quarta-feira, 7 de setembro de 2011

Nara Leão- Amei tanto

 
 

Nara Leão - "Trocando em Miúdos"

 
 
 

Quando a saudade apertar- Nara Leão

 
 

NARA LEÃO - CASINHA PEQUENINA

 
 

Nara Leão - Pedro Pedreiro

 
 

Bar é fotografia - Vit Wainshtein

http://gallery.photo.net/photo/4660634-md.jpg


Vit Wainshtein

Untitled

24 heures photo - Le Figaro, fr - link (aqui)



http://www.lefigaro.fr/medias/2011/09/05/20110905PHOWWW00339.jpg

Ravageurs. Dans le centre du Texas, d'impressionnants feux de forêt ont fait deux morts, détruit quelque 500 maisons et entraîné l'évacuation de dizaines d'habitants selon le dernier bilan de ce mardi. L'incendie le plus dévastateur a été signalé dans le comté de Bastrop, où 25 km de territoire sont en flammes et où de gigantesques nuages de fumée envahissent le ciel. Ces incendies se sont propagés à l'aide des vents secs dégagés par la tempête tropicale Lee, qui a traversé le sud de la Louisiane au cours de la fin de semaine, après une grande sécheresse qui a touché l'état pendant l'été. MIKE STONE/Reuters

Anteprima Jaguar C-X16 profumo di E-Type... - la Repubblica, it - link (aqui)

 

Svelata la più attesa delle sportive che si rifà alla tradizione della Gt più amata di sempre. Motore da 380 Cv, Kers tipo F1 e possibilità di andare totalmente in elettrico fino a 80 orari. In vendita a gennaio 2013di VINCENZO BORGOMEO

In tutte le dieci pagine della comunicazione ufficiale non è mai stata citata la Jaguar E-Type. E c'è un motivo: la nuovissima C-X16 che sarà in vendita a gennaio 2013 deve guardare al futuro, sfuggendo a pericolose indulgenze con il passato. D'altra parte - per fortuna - non c'è bisogno di essere esperti per capire al primo colpo d'occhio che questa nuova giaguarina (si posizionerà al di sotto della XK) è la vera erede della E-type. 

http://www.repubblica.it/images/2011/09/07/120222243-627ad025-834a-486a-87c3-0da926fe453e.jpg


Il portellone che si apre di lato (applausi), l'abitacolo rastremato e spostato sulla coda, il cofano lungo, i fari a lametta sulla coda: manca solo il parabrezza verticale e la maniglia della porta nella quale non c'entra la mano (qui invece le maniglie esterne delle portiere restano nascoste fino all'attivazione) per avere una E-type in carne e ossa. Lo stesso Ian Callum, Design Director, Jaguar Cars, ad ammettere che "Questa vettura è stata progettata dai primi principi. Si tratta di un'evoluzione della filosofia stilistica Jaguar del passato e definisce gli impegni per le innovative ed entusiasmanti sportive del futuro. La purezza delle linee e degli intenti rappresentano ciò che Jaguar sa fare meglio."

Già, "sa fare meglio", ma da anni non lo faceva... Ecco quindi la C-X16 che ristabilisce gli equilibri con alcune finezze come il cofano a conchiglia che ha spigoli esterni che si arrampicano fino ai parafanghi anteriori: una linea di parafango di rara bellezza che fa la differenza, insomma. Spettacolari anche gli interni ispirati al mondo dell'aeronautica, ma sempre classici, così come ci si aspetta da una vera Jaguar, con pelle in micro-tessuto scamosciato, alluminio anodizzato tornito, fibra di carbonio e cromature scure. Fra le idee segnaliamo quella di incentrare tutto l'abitacolo attorno al guidatore (quello che paga...) e il fatto che molti elementi degli interni restano "segreti fino a richiesta".  Premendo il pulsante d'avviamento, inizia, ispirandosi all'industria aereonautica, una sequenza a cascata che accende i display fino a quel momento spenti nella consolle centrale. Quello che sembra a prima vista uno schermo TFT di fronte al guidatore, si rivela essere un pannello strumenti a doppio quadrante. Insomma, premi start e la macchina prende vita.

Non si vive però solo di super tecnologia: come sulle Continental ci sono regolatori rotanti del riscaldamento in alluminio tornito e anodizzati. Questi poi invece che tirati a lucido sono in bronzo scuro, ancora più belli. In tanta finezza non ci piace il quadro strumenti con la cornice in fibra di carbonio (ormai si trova ovunque, anche sulle utilitarie in forma di adesivi...) ma questi sono gusti personali, per fortuna leva del cambio e il selettore per la guida in modalità dinamica sono contornati da alluminio anodizzato rosso per enfatizzare il loro scopo.

Veniamo ora "alla ciccia" come dicono i piloti. Eccola: velocità massima di 300 km/h, accelerazione 0-100 km/h in 4.4 secondi e accelerazione in marcia 80-120 km/h in 2.1 secondi. Siamo difronte insomma a una sportiva vera. Ma anche qui non mancano le sorprese: il 3.0 litri V6 sovralimentato interamente in lega che eroga 380 CV (280 kW) e 450 Nm di coppia è abbinato un motore elettrico che produce 95 CV (70 kW) e 235 Nm di coppia, disponibile con la semplice pressione di un pulsante sullo sterzo. Tipo Kers da F1.

Abbinato ad un cambio ad otto rapporti e montato in un telaio d'alluminio leggero, questo permette alla C-X16 le straordinarie prestazioni di cui sopra, ma anche di ridurre il consumo di carburante; consentire alla C-X16 di comportarsi come un veicolo elettrico ad emissioni zero fino a 80 km/h con minime aperture del gas.

Purtroppo anche qui non si può fare a meno dell'odiato sistema Stop/Start, per fortuna disinseribile, ma va detto che la C-X16 estende la funzionalità del sistema Stop/Start collegandolo ad un generatore integrato di trasmissione montato come un'unica unità con il cambio. Questo viene alimentato da una batteria da 1,6 kWh posizionata dietro i sedili per una perfetta distribuzione del peso, che serve al KERS (Kinetic Energy Recovery System). Il gruppo batteria viene prevalentemente caricato attraverso un sistema elettro-idraulico di recupero dell'energia sull'assale posteriore. 

Così un display grafico sul cruscotto indica quando la spinta supplementare fornita dal motore elettrico può essere impiegata, esattamente come possono fare Vettel, Alonso e soci.


La scheda tecnica

MOTORE
3,0
Capacità (cc)
2995
Cilindri
6
Valvole per Cilindro
4
Compressore
Doppio carter con intercooler
Potenza Max (CV)
380
Potenza Max (kW)
280
Coppia Max (lb ft)
332
Coppia Max (Nm)
450
Potenza Specifica (CV per litro)
126
Trasmissione
8 velocità con meccanismo elettrico integrato

SISTEMA IBRIDO AD ELEVATE PRESTAZIONI
Tensione Sistema (V)
300
Potenza (kW)
70
Potenza Equivalente (CV)
95
Coppia (Nm)
235
Coppia (lb ft)
173
Batteria agli ioni di Litio
300 V / 1,6 kWh

PRESTAZIONI
0- 100 km/h (sec.)
4,4
Velocità Max (km/h)
300 (limitata)
80-120 km/h (sec.)
2,1

CONSUMI E EMISSIONI
KM/l Ciclo Combinato
 17,43
CO2 Ciclo Combinato (g/km)
165

DIMENSIONI
Lunghezza (mm)
4445
Passo (mm)
2622
Larghezza (mm)
2048
Altezza (mm)
1323
Peso (kg)
1600

Terry De Nicolò: «Le donne della città-bene coinvolte? Sono più di dieci» - Corriere Della Sera, it - link (aqui)

 

«Tu c'eri?». I timori delle signore di Bari

Nell'inchiesta nomi di mogli di professionisti con quelli delle escort. Laterza: sembra Sodoma

http://www.corriere.it/Media/Foto/2011/09/07/patrizia--140x180.JPG?v=20110907102505

Patrizia D'Addario

BARI - L'appuntamento è davanti al Palace. «Sul marciapiede, così restiamo in tema». E' una ragazza spiritosa, Terry De Nicolò, storica vestale della scuderia di Gianpi. E non teme certo che le luci della ribalta le sciupino la pelle, ha appena finito un'intervista alla Zanzara , «tocca rivederla, sa?, per le querele. Comunque: benvenuto nella Bari dei magnaccioni!». Alle sette della sera sulla città incombe un'afa plumbea assieme all'attesa di nomi e carte, di quella specie di ordalia mediatica dentro cui i maggiorenti locali temono di veder saltar fuori cugine, sorelle e, soprattutto, consorti (i loro nemici lo sperano, dandosi di gomito).

Mogli di notai, avvocati e imprenditori baresi facevano la fila con Tarantini per incontrare Berlusconi («e ti credo! Io ci tornerei a piedi, a palazzo Grazioli!», trilla Terry, incontenibile): poche righe, filtrate dagli atti d'inchiesta, bastano per far ripartire un ritornello che qui non s'è mai fermato davvero, dalla notte dei tempi, da quando la pornostar Rossana Doll (al secolo Rossana Di Pierro) scrisse un indimenticabile bestseller intitolato Membri di partito , raccontando che per diventare hostess dell'Alitalia aveva dovuto concedersi a tre politici pugliesi di primo piano (Patrizia D'Addario non s'è inventata niente di nuovo).

Dietro i cristalli dei bar del corso, celando un sorriso malevolo nella tazzina dell'espressino, o dietro i tavoli di storiche abbuffate tarantiniane al Blanc de Noir o alla Bella Bari, tra i professionisti appollaiati al bordopiscina del club Nilaya o tra le loro mogli che si scolpiscono i glutei nella palestra Wakeup e tra i tiratardi del risto-night Fuoriluogo, insomma nei posti storici dei ragazzi e delle ragazze della Gianpi generation , la domanda è quella di sempre, di ogni elenco e tormentone: «Tu ci sei o no?».

Tubino bianco, caschetto di capelli corvini, delizioso nasino alla Carfagna, Terry se la ride, sorseggiando il suo espressino mentre il barman del Palace la sbircia senza troppa discrezione. «Me ne hanno dette di tutti i colori: mignotta, spacciatrice! Adesso che escono i nomi mi metto sulla spiaggia sotto l'ombrellone a ridere. Perché, sa, a me le ipocrite della santa inquisizione fanno più schifo di tutte... quante sono queste signore? Più di dieci, sì... sicuro. Come lo so? Lo so. Però, piano, sono chiacchiere, lei che vuole da me?».



Terry è come Bari, o forse Bari è diventata come Terry: un'omertosa chiacchierona. Tutti sanno tutto e tutti raccontano tutto, fino ai confini dell'irresponsabilità, poi s'acquietano, e questa cappa di quiete sta soffocando peggio dell'afa una città in piena mutazione antropologica.

«Vedi, il puttanesimo è eterno, c'è sempre stato. Qui la gente si giocava la moglie ai circoli, lo scambismo è storico. Ma la variante è gente come Tarantini, quello è l'uomo nuovo», mormora un vecchio avvocato che ne ha viste di tutti i colori e non vuole grane. Alessandro Laterza, presidente della commissione cultura di Confindustria, la traduce così: «Vedo una distanza incolmabile tra questi comportamenti... disinvolti e un'idea del lavoro che qui viviamo in maniera seria. Penso al vecchio mercante barese che faceva della reputazione parte della sua attività. Vorrei dirle che Bari è Sodoma, un caso unico, ma temo che tutta l'Italia si assomigli».

La generazione successiva ha cambiato registro rispetto ai padri. Ora si ostenta quello che prima si faceva in silenzio. Un giovane imprenditore, affogando tra gli squali, raccontava qualche tempo fa: «Non ho donnine da presentare... ». Le tangenti hanno cambiato forma. «Adesso si offrono servizi... in carne e ossa», dice Peppino Caldarola: «Il punto è la decadenza. Di Bari si diceva: è la Milano del Sud. Con vent'anni di ritardo, ha assimilato il peggio della Milano da bere. Tarantino è amico della destra e della sinistra, e soprattutto campione di una borghesia depravata».

Che il tarantinismo abbia attecchito trasversalmente tra i trentenni e i quarantenni è palese ascoltando il gossip che mette tra le frequentatrici delle mitiche feste nella villa di Giovinazzo o in certe dimore patinate di Rosa Marina persino due giovani donne magistrato, una delle quali sarebbe stata trasferita per eccessiva vicinanza a Gianpi: all'occorrenza volava fino in costa Smeralda, portava mozzarelle e burrate in dono, dicono. Ma basta scorrere certi fascicoli per avere conferme meno pettegole di questa seduzione generazionale. Due anni fa, Tarantini è stato arrestato assieme al rampollo di una nobile famiglia leccese, Alessandro Mannarini: la mamma di Alessandro era legata a quel tempo a un consulente di Tremonti e poi di Berlusconi. Tato Greco, nipote dei Matarrese e figlio del senatore Mario, ha un processo in corso assieme al nostro: lo accusano di essersi dato un gran da fare, come consigliere regionale, per piazzare negli ospedali le famose protesi di Gianpi (che ufficialmente non smerciava solo belle donne). Le feste, le feste baresi, sono il mare in cui tutti i pesci sono grigi. Marina è una che c'è, in certi giri, ma niente cognomi: «Non sono feste di delinquenti. A Bari ogni sera puoi trovarne cinque, di feste simili. Coca? Mai vista, giuro».

«Io non pensavo che finisse così, Gianpi si sentiva padrone del mondo. Ma quando stai proprio lì, in cima, ti tirano giù», medita Terry, all'ultimo sorso di espressino . Troppi amici, certo, alla fine si fa indigestione. Come alla cena elettorale del 2008 per il Pd, alla Pignata, con i big lì attorno a Gianpi e tra i tavoli perfino il sindaco Emiliano, che da pm lo aveva indagato. Ha detto Emiliano di essere sbiancato e andato via dopo pochi minuti, altri malevoli sostengono sia rimasto in comitiva. Non è così importante. Perché Tarantini ha argomenti migliori dei soldi per scardinare altri cuori politici. Lo ha sperimentato Sandro Frisullo, ragazzo maudit della sinistra pugliese: tramite Gianpi, ottenne i favori di un'avvocatessa e di una giovane mamma disoccupata, già con lui il mestiere più antico del mondo s'era popolato di avventizie. Frisullo l'ineffabile giurò che non aveva immaginato si trattasse di escort, come il Cavaliere, perché quelle gli parlavano di politica, «e perfino di Ségolène Royal».

Questa era un tempo la città di Pinuccio Tatarella. E già allora la padrona di casa, in certe cene elettorali, trescava col candidato e poi faceva compere con la moglie. «Ma c'era quest'aria da romanzo francese dell'Ottocento, tutti un po' sapevano ma era tutto più soft», sorride Italo Bocchino, che alla scuola di Tatarella c'è cresciuto. Adesso ci vogliono certi racconti disperati di Carofiglio o un film bello e terribile come Mio cognato di Sergio Rubini per narrare quei miscugli di bene e di male che nella Bari vecchia ormai glamour sono diventati come i taralli da accompagnare col Locorotondo dopo mezzanotte. Colletti bianchi e nuovi boss. Trent'anni fa dicevano ghignando «la società civile si sta diffondendo come un cancro nel corpo sano della malavita», ma era una battuta. Oggi la D'Addario conciona: «A Bari nessuno è innocente». Con testimonial come lei e Gianpi, la città rischia di restare presto senza voce.

Goffredo Buccini
07 settembre 2011 15:40

Susan Sarandon, modelo a los 64 - El País, es - link (aqui)

 

La actriz es el nuevo rostro de la campaña publicitaria de una marca de ropa japonesa

EL PAÍS - Madrid - 07/09/2011 

Que nadie diga que los 60 es una edad para retirarse. O por lo menos que ni se lo insinúen a Susan Sarandon, que a los 64 años se estrena como rostro de la campaña de otoño estadounidense de la marca de ropa Uniqlo.

Nunca es tarde

Susan Sarandon, imagen de la campaña para Estados Unidos de la marca japonesa Uniqlo- UNIQLO

La protagonista de Thelma y Louise es parte de las 30 personalidades que este año se han unido al mundo de la moda para promocionar la firma japonesa. Encabezados por la modelo Arizona Muse, también participarán el actor de Glee Darren Criss, la jazzista Esperanza Spalding y el fundador de Tumblr David Karp.
Sarandon, que nunca ha escondido su edad y que se dice orgullosa de cada una de sus arrugas, ha comentado que le encanta Uniqlo "por su excelente servicio de atención al cliente y la forma en que la marca se aproxima a su público".
De esta forma, la actriz se suma a una larga lista de mujeres que hace muchos años cruzaron la barrera de los 35 y que hoy en día están siendo contratadas para trabajos relacionados con la moda de alto perfil. Este año, por ejemplo, la jovencísima Georgia Jagger, de 19 años, está nominada para convertirse en la Modelo del Año de los Premios británicos de la moda y deberá batirse frente a maniquíes maduras como Kristen McMenamy (46) y Stella Tennant (40).

Dilma Rousseff echa atrás un proyecto del PT para el control de los medios - El País, es - link (aqui)

 

La "reglamentación social de los medios" se intentó presentar en el 4º Congreso Nacional del partido, que se clausuró el domingo pasado

JUAN ARIAS | Río de Janeiro 06/09/2011 

La presidenta de Brasil, Dilma Rousseff, se ha impuesto a su formación, el Partido de los Trabajadores (PT), y ha echado atrás un proyecto para el control social de los medios de comunicación que, bajo el título eufemístico de "reglamentación social de los medios", se intentó presentar en el 4º Congreso Nacional del partido, que se clausuró el domingo pasado.

Congreso del PT brasileño

Lula y Dilma Rousseff participan en el IV Congreso del Partido de los Trabajadores- REUTERS

Rousseff, que desde su discurso de toma de posesión ha rechazado cualquier iniciativa de control de la prensa con su famosa frase "prefiero el ruido de los periódicos al silencio de las dictaduras", consiguió que el proyecto se quedase en una simple moción en la que se exhorta a los militantes a luchar por dicha idea de controlar los medios. Además, la presidenta dejó claro su desacuerdo con dicha moción.
"Es importante separar la posición del partido de la del Gobierno", afirmó el ministro de Comunicación, Paulo Bernardo, quien lo primero que hizo tras su nombramiento fue descartar el proyecto que había preparado su antecesor, Franklin Martin, sobre la reglamentación social de los medios, alegando que el Gobierno de Rousseff "tenía otras prioridades más urgentes".
Rousseff ya había dicho, refiriéndose al deseo de su partido de ejercer en Brasil un control de los grandes periódicos y revistas nacionales -que suelen ser los que acaban revelando los escándalos de corrupción-, que ella de controles "solo conoce el control remoto de la televisión".
Nueva trama de Dirceu
La cúpula del PT volvió a insistir en su congreso en la necesidad de una "reglamentación social" de los medios días después de que la revista Veja revelara que el expresidente del partido y exministro José Dirceu -actualmente procesado en el Supremo bajo la acusación de haber organizado una trama de sobornos a diputados- había creado en un hotel de Brasilia un gabinete paralelo en el que recibía a escondidas a ministros y presidentes de grandes empresas para intentar influenciar a su favor al Gobierno de Rousseff.
Según algunos asesores de la Presidencia, Rousseff teme que un retroceso hacia un control de los medios como se ha llevado a cabo en algunos países suramericanos supondría un tropiezo para su Gobierno, que está conquistando a la clase media con su campaña de limpieza de la política, concretada en las dimisiones de cuatro ministros.

El reciclaje de las pequeñas cosas - El País, es - link (aqui)

Por: Clemente Álvarez

http://blogs.elpais.com/.a/6a00d8341bfb1653ef014e8b3a158b970d-320wi


La chapa de una botella de cerveza, el tapón de plástico de un refresco, el envoltorio de un caramelo, la tapa de un yogur, un pequeño papel de aluminio… ¿Qué ocurre con todos los residuos menudos que tiramos a la basura para que sean reciclados? Aunque sean de materiales recuperables, hay bastantes restos que nunca llegarán a reciclarse por su reducido tamaño. Resulta interesante lo que ocurre con el envoltorio de un caramelo Sugus: se trata de un envase que hay que tirar en el cubo amarillo y el fabricante paga el punto verde de Ecoembes para que sea tratado, pero difícilmente acabará reciclado.
No existe un límite de tamaño estandarizado que determine si un residuo puede ser reciclado. Depende de cada material y de cada planta de tratamiento. Fundamentalmente, depende de las características del trómel, la máquina que criba los residuos al comienzo de su viaje por estas instalaciones. En función de los “agujeros” del cribado, habrá muchos restos chicos que caerán y no continuarán su camino hacia una nueva vida. “Es imposible reciclar el 100%, el coste económico y ambiental de recuperar todo lo pequeño sería impensable”, asegura Antonio Barón, director de Comunicación de Ecoembes, que pone el ejemplo de los envoltorios de los conocidos caramelos.


http://www.elpais.com/prom/201109/pro_photo1315396519.jpg


“Sugus no se recicla, pero sí paga”, detalla este representante de la empresa que se encarga de los residuos de la bolsa amarilla. ¿Qué ocurre entonces con el dinero de estos envases menudos que no van a ser reciclados? “El sistema está ideado para que el 100% de los envases sufrague el coste de aquellos que se reciclan, que hoy está en el 66%”, incide Barón. “Es un concepto solidario, al terminar el año no sobra dinero, somos una empresa sin ánimo de lucro”.
Tampoco resulta probable que pase el trómel la tapa de un yogur. Se trata de un elemento de un envase y de plástico, pero también es pequeño. “En la mayoría de los casos no se recicla”, explica Barón. En cambio, sí pasará el trómel si la tapa llega a la planta de tratamiento todavía enganchada al envase del yogur, en cuyo caso acabará todo junto convertido en granza de plástico.
Un caso distinto es el de la chapa de una botella. Este vuelve a ser un resto de tamaño reducido, pero de acero. Esto significa que la chapa será atraída por el electroimán de una planta de residuos entre los restos menudos. Podrá ser recuperada y reciclada en una instalación, aunque haya quedado mezclada con la basura descartada.
Los tapones metálicos de rosca también serán recuperados. Incluso cuando acaben en un contenedor de vidrio todavía puestos en las botellas, podrán ser rescatados por un electroimán. Aún así, la empresa Ecovidrio pide que todo el vidrio se tire a los iglúes verdes sin tapones o tapas (que deben ir a la bolsa amarilla). Con los de plástico, el proceso cambia. Según explica Barón, aquellos tapones de plástico que se tiran a la bolsa amarilla puestos en la botella de plástico pasarán el trómel y serán recuperados. Las botellas serán luego troceadas y, en el proceso de lavado, los tapones se separarán del resto en el agua, pues se trata de plásticos con densidades distintas: las botellas suelen ser de PET o polietileno, mientras que los tapones están hechos de polipropileno. Sin embargo, esto no ocurrirá si el tapón de plástico se tira suelto a la bolsa amarilla, pues caerá en el trómel y ya no podrá ser separado del resto de la basura descartada.
El aluminio no es atraído por los electroimanes, pero puede recuperarse en las plantas de residuos con un separador de corriente de Foucault. Eso sí, para ello tiene que pasar antes el trómel, lo que resulta difícil cuando se trata de un trozo de papel de aluminio hecho una bola (un envoltorio que también iría al cubo amarillo). “Si es muy pequeño se pierde, por eso cuando yo tiro una bola de aluminio intento no compactarla demasiado”, especifica Barón.
Una cápsula de café no es considerada en España como un envase. La marca Nespresso ha puesto en marcha su propio sistemas de recogida, siendo muy complicado que sea reciclada por los canales habituales de los residuos. No sólo por la interpretación que se hace de la Ley, sino también por el reducido tamaño de algunas de estas cápsulas. “Aunque hay algunas que son de aluminio es difícil que pasen el trómel”, especifica el representante de Ecoembes, que afirma no tener datos concretos de las que acaban siendo recicladas.

Sebastião Nery - Tribuna da Internet - link (aqui)

 
 
quarta-feira, 07 de setembro de 2011 | 03:04

A magia de Paris

Sebastião Nery
PARIS – Do outro lado do túnel, a França e Paris. Daquela vez, em 1992, eram o sonho de meio século: viver aqui. Não como antes, passando dias, semanas, meses e sair. Agora era chegar, ficar, trabalhar (Adido Cultural), morar, na mais mágica das minhas cidades encantadas: Jaguaquara, Salvador, Rio, Paris. 
Não gosto de túneis. Embaixo do nevado Mont Blanc, a fronteira da Itália, Suíça e França. Quantos quilômetros tinha?
No hotel de Turim, onde dormi, um italiano e um suíço da recepção quase se atracaram discutindo o tamanho do túnel. Um dizia 60 quilometros, o outro 30. No restaurante quase na boca do tunel, a italiana gorda como uma macarronada disse que morava ali desde que nasceu: eram “só 20 quilometros”. E são apenas 12.
Acordei no dia seguinte, em Paris, no hotel Argentine, entre a Avenue Foch e o Arco do Triunfo, mandei bilhete à namorada:
“Veja meus olhos pulando da janela do hotel e caindo sobre as pontes do Sena. Paris é a melhor maneira de ser feliz”.
***
GILBERTO AMADO
Na primeira vez de Paris, em 1957, lembrava Gilberto Amado, sergipano de Estância e universal como todo gênio: – “Uma rua de Paris é um rio que vem da Grécia”. (Para mim, correu até Jaguaquara).
Paulo Ronai lembrou Hemingway:  �
- “Se tens a sorte de teres vivido em Paris quando moço, por onde quer que andes o resto de tua vida ela estará contigo, porque Paris é uma festa móvel”.
Goethe: – “Paris “é a cabeça do mundo. É o ponto de convergência da civilização”.
E o poeta Murilo Mendes teve medo durante a guerra: – “Bombardear Paris é destelhar a casa de meu pai”.
Cada um vê Paris com os olhos de sua alma. Meu amigo Antonio Carlos Vilaça falava dela como da primeira escola: – “Paris foi importante para minha geração, uma geração que lia autores franceses. Em Paris pensávamos, éramos”.
No livro “A Nuvem” tentei contar essa historia de magia.
***
CAETANO
O talento de Caetano Veloso perguntou – “Que misterio tem Clarice”? Todos tambem perguntam : – Qual a magia de Paris? Por que há quase dois mil anos ela é “a rainha das cidades”? O mundo tem tantas, teve tantas ao longo de séculos, mas nenhuma durou tanto tempo como a mais fascinante de todas. 
Não tem mar, não é a maior, não é a mais grandiosa, sequer é a mais rica. E no entanto é “Paris, a única”. Os romanos, Julio Cesar e Juliano, antes de Cristo, encontraram aquela pequena tribo, os “parisios”, vivendo numa ilhota de oito hectares no meio de um rio largo e a chamaram de “Lutecia”, depois “La Cité”.
Quando os reis dos mares, os vikings, desceram das geleiras da Escandinavia com seus fantásticos barcos de nariz longo, invadiram, arrasaram a ilha, os “parisios” a dividiram em duas para erguerem muralhas no meio e os impedirem de passar.
Varias vezes invadida, tantas vezes reconstruída. Julio Cesar, jornalista, general e imperador, derrotou Vercingetorix e Camulogenus no campo de batalha (“Veni, vidi, vici”) mas não acabou com a Lutecia nem com os parisios. Eles continuaram.
***
PARIS
Os chineses construíram a civilização dos mandarins. Assírios e Babilônios ergueram seus Jardins Suspensos. O Egito e Alexandria navegaram embalados pelo Nilo. A Grécia sangrou entre Atenas e Esparta. Roma espalhou o Império Romano pelo vasto e longo mundo de seu tempo, Cartago tentou resistir e não conseguiu, mas cada uma foi mudando, foi se transformando ao longo dos séculos, nascendo, sobrevivendo, às vezes morrendo.
Grandes impérios (Romano, Otomano, Austro-Hungaro, Tzarista, Ingles) chegaram, continuaram ou passaram. Mas só Paris resistiu a Pequim, Roma, Berlim, Londres, Nova York, como a cidade mais influente de seu tempo: quase dois mil anos.
Roma, Constantinopla, Londres, Berlim, Nova York, foram em algum tempo mais ricas, mais importantes e mais poderosas. Nenhuma como Paris dura tanto como “a casa da humanidade”.

Comercial antigo - Vintage Avon Cosmetics Lipstick Commercial



Charge do dia

http://www.elpais.com/recorte/20110907elpepivin_5/XLCO/Ges/20110907elpepivin_5.jpg


El Roto - El País, es