia dell’Impero Bizantino (Rizzoli), che giunge esattamente 30 anni dopo La Grande Strategia dell’Impero Romano dal Primo Secolo al Terzo (Rizzoli) ha infatti un messaggio trasparente: se Bisanzio dominò per mille anni su terre vastissime e multietniche, si deve al fatto che a differenza del suo impero gemello seppe applicare attraverso i secoli e con costanza una strategia politica e militare di grande elasticità, una strategia che sarebbe valida anche oggi, e potrebbe salvare l’America dal declino. Luttwak stesso ne ha parlato con Il Messaggero.
Lei dice che l’impero bizantino potrebbe essere un modello? Che consigli darebbe un imperatore di Bisanzio a Obama?
«Gli direbbe di non sprecare energie in posti inutili. Gli direbbe di volgere lo sguardo a quelle aree del mondo dove ci sono genti che producono, che importano, che esportano. L’America Latina, l’Europa, l’Asia Orientale. Se ti concentri su posti che producono solo problemi, sei condannato a perdere anche quando vinci. Un ambasciatore di Bisanzio direbbe a Obama: lascia stare l’Afghanistan. Quello è un Paese che non vuole il progresso e non produce nulla. Sperare di modernizzarlo è un sogno infantile».
Ma cosa direbbe un ambasciatore di Bisanzio del rischio del terrorismo islamico?
«Bisanzio aveva perfezionato l’arte di far combattere agli altri le sue guerre. Aiutava i nemici dei suoi nemici. Allo stesso modo, noi dovremmo aiutare i nemici naturali dei talebani, cioè i tajiki, gli uzbeki, gli hazara. Sta a loro tenere a bada i talebani. Obama invece ascolta i suoi generali. E i suoi generali vogliono mandare i propri soldati, 30 mila altri giovani, a combattere contro i talebani in un Paese inutile. È una soluzione onorevole, da boy-scout coraggiosi, ma è un lusso: e non abbiamo il lusso di combattere dove non serve».
E se tornasse Al Qaeda?
«È vero, c’è stato l’undici settembre, un fatto orrendo, unico, rarissimo. Ma ora che Al Qaeda è smembrata e i ricchi sauditi continuano a finanziare l’estremismo islamico, il terrorismo non è più in Afghanistan, è dovunque: qui negli Usa, in Gran Bretagna, in Europa. Non è un esercito contro cui combattere con un altro esercito. Non è un problema da affrontare con la guerra. E’ un lavoro di polizia, di intelligence, di penetrazione».
È questo l’esempio dell’impero bizantino?
«Bisanzio capì che la diplomazia era più efficiente e meno costosa della guerra, a differenza dell’Impero romano di Occidente che favoriva la guerra. Guardiamo alla storia: in teoria l’impero romano di Occidente sarebbe dovuto resistere più a lungo, se non altro perché i suoi confini occidentali, in Spagna, finivano sul mare. L’impero d’Oriente doveva tenere testa alle pressioni provenienti dall’Oriente e dai popoli delle steppe. Eppure l’impero d’Occidente cade, e quello d’Oriente regge per secoli».
E tutto per merito della diplomazia?
«Negli ultimi trent’anni moltissimi dei documenti originali di Bisanzio sono stati pubblicati e la storia dell’impero è diventata più chiara. Ora capiamo che la forza dell’impero si basava su due colonne: l’identità del suo popolo e il metodo di governo. L’identità era una fusione di romanità, grecità e cristianesimo: erano fieri di essere romani e conservavano sia le leggi che l’esercito di tipo romano, cioè un esercito addestrato. Ma avevano una cultura greca, che dava loro un senso di prospettiva e di gioia. E infine erano cristiani, e la loro fede era molto sentita. Dunque, avevano una identità molto forte, in grado di resistere agli strepiti incoerenti dei nemici».
E il metodo di governo si basava sulla diplomazia più che sulla guerra...
«Certo, avevano sempre un esercito perfettamente preparato e pronto, ma ne minimizzavano l’uso. La loro prima arma era l’intelligence: grandi energie e molti soldi furono investiti per conoscere le popolazioni straniere e i loro governanti, tant’è che oggi molti popoli caucasici possono ricostruire la loro storia proprio grazie ai rapporti che gli ambasciatori di Bisanzio scrivevano per l’imperatore. Era un lavoro puntuale e costante. Avevano la pazienza di stringere rapporti fin con l’ultimo principe caucasico, e di preparare formule diplomatiche ad personam. Esprimevano interesse con piccoli regali, con promesse, con qualche velata minaccia. Così facevano avanzare il proprio interesse, senza logorare le forze armate, facendo sì semmai che fossero i loro nemici a combattere fra di loro».
Quindi, oggi più Hillary Clinton e meno generale Stanley McChrystal?
«Oggi diplomazia seria, migliori tecniche di persuasione, perfezionamento della raccolta di intelligence. E costanza e pazienza. Con tutti. Anche con l’Europa, anzi soprattutto con l’Europa, ora che l’Unione ha scelto come proprio ministro degli Esteri l’inesperta signora Catherine Ashton, rinunciando a creare un unico blocco con un unico interesse. Obama dovrà fare propria la lezione di Bisanzio e come gli imperatori tenevano contatti ad personam con tutti i principi, dovrà continuare a trattare con ognuno dei leader europei, da Sarkozy a Berlusconi».
La presión de los jefes militares obliga a Lula a modificar la ley de la Comisión de la Verdad - El País, es - link (aqui)
El ministro de Defensa y los máximos jefes militares presentaron su dimisión, que fue rechazada por el mandatario brasileño
JUAN ARIAS - Río de Janeiro - 30/12/2009
El ministro de Defensa de Brasil, Nelson Jobim, y los máximos comandantes de las Fuerzas Armadas presentaron la semana pasada su renuncia al presidente, Luiz Inácio Lula da Silva, por su desacuerdo con el decreto que crea una Comisión de la Verdad para investigar los crímenes ocurridos durante la dictadura militar (1964-1985). El proyecto forma parte del Programa Nacional de Derechos Humanos anunciado por Lula la semana pasada. El presidente se negó a aceptar las renuncias y se comprometió a revisar esa ley que, aseguró, no conocía por completo.
La peor crisis político-militar suscitada en el Gobierno de Lula se había mantenido en secreto hasta ahora, cuando saltó a la prensa. El origen está en el malestar suscitado por lo que los militares consideran una redacción "revanchista y provocadora" del decreto, que crea una comisión de investigación con plenos poderes y abre la puerta a la revisión de la ley de amnistía de 1979, que posibilitó el regreso de la democracia y favoreció tanto a militares acusados de violaciones de derechos humanos como a miembros de grupos armados que combatieron el régimen militar.
A juicio del sector castrense, el texto es injusto y trata con desigualdad a las dos partes del conflicto, ya que no prevé ni investigación ni castigo por los actos violentos cometidos por guerrilleros y activistas políticos contra agentes del Estado. Este último punto es doblemente delicado porque algunos de aquellos guerrilleros están hoy en el núcleo del poder, como Dilma Rousseff, la candidata de Lula para disputar el año próximo las elecciones presidenciales, y el ministro de Comunicación, Franklin Martin. En el mismo sentido se pronunciaba Raul Jungmann, presidente de la comisión de Defensa del Parlamento. "Existe un acuerdo [entre el poder civil y los militares] que estipula que si la ley de amnistía se revisara, sería para investigar crímenes cometidos por ambos bandos. Pero el proyecto del Gobierno apunta sólo a los militares".
Ante las renuncias de los jefes del Ejército, Enzo Peri; de la Fuerza Aérea, Juniti Saito, y de la Marina, Júlio Moura, además del propio ministro de Defensa, Lula se comprometió a aplazar el envío del proyecto al Congreso y a revisar los puntos criticados.
O ano que terminou em panetone - Folha de São Paulo - link (aqui)
Brasília chegou ao fim de 2009 com mais um mensalão, agorado DEM. O PT fez jantar em homenagem a seus próprios mensaleiros. O Supremo tornou o senador tucano Eduardo Azeredo réu no processo do valérioduto mineiro. Já o presidente do Senado,José Sarney, teve um filho investigado pela PF e se viu envolvido em denúncias contra a fundação que leva o seu nome. Os 11 processos contra ele no Conselho de Ética foram arquivados. Foi assim: 2009 teve gente com muito dinheiro no bolso, nas meias e na cueca.
1) O senador e ex-presidente da República Fernando Collor de Mello (PTB-AL) foi eleito em setembro para a Academia Alagoana de Letras. Qual o título da principal obra do senador?
a. "Em Busca do Tempo Perdido"
b. "Crônica de uma Morte Anunciada"
c. Ele nunca escreveu um livro
d. "Marimbondos de Fogo"
2) Vídeo divulgado neste ano mostra o governador do Distrito Federal, José Roberto Arruda (sem partido), recebendo dinheiro vivo em 2006, quando ele era candidato. O dinheiro, segundo Arruda, serviria para comprar:
a. O peru de Natal
b. Deputados da base aliada
c. Uma Land Rover
d. Panetones
3) O senador e ex-governador de Minas Gerais Eduardo Azeredo (PSDB) virou réu no Supremo Tribunal Federal por suposta participação no valerioduto mineiro sob acusação dos crimes de:
a. Peculato e lavagem de dinheiro
b. Lavagem de dinheiro e corrupção passiva
c. Homicídio doloso
d. Crime eleitoral
4) Ficou conhecida como "farra aérea" a prática de deputados e senadores darem passagens aéreas a familiares e amigos. Qual deputado presenteou a então namorada, Adriane Galisteu?
a. José Genoino
b. José Anibal
c. Fábio Faria
d. Acélio Casagrande
5) A Operação Boi Barrica da PF indiciou o empresário Fernando Sarney, filho do presidente do Senado, José Sarney (PMDB-AP). Um grupo de folclore entrou na Justiça e conseguiu que a operação tivesse seu nome alterado para:
a. Faktor
b. Bumba meu boi
c. Toma lá dá Cá
b. Terra Nostra
6) Quais os modelos de avião de caça que disputam a preferência do Brasil para renovar a frota da FAB?
a. F-16 Falcon, Rafale e Gripen NG
b. Rafale, Gripen NG e F-18 Super Hornet
c. F-18 Super Hornet, EMB-314 Super Tucano e Rafale
d. Boeing F-20, EMB-314 Super Tucano e F-16 Falcon
7) Quais medidas a Assembleia do RS tomou sobre as denúncias contra a governadora Yeda Crusius (PSDB)?
a. Abriu processo de impeachment contra Yeda
b. Criou uma CPI para apurar acusações de corrupção
c. Convocou Yeda a prestar esclarecimentos
d. Rejeitou contas do governo
8) Qual a decisão tomada em dezembro pelo governador de Minas, Aécio Neves (PSDB), sobre as eleições de 2010?
a. Vai ser vice em chapa com Serra
b. Vai concorrer ao Senado
c. Vai concorrer à reeleição
d. Não vai concorrer à Presidência
9) Qual foi a decisão sobre o caso do terrorista italiano Cesare Battisti?
a. Ele ficará no Brasil
b. Ele será extraditado
c. O STF decidiu pela extradição, mas delegou a Lula a decisão final
d. Ele foi absolvido
10) O que aconteceu com o diretor-geral do Senado Agaciel Maia após a revelação de que ele escondeu da Justiça uma casa de R$ 5 milhões?
a. Foi aberto processo administrativo contra ele
b. Foi demitido
c. Foi afastado por tempo indeterminado
d. Nada
11) Como ficaram conhecidos os boletins do Senado que não foram publicados oficialmente?
a. Recursos não contabilizados
b. Atos secretos
c. Boletins de gaveta
d. Caixa 2
12) Qual foi a decisão do STF sobre a Raposa/ Serra do Sol?
a. Dividiu a área entre índios e não índios
b. Limitou o espaço de atuação dos arrozeiros na terra
c. Permitiu que não índios que já viviam na região continuassem na reserva e proibiu a entrada de novos
d. Destinou a reserva inteiramente aos índios
Respostas: 1-c, 2-d, 3-a, 4-c, 5-a, 6-b, 7-b, 8-d, 9-c, 10-a, 11-b, 12-d
Janio de Freitas - ,Folha de São Paulo - link (aqui)
Por trás da coincidência
Episódio da semana passada aparece em vários jornais no mesmo dia; a coincidência foi produzida antes disso |
Certeza imediata: nem coincidência casual das iniciativas jornalísticas, nem ação combinada dos jornalistas. Coincidência produzida antes da etapa jornalística, sem dúvida. O que é até comum quando há fontes de informação explicitadas ou, se não, em notícias que ficam mais ou menos nos limites convencionais. Nunca em notícia de óbvia gravidade e risco de efeitos deletérios, a ponto de levar os jornais que a divulgaram à cautela de não lhes dar o destaque mancheteiro que seu teor poderia justificar.
O ministro Nelson Jobim fica muito bem na lealdade aos comandantes e ao conjunto das Forças Armadas, acompanhando-os na recusa a conviverem com o Plano Nacional de Direitos Humanos decretado pelo presidente da República no dia 21. Apesar de não ficar tão bem na lealdade ao presidente. Por justiça, Nelson Jobim até fica credenciado para um aval dos militares, por exemplo, na composição de uma chapa eleitoral, ou algo assim importante.
Mas o presidente não ficou e não está bem, nesse caso. A rigor, está mal, mesmo. No mínimo, porque contestado e posto sob pressão para alguma forma de recuo -cada versão é, para ele, pior do que a anterior. Nem é isso, porém, o que mais interessa.
Na(s) fonte(s) da coincidência fabricada e no teor de suas informações há um propósito de agitação política, seguindo a mais inconveniente das receitas conhecidas: com a inclusão das Forças Armadas. É bastante claro que, em discordância da área militar com partes do Plano de Direitos Humanos, como se esperava que houvesse, os pontos problemáticos podiam ser discutidos em normalidade com Lula e outros. Seja, porém, pelo que narra a coincidência fabricada, seja pela contestação incumbida ao ministro Tarso Genro, comprova-se que não houve a conduta normal, em termos funcionais, e exigida pelo regime democrático.
Tanto no teor do que foi passado a jornalistas, como na busca de difusão desse teor pelo uso simultâneo de vários jornais, sempre realçado o sentido de uma crise entre as Forças Armadas e Lula, o propósito de agitação se evidencia com uma indagação implícita: a que e a quem interessa, nestas alturas em que se encaminha um processo eleitoral sob o prestígio imenso de Lula; o Brasil desvia-se para entendimentos internacionais sem mais obediência às regras do Ocidente, e tantos interesses internos e externos se inquietam com as transições, também externas e internas, em curso ou possíveis?
Os desdobramentos imediatos talvez não respondam, é mesmo improvável que o façam. E, pior, Lula não é o tipo que avança em procurá-las. Mas que há resposta, há.
Ano novo
Que 2010 distribua a sorte com mais equidade entre todos.
Clóvis Rossi - Folha de São Paulo - link (aqui)
Votos para 2010, talvez inúteis
SÃO PAULO - Os votos para 2010, obviamente pensando em um ano eleitoral, nem são meus mas de Delfim Netto, em recente artigo para esta Folha. Delfim leva a vantagem de ter sido um ícone da direita durante seus tempos de czar da economia na ditadura, agora transformado em conselheiro de um presidente originalmente de esquerda, embora adernado à direita desde que chegou ao poder.
Escreveu Delfim: "A eleição de 2010 não pode se fazer em torno das pobres alternativas de, ou voltar ao passado, ou dar continuidade a Lula. A discussão precisa incorporar os horizontes do século 21 e a superação dos problemas que certamente restarão do seu governo".
Um dos problemas, no varejo, foi capturado por João Carlos Magalhães, o enviado da Folha ao Suriname. Uma legítima filha do Brasil, ela também uma Silva, de nome Maria Raimunda, escapou do conflito com os locais e reclamou que, "no Brasil só querem saber de quem tem instrução (...) Aqui, tiro até R$ 2.000 [por mês]. Lá [no Brasil], não era nem metade".
Não é mais aceitável que muitos Silvas da oitava potência do mundo continuem preferindo todos os perigos da clandestinidade, em um ponto perdido do fim do mundo, ao seu próprio país.
No atacado, tampouco é aceitável que a oitava potência do mundo, mesmo após o mais longo ciclo de crescimento de sua história recente, continue no 75º lugar no Índice de Desenvolvimento Humano.
Para não falar do 75º lugar também no índice de percepção de corrupção, o que não pode ser mera coincidência, ou nos vergonhosos resultados dos estudantes brasileiros em todas as medições comparativas internacionais.
Para os que não se conformam com tudo isso, votos de um 2010 que traga o Brasil ao século 21. Aos que se conformam -e parecem ser maioria-, votos de um pouco mais de ambição.




