terça-feira, 7 de abril de 2009

J.S. Bach: Cello Suite No. 3: Sarabande

John Coltrane Quintet with Eric Dolphy - Impressions

Last Train Home - Pat Metheny Group

Boleria, Solea y Rumba- Maria Schneider Orchestra

Trio M - Modern Pine

Myra Melford no piano, Mark Dresser no contrabaixo e Matt Wilson na bateria

Bar é arte


Juan Medina

Touch of Pink

Oil Painting

Bar é poesia - Ângela Santos




Recomeço




(Ângela Santos)





Recomeçar

como a força silenciosa

dos invernos



Recomeçar

leve a alma

vigilantes os sentidos



Recomeçar

e rasgar num voo

o espaço imenso

onde ainda possa

desenhar sem medos

o meu golpe de asa.

It's time for Iraqis to take charge of their country, says Barack Obama - The Guardian, uk - link (aqui)

Barack Obama greets troops during a visit to Camp Victory, just outside Baghdad. Photograph: Mandel Ngan/AFP/Getty Images


Obama arrives in Baghdad for first visit as US president amid fears it could relapse into violence

Mark Tran
guardian.co.uk, Tuesday 7 April 2009 16.34 BST

Barack Obama today told US troops it was time for Iraqis to take charge of the country as he made an unannounced visit to Baghdad.

After arriving from neighbouring Turkey on his first trip to Iraq as the US president, Obama spoke to about 600 troops before meeting leading Iraqi officials.

Amid cheers, he told troops: "You have given Iraq the opportunity to stand on its own as a democratic country ... it is time for us to transition to the Iraqis.

"They need to take responsibility for their country."

Air Force One landed at Baghdad international airport amid heavy security after an upsurge of violence that has brought renewed fears of a return to sectarian conflict.

Obama spoke favourably of political progress, but also expressed concern that recent gains could be wiped out prior to the autumn national elections.

"It's important for us to use all of our influence to encourage the parties to resolve these issues in ways that are equitable," he said. "I think that my presence here can help do that."

After descending the steps of his plane, Obama shook hands with General Ray Odierno, the top US commander in the country.

He was driven to Camp Victory, the main US military base, nearby, with his motorcade driving past troops.

"It was wonderful to see the troops out there," Obama said. "I'm so grateful, they put their heart and souls into it."

Obama had planned to travel by helicopter from the airport into Baghdad to meet the Iraqi prime minister, Nouri al-Maliki, but the threat of a severe sandstorm meant the pair were set to meet at Camp Victory.

Shortly before leaving Turkey, the US president held Iraq up as an example of the change he sought in the policies inherited from his predecessor.

"Moving the ship of state takes time," he told a group of students in Istanbul.

He acknowledged his long-standing opposition to the war, but said that, with 139,000 US forces established in the country, withdrawal had to be carried out "in a careful enough way that we don't see a collapse into violence".

Obama arrived in Iraq after a hectic tour of Europe that took in the G20 economic summit in London, a Nato meeting in Strasbourg and the visit to Turkey, during which he appealed for a "partnership with the Muslim world".

His surprise visit came amid fears of a relapse into widespread violence after seven car bomb explosions in Baghdad yesterday – the largest number of explosions in one day for almost two years.

The attacks followed the arrests of members of Sunni militias – known as awakening councils – whom government officials described as outlaws.

The arrests, which led to street battles, have alarmed Sunni militia groups, sparking fears they would be cast aside by the Shia-led government despite their role in helping the US tackle al-Qaida fighters in 2007.

The Iraqi government is worried that the release of Iraqi prisoners may have fuelled the escalation in violence.

Since the start of the year, the US military has been releasing up to 1,500 detainees a month from its detention centres, which it aims to close or transfer to Iraqi control by the end of 2009.

Iraq's government approved of the handover but is now concerned that some senior militia members are among those being freed.

Defence officials confirmed that one former detainee has been responsible for a suicide attack in recent months.

The prospect of renewed sectarian strife on a large scale threatens to cast a pall over Obama's decision, made last month, to pull out all US combat units by the summer of next year and the remaining personnel by the end of 2011.

Winding down the highly unpopular conflict was a central plank of Obama's presidential campaign.

The war has cost more than 4,000 US lives and those of hundreds of thousands of Iraqis.

Attention is instead being switched towards Afghanistan, where the US is fighting a resurgent Taliban, and countering rising instability in neighbouring Pakistan.

During his visit to Turkey, Obama acknowledged that George Bush's war in Iraq had sown mistrust of the US.

He assured Muslims that the US was not "at war with Islam" but instead sought its partnership in order to pursue common goals.

Terremoto in Abruzzo: i morti sono 228 Adesso c'è anche il dramma degli sfollati - Corriere Della Sera, it - link (aqui)

La distribuzione dei pasti per gli sfollati nel parcheggio del cinema di Paganica (Ansa)


ALTRe forti scosse nella zona colpita dal sisma

Chiodi: «Avremo 25mila persone senza casa». Ricerche concluse a Onna. Aperta inchiesta per disastro colposo

L'AQUILA - Il bilancio del terremoto si aggrava. Sono 228 le vittime accertate del sisma che ha devastato l'Abruzzo nella notte tra domenica e lunedì. I corpi sono allineati nell'hangar della scuola sottufficiali della Guardia di finanza, dove è allestito l'obitorio. Quindici morti non sono stati ancora identificati. Vista la situazione di alcuni feriti il bilancio potrebbe ancora aumentare. Gli sfollati sono oltre 17mila: 10mila a L'Aquila e 7.120 nella provincia. Secondo quanto riferito dal premier Silvio Berlusconi, sono 150 le persone estratte vive dalle macerie. I feriti sono poco più di mille: 500 sono stati ospedalizzati e 100 in condizioni difficili. Entro martedì sera - promette il premier - «saranno ultimate 20 tendopoli con 16 cucine da campo che potranno ospitare 14.500 persone».


CHIODI: «25MILA SENZA CASA» - In serata a Palazzo Chigi c'è stata una conferenza straordinaria tra governo, regioni ed enti locali per fare il punto. Il presidente abruzzese Gianni Chiodi ha ringraziato tutti per il lavoro svolto. «Avremo 25mila persone che non potranno rientrare a casa, un evento senza precedenti - ha detto Chiodi -. Ma gli abruzzesi sono persone forti, più forti del terremoto. Se continueranno gli sforzi comuni tutti gli italiani dimostreranno di essere più forti del terremoto».


NUOVE SCOSSE - La terra non sembra dare requie a vittime e soccorritori: una nuova forte scossa di terremoto di magnitudo 4.4 della scala di Richter è stata registrata intorno alle 11.28 di martedì a L'Aquila. Dagli edifici già lesionati si sono staccati calcinacci provocando ulteriore panico nella popolazione. Molti si sono allontanati dalle vicinanze dei palazzi velocemente, temendo crolli che potessero investirli. La scossa è stata sentita anche a Roma. Proprio quest'ultima scossa ha provocato il crollo di due edifici a Pettino, vicino alla scuola della Guardia di finanza, sede del centro di coordinamento soccorsi per l’emergenza. Non risulta che vi fossero persone nelle due palazzine crollate.



CORSA CONTRO IL TEMPO - Per gli uomini dei soccorsi è ancora una volta una corsa contro il tempo: con il passare delle ore si affievolisce la speranza di trovare qualcuno ancora in vita sotto le macerie. Finora oltre 150 persone sono state estratte vive. Si è scavato per tutta la notte sia all'Aquila che nei comuni limitrofi; operazioni mai interrotte nonostante le decine di scosse che si sono succedute, la più violenta alle 1,15 con una magnitudo di 4,8 della scala Richter. All'Aquila, alle 2, dopo 23 ore dal sisma, è stata tirata fuori viva dalle macerie Marta, una studentessa di 24 anni della provincia di Teramo. La giovane, estratta dagli speleologi del soccorso alpino, deve la vita a un colpo di fortuna: era a letto quando il palazzo di quattro piani dove viveva si è sbriciolato e le travi di cemento armato cadute si sono fermate a pochi centimetri dal suo corpo.

CASA DELLO STUDENTE - Sono stati invece trovati morti i quattro giovani italiani sepolti sotto le rovine della Casa dello studente. Il cadavere dello studente greco Basilio Koufolias è stato estratto da un'altra palazzina in mattinata: altri tre studenti greci (tra cui la sorella della vittima) sono rimasti feriti leggermente. Per recuperare i corpi dei giovani che sono ancora all'interno, la Casa dello studente deve essere definitivamente demolita. I vigili del fuoco operano con un braccio-gru per rimuovere balconi e cornicioni sulla sommità del palazzo prima di procedere alla distruzione vera e propria.




ONNA, RICERCHE CONCLUSE - A Onna, il paese «scomparso» a meno di dieci chilometri da L'Aquila, le ricerche dei superstiti si sono concluse. Martedì mattina sono stati estratti gli ultimi due corpi; altre due persone che lunedì sera risultavano disperse avevano lasciato il paese senza darne informazione. Il bilancio definitivo è di 40 morti, su una popolazione di 350 persone, anche se erano molti meno coloro che effettivamente vivevano nel paesino. I vigili del fuoco sono ora impegnati nella rimozione dei detriti e nella messa in sicurezza degli edifici, dove si verificano ancora crolli a ogni scossa. È da capire l'entità dei danni. Secondo le prime stime, praticamente la totalità delle case è inagibile: il 60-70% sono completamente crollate, le altre hanno profonde lesioni.

LA NOTTE DEGLI SFOLLATI - Nella tendopoli la notte è trascorsa al freddo e in molti hanno preferito dormire in auto, mentre sono proseguiti i trasferimenti verso gli alberghi della costa. Molte persone che hanno perso la casa hanno trovato ricovero chi in auto, chi sotto l'unica tensostruttura montata, creandosi un giaciglio con guanciali e coperte fra le panche e i tavolini. Sono 250 i posti in tenda messi a disposizione nel campo sportivo di Paganica. Non sufficienti per ospitare tutti gli sfollati di un paese dove metà degli abitanti hanno perso la casa. Per la prima notte è stata data la preferenza ai bambini e agli anziani, mentre gli altri sono rimasti a dormire in macchina o sui pullman dell'Azienda regionale dei trasporti. Nella notte sono poi arrivati altri tir con tende fornite dalla Protezione civile, destinate a questo e ad altri campi. Con la collaborazione dell'Associazione nazionale alpini lunedì sera sono stati serviti 1.400 pasti. Martedì arrivano altre 3mila tende per gli sfollati di L’Aquila e «c’è sempre la possibilità di trasferirsi lungo la costa, dove sono stati requisiti 5mila posti letto» in hotel, ha confermato il sindaco del capoluogo abruzzese, manifestando la speranza che si possa «assicurare ai cittadini una notte migliore di quella appena trascorsa. Molti cittadini hanno dormito in automobile e solo in parte nelle tende già allestite», ha infatti precisato Cialente: anche lui ha dormito in macchina.

IN 5.100 AL LAVORO - La Protezione civile fa sapere che sono 5.100 le persone impegnate nel soccorso e assistenza alla popolazione, oltre al personale del dipartimento e ai volontari arrivati da numerose regioni, vigili del fuoco, Croce rossa, soccorso alpino e forze dell'ordine. Si aggiungono oltre 1.300 militari, 300 dei quali di supporto non sul campo (per esempio quelli addetti alle rilevazioni meteo). Proprio tra i soccorritori va segnalata una vittima: Marco Cavagna, un vigile del fuoco morto nella notte a L’Aquila durante le operazioni di soccorso per infarto o aneurisma cerebrale. Il ministro dell'Interno Maroni ha attivato la procedura per conferirgli la medaglia d'oro al merito civile, quale «riconoscimento per l'estremo spirito di abnegazione dimostrato nell'adempimento del proprio dovere». Cavagna, 51 anni, era caposquadra esperto ed era arrivato dal comando provinciale di Bergamo.

APERTA UN'INCHIESTA - La Procura dell'Aquila ha aperto un'inchiesta contro ignoti per accertare eventuali responsabilità nei crolli dovuti al terremoto. L'ipotesi di reato è disastro colposo, per il momento non ci sono indagati. Si potrebbe ipotizzare anche il reato di omicidio colposo plurimo. «Se dovessero emergere responsabilità andremo avanti», ha detto il procuratore Alfredo Rossini. Martedì alcuni magistrati della Procura si sono incontrati per uno «scambio di vedute» sulle segnalazioni ricevute direttamente o indirettamente circa presunte disfunzioni o negligenze.

SOSPESE TASSE LOCALI E NAZIONALI - Sono tutti sospesi i pagamenti di tasse locali e nazionali per i Comuni coinvolti dal sisma: lo ha detto il direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera, spiegando che sono chiusi tutti gli uffici pubblici, e quindi anche quelli delle Entrate e di Equitalia. La sospensione, ha aggiunto, sarà formalizzata a breve dal Consiglio dei Ministri, come annunciato dal premier Berlusconi. «Ci sarà un decreto ministeriale - dice Befera - e saranno sospesi tutti i pagamenti di imposte nazionali e locali per la provincia di L'Aquila e per tutti i Comuni che hanno subìto danni dal sisma. Attualmente sono chiusi tutti gli uffici pubblici e quindi, comunque, nessun pagamento è possibile e nessuna azione sarà fatta da parte di nessuno. Poi faremo il decreto per sospendere ogni pagamento finché un successivo provvedimento non riaprirà i termini. Ora i cittadini stiano tranquilli».

UFFICI POSTALI MOBILI - Da mercoledì diventano operativi nelle vicinanze delle tendopoli i 10 uffici postali mobili inviati all'Aquila e negli altri centri colpiti. Lo scopo è garantire i servizi postali laddove gli uffici sono stati chiusi per le lesioni agli edifici. Le Poste hanno inviato in zona 5 Tir con migliaia di tende per i senzatetto. Sul posto opera un pool di 20 esperti a disposizione della Protezione civile e delle comunità colpite dal terremoto. Inoltre ha aperto il conto corrente postale n. 10 40 0000 per la raccolta di fondi e messo a disposizione il numero di solidarietà 377.20.48580 per le donazioni.


07 aprile 2009

Comercial antigo - Velas TV Aratu

Charge do Dia



Paixão - Gazeta do Povo - Curitiba, PR

Produção de carros deve ter a primeira queda em 6 anos - Estadão online - link (aqui)


Apesar do corte do IPI, montadoras projetam queda de 11,2% na produção em 2009

Cleide Silva

A redução do Imposto sobre Produtos Industrializados (IPI)para veículos ajudou a indústria automobilística a vender 3,1% mais no primeiro trimestre, ante o mesmo período de 2008, mas não vai salvar o ano para as montadoras. As fabricantes projetam queda de 3,9% nos negócios totais em relação ao ano passado e de 11,2% na produção. Será o primeiro recuo após cinco anos seguidos de crescimento em vendas e de seis anos em produção.

De acordo com projeções da Associação Nacional dos Fabricantes de Veículos Automotores (Anfavea), o mercado brasileiro deve consumir este ano 2,7 milhões de carros - ante 2,82 milhões em 2008 - e produzir 2,86 milhões de unidades, ante as 3,22 milhões anteriores -, ambos resultados recordes. A baixa da produção terá um reflexo de mais de 2% no Produto Interno Bruto (PIB) industrial. O setor automotivo é responsável hoje por 22% do indicador.

No caso da produção, que é o que gera empregos, a queda será puxada principalmente pela perda de mercados externos. As exportações, em unidades, vão cair 32%, para 500 mil veículos, e 39% em valores, para US$ 8,5 bilhões. É esse item que, segundo a Anfavea, justifica as demissões feitas nos últimos três meses, que atingiram 4,6 mil trabalhadores, dos quais 2,3 mil em março, incluindo o segmento de tratores. Hoje o setor emprega 122,2 mil pessoas.

"Deixamos de exportar 100 mil veículos no primeiro trimestre", disse o presidente da Anfavea, Jackson Schneider. Com a queda de vendas em todos os mercados mundiais, afirmou ele, "a competição na exportação vai ficar muito perversa".

De janeiro a março, as exportações caíram 52,3% em relação a igual período de 2008 (para 86 mil unidades), levando a produção a um tombo de 16,8% (660 mil veículos), enquanto as vendas internas, incentivadas pela redução do IPI, somaram 668,2 mil unidades, das quais 13% de carros importados.

Sem o benefício, Schneider calcula que as vendas no primeiro trimestre teriam sido entre 20% e 30% menores. Apesar da projeção de queda, Schneider ainda vê o ano como positivo. "Além da China, que deve crescer um pouco, todos os demais importantes mercados do mundo vão cair muito mais", disse. "Diante do cenário mundial, nossa situação é extremamente aceitável."

As previsões da Anfavea para 2009 foram feitas com base na manutenção do corte do IPI até o fim de junho, sem nova renovação. O benefício entrou em vigor em meados de dezembro, inicialmente por três meses. A medida resulta em redução de 5% a 7% nos preços dos automóveis, fora descontos concedidos pelas empresas e lojas.

"Teremos um primeiro semestre forte, puxado pela redução do IPI, mas o segundo semestre será mais fraco já a partir de julho, com a volta da alíquota normal do imposto", disse Schneider. Até junho, as montadoras se comprometeram a não demitir trabalhadores fixos, mas estão liberadas dispensas de temporários que tiverem os contratos vencidos e abertura de programa de demissão voluntária (PDV). Os cortes anunciados recentemente, como os 250 da Peugeot Citroën, atendem a essas condições, alega a Anfavea.

Dreyfus fecha acordo com a Santelisa Vale - Estadão online - link (aqui)


Segundo fontes, contrato foi assinado ontem e será anunciado ainda esta semana; grupo francês deve ficar com 40% da empresa

Gustavo Porto

Após vários meses de negociações, a multinacional francesa Louis Dreyfus Commodities (LDC) fechou ontem o acordo para a compra de ativos da Santelisa Vale, segunda maior companhia produtora de açúcar e álcool do Brasil. Segundo fontes ligadas às duas companhias, o contrato foi assinado ontem à tarde, na capital paulista, e deve ser submetido ainda ao Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social (BNDES) antes de ser detalhado e anunciado oficialmente. A previsão é que o anúncio seja feito ainda esta semana. Ontem, as empresas disseram que não iriam se pronunciar sobre o assunto.

Além de avalizar o acordo, como um dos acionistas da Santelisa Vale, o BNDES deve ampliar sua participação na nova empresa surgida após a conclusão da transação, que terá uma gestão compartilhada entre acionistas das duas empresas e a instituição financeira. Pela posição anterior à finalização das negociações, Santelisa Vale e LDC ficariam com 40% da gestão cada uma e o BNDES ampliaria de 7% para 20% sua participação. Para isso, deve injetar cerca de R$ 500 milhões na empresa.

Com cerca de R$ 3 bilhões em dívidas e perdas com operações de derivativos cambiais estimadas em US$ 300 milhões, a Santelisa Vale iniciou, no final do ano passado, um processo de venda de parte dos seus ativos para sair da crise ou mesmo evitar um pedido de recuperação judicial.

A companhia convocou possíveis interessados em seus ativos e recebeu sete propostas, de empresas como Bunge, GP, ETH Bioenergia e Cosan. Dentre esses vários proponentes, escolheu a LDC Bioenergia, braço sucroalcooleiro da LDC no Brasil, para afunilar as negociações. Com ela, assinou um contrato de exclusividade para finalizar as negociações.

Com capacidade de moer cerca de 25 milhões de toneladas de cana-de-açúcar, mas com um processamento entre 18 milhões e 20 milhões de toneladas, a Santelisa Vale é dona das unidades Santa Elisa, Vale do Rosário, MB e Jardest, na região de Ribeirão Preto (SP), e de 65% da Continental, em Colômbia (SP).

Além das usinas paulistas, a Santelisa Vale divide 50% da Tropical Bioenergia com o grupo Maeda, usina construída em Edeia (GO) cujos outros 50% foram vendidos no ano passado para a petroleira britânica BP. É ainda acionista minoritária da Companhia Nacional de Açúcar e Álcool (CNAA), companhia sucroalcooleira comandada por fundos internacionais, e da trading Crystalsev, uma das maiores do País.

A LDC Bioenergia tem oito usinas no Brasil, processa 20 milhões de toneladas de cana, produz 1,6 milhão de toneladas de açúcar e 670 milhões de litros de álcool. Em São Paulo, a LDC Bioenergia é dona das usinas São Carlos, em Jaboticabal, e Cresciumal, em Leme.

BUROCRACIA

Segundo apurou a Agência Estado, para que o anúncio oficial do negócio seja feito, as empresas ainda esperam a ratificação do acordo por parte de alguns acionistas da Santelisa Vale. Esse processo jurídico é comandado pelo escritório Pinheiro Neto Advogados.

Além dessa questão burocrática, após o acordo assinado haverá outras condicionantes para que a compra de ativos da Santelisa Vale pela LDC seja finalizada. Entre essas condicionantes está o aval dos bancos credores na renegociação da dívida de R$ 3 bilhões da Santelisa.

CPI confirma depoimento de Protógenes para amanhã - Estadão online - link (aqui)


Delegado dispõe de habeas corpus que lhe garante direito de ficar calado

Ana Paula Scinocca

A CPI dos Grampos confirmou para amanhã o depoimento do delegado da Polícia Federal Protógenes Queiroz. Chefe do inquérito da Satiagraha, que resultou na prisão do banqueiro Daniel Dantas, do Opportunity, Protógenes será ouvido pela segunda vez.

No ano passado, ele assegurou aos parlamentares que a participação da Agência Brasileira de Inteligência (Abin) na operação foi informal. A declaração do delegado é considerada inverídica pelo presidente da CPI, deputado Marcelo Itagiba (PMDB-RJ), que já defendeu publicamente o indiciamento de Protógenes por ter faltado com a verdade.

Na semana passada, o delegado, que nega pretensões políticas - é voz corrente na Câmara e no Senado que ele almeja disputar em 2010 uma vaga para deputado federal -, afirmou que manterá a mesma versão apresentada no depoimento anterior. A principal dúvida dos deputados é sobre a participação da Abin e se o juiz Fausto De Sanctis e o procurador da República Rodrigo De Grandis estavam informados da parceria. Ao depor no Ministério Público Federal pela primeira vez, o delegado disse que tanto De Sanctis quanto De Grandis sabiam da atuação da Abin. Protógenes, porém, se apressou em corrigir seu depoimento por três vezes e, na última, no mês passado, negou que os dois tivessesm conhecimento.

O delegado vai depor amanhã amparado por um habeas corpus que lhe garante o direito de ficar calado para não se autoincriminar. A exemplo do que tem feito em suas peregrinações pelo Congresso, Protógenes deverá alegar que está sendo "perseguido" e há uma inversão de papéis. "O delegado está virando bandido e o bandido, o mocinho", disse o senador José Nery (PSOL-PA), um dos padrinhos políticos do delegado.

Hoje, a CPI vai ouvir o também delegado da PF Renato Porciúncula. Na semana que vem, será a vez de a comissão ouvir o ex-diretor da Abin Paulo Lacerda. Adido policial em Portugal, ele pediu que seu depoimento fosse adiado alegando dificuldade de vir de Lisboa até Brasília.

Cecilia Giannetti - Folha de São Paulo - link (aqui)




Em lugar algum

SP ainda não deu certo para mim. Desde novembro procuro uma janela para chamar de minha no meio da prediarada


JÁ OCORREU DE eu acordar ou anoitecer em São Paulo com a vaga ideia de ter havido, entre o meu esquecimento e o presente, um trajeto, malas parrudas e o laptop, de ter adormecido desde o momento em que começara a arrumar as tralhas para viagem.
Uma sensação de caminhar durante o sono me acompanhava até que eu descesse na Tietê ou em Congonhas -local da desova de expectativas movidas pela necessidade de fazer a vida numa cidade menos ensolarada, distante da distração das praias e das amizades de adolescência, de tempo e sentimento mortos.
São Paulo ainda não deu certo para mim. Desde novembro, idas e vindas entre minha cidade, o Rio, e SP, procuro uma janela para chamar de minha no meio da prediarada.
Vi fachadas bonitas e horrendas, entrei na fila para avaliação de seguro-fiança, escapei de tentativas de golpes de corretores autônomos de imóveis e tive a paciência esgotada com a demora das seguradoras em avaliar, pelas minhas posses, se em SP eu moraria mal ou bem.
Qualquer coisa me serviria, quando eu já perdia a paciência, cinco meses depois de estar mais em SP que no Rio, de escrever meu trabalho no colo em saguões de aeroportos, quartos de hotel, na rodoviária.
Maior parte do tempo na casa de uma amiga, que me incentivava: "É assim mesmo, magia, sorte e bater perna por aí". Não dizia com essas exatas palavras, mas injetava-me algum ânimo quando eu me decepcionava mais uma vez, esquivando-me de esquemas de aluguel canhestros ou caixotes de cimento caindo aos pedaços. "É a pior época para procurar apartamento em São Paulo", garantiu um outro conhecido, com quem o grupo que bebericava cerveja na festa fazia coro.
Qual há de ser a boa época? Em novembro, já era Natal; em dezembro, a cidade deserta; em janeiro, lentamente voltando à vida, mas ainda de ressaca; em fevereiro, Carnaval; em março, a invasão de estudantes de todo o Brasil, que chegam para a vida universitária na capital, disputando comigo até mesmo vagas em casas feitas de pensão.
Se a boa época vem depois de toda a espera, tardes inteiras em cartórios, decepções, a pressão de dividir o tempo entre muito trabalho e o tanto de horas de que se precisa para correr bairros inteiros atrás de placas de "Aluga-se" ou endereços anunciados nos jornais e sites especializados -"thanx, but no, thanx".
Voltei num habitual dia de calor extremo e sol assassino ao Rio de Janeiro. Pela primeira vez de mala e cuia neste ano -havia passado por aqui com menos bagagem na época do baticum na Sapucaí, que acompanho para esta Folha há dois anos.
Trouxe o cansaço por ter insistido mais do que merecia na ladainha da mudança num momento não propício, ou sei lá por qual motivo o fracasso da busca. Para mim, foi um espanto voltar e ficar. Espanto condicionado por meses de bate-e-volta imediato, de não sossegar nem lá nem cá.
Passado o susto, a constatação de que eu ainda tento mastigar e engolir: vejo tudo diferente aqui, ou mudou mesmo tudo. Até as pessoas. Principalmente elas, as minhas, as de sempre.
O Rio me parece menor, distâncias mais curtas entre os bairros. Mas a minha gente daqui agora parece que vive noutro planeta, onde o tempo em que permanecemos afastados -eu na minha vida de paulista, eles na carioquice habitual- impede a chegada de qualquer voo ou carro ou ônibus em que eu ponha os pés com a intenção de ir revê-los.
Fiquei no meio do caminho, em lugar algum.

Soros vê "bancos insolventes" nos EUA - Folha de São Paulo - link (aqui)



Ele diz ainda que China deve ser 1º país a sair da crise, neste ano, enquanto EUA se recuperam em 2010

DA REDAÇÃO

O megainvestidor George Soros afirmou que a recuperação da economia americana só deve começar no ano que vem e que, a partir daí, os EUA podem enfrentar um cenário parecido com o do Japão: crescimento baixo e inflação alta.
"Eu não espero que a economia americana se recupere no terceiro ou no quarto trimestre, então acho que estamos em uma desaceleração bastante duradoura", afirmou, acrescentando que os EUA poderão ter "alguma coisa" de crescimento no ano que vem.
Para ele, a recuperação da economia vai ser como um sinal invertido de raiz quadrada. "Você chega no fundo do poço e automaticamente se recupera um pouco, mas você não tem uma recuperação em forma de V ou nada parecido. Você se acomoda."
Soros disse ainda que os bancos americanos estão "basicamente insolventes" e que recuperação deles e do setor imobiliário é fundamental para a recuperação da economia. Segundo ele, o plano do governo dos EUA para que instituições privadas comprem com expressivo financiamento estatal os títulos "podres" dos bancos pode não ser suficiente para recapitalizá-los.
"O que nós criamos agora é uma situação em que os bancos serão capazes de sair do buraco, mas, ao fazer isso, eles vão pesar na economia", afirmou. "Em vez de estimular a economia, eles vão retirar o "sangue" dos lucros da economia real para se manterem vivos. Essa é a situação dos bancos zumbis."
Ele também disse que o dólar enfrenta forte pressão e que, em algum momento, poderá deixar de ser a moeda de reserva global. A opção, diz o investidor, podem ser os SDRs (Direitos Especiais de Saque , uma espécie de moeda do FMI formada por uma cesta de dólares, euros, ienes e libras esterlinas).
"Eu acho que o dólar está sendo questionado agora e acredito que o sistema será reformado para que os Estados Unidos sejam submetidos à mesma disciplina imposta aos demais países."
Para ele, a China deve ser o primeiro país a sair da crise, provavelmente ainda neste ano, e alavancará o crescimento da economia global em 2010. Soros disse ainda que os países do Leste Europeu deverão ter ainda "graves problemas".


Com a Reuters

Oi demite mais 500 após compra da Brasil Telecom - Folha de São Paulo - link (aqui)



Tele diz que foram "constatadas sobreposições"

DENISE MENCHEN
DA SUCURSAL DO RIO

A Oi demitiu ontem cerca de 500 funcionários alegando reestruturação das operações após a fusão com a Brasil Telecom. Cerca de 20% deles serão inseridos no novo plano de aposentadoria incentivada.
Em nota, a Oi disse que as demissões resultam da sobreposição de funções, principalmente nas áreas de mercado e vendas. Em fevereiro, ela já tinha anunciado a eliminação de cerca de 400 postos de gerência. Agora, os cortes chegaram também a cargos inferiores.
"Assim como previsto e já verificado na etapa anterior, foi identificada necessidade de realocação geográfica de colaboradores, cumprida apenas parcialmente, e foram constatadas sobreposições, que não poderiam ser mantidas no novo desenho da empresa", afirmou nota da Oi. Ela diz ainda que cerca de 200 vagas seguirão abertas para preenchimento via recrutamento no mercado.
Segundo a Oi, os demitidos terão o seguro de vida e o plano de saúde mantidos até o fim do ano, além de apoio, por um ano, de consultoria para recolocação, redirecionamento orientado de carreira ou aconselhamento de empreendedorismo.
Eles receberão também uma indenização de 0,3 salário para cada ano de trabalho na empresa, com piso de um salário e meio e teto de seis salários.
A empresa disse que as demissões não afetam o compromisso firmado com a Anatel no ano passado, segundo o qual a empresa se comprometia a manter ao menos os 25.542 postos de trabalho de fevereiro de 2008. Em dezembro, as duas empresas tinha, juntas, 31.433 funcionários.
Segundo a analista de marketing Sâmara de Assis, 34, demitida ontem, os boatos sobre o desligamento dos funcionários corriam pela empresa há alguns meses. "A informação vazou, e todo mundo estava muito apreensivo. As pessoas nem conseguiam trabalhar direito", disse ela.
O presidente do Sinttel-RS (Sindicato dos Telefônicos do Rio Grande do Sul), Flávio Rodrigues, criticou as demissões, que, segundo ele, ocorreram principalmente em São Paulo, no Rio de Janeiro e em Brasília. "Tememos que a redução no quadro de funcionários chegue a 20% a 30% do total até o fim do ano", disse ele.

Vinícius Torres Freire - Folha de São Paulo - link (aqui)




A crise chega à poupança

Poupança teve mais depósitos que saques durante estirão do PIB; neste ano, teve primeiro trimestre negativo desde 2006


AS PESSOAS estão tirando mais dinheiro da caderneta de poupança. As pessoas tiraram muito dinheiro dos fundos de investimento em 2008. Em fevereiro, os fundos deram mais sinais de vida. Agora, em, março, voltaram a receber menos aplicações.
Para onde o dinheiro vai? Vira "seguro-desemprego" privado? Paga contas da pequena empresa, que está faturando menos? No ano passado, durante o tumulto da explosão da crise, era comum ouvir em bancos e empresas que pequenos e médios empresários estavam sacando dos fundos a fim de pagar contas.
Sim, como dizem os economistas, trata-se de uma "evidência anedótica", e há pouca pesquisa sobre a vida dos negócios menores. Mas poupança no vermelho não parece um indício de que a vida vai bem.
Caderneta de poupança é preferência nacional. É "pop", é simples e previsível. O comum dos brasileiros não tem informação suficiente para lidar com bancos e seus fundos; alguns dos mais velhos, por sua vez, ficaram escaldados com décadas de maluquices na economia e preferem não arriscar. Aliás, para ser preciso, o comum dos brasileiros não tem dinheiro para poupar, mas passemos.
O que importa aqui é que o saldo da poupança, a diferença entre depósitos e retiradas, foi negativo em março passado. Mesmo com as notícias de que a caderneta se tornou mais atrativa, dada a queda dos juros de mercado (para o aplicador, entenda-se). Pode ser um movimento aleatório. Mas não parece.
Em cada mês de setembro de 2006 a março de 2008, os depósitos superaram os saques (a "captação líquida" foi positiva). Foi o período "no azul" mais longo da poupança desde 1995, o primeiro ano inteiro depois do Plano Real. Foi também o período do estirão do PIB.
Em abril de 2008, foi sacado R$ 1,8 bilhão (para um saldo, no mês anterior, de R$ 242,6 bilhões). Em março de 2008, houvera o primeiro grande remelexo visível da crise, com a quebra do banco de investimentos Bear Stearns e outras notícias assustadoras que tiveram repercussão na mídia de público mais amplo. Mas as pessoas voltaram a depositar e, mesmo em outubro de 2008, depois da explosão da bomba atômica financeira em Wall Street, o saldo negativo foi de apenas R$ 284 milhões.
Neste ano, a poupança ficou no vermelho em janeiro e em março. No ano, a "captação líquida" está negativa em R$ 582 milhões (para um saldo total de R$ 274,7 bilhões). É o primeiro trimestre de captação líquida média no vermelho desde junho de 2006. Não deve ser por acaso.
Nos fundos de investimento mais "pop", a situação parou de piorar. Nos últimos 12 meses, a "captação líquida" ficou no vermelho em R$ 80 bilhões (o patrimônio líquido dos fundos está agora em torno de R$ 1,16 trilhão). No ano, está positiva em R$ 11,2 bilhões. Mas os fundos de renda fixa, os mais "pops", com patrimônio de R$ 343 bilhões, voltaram ao vermelho em março; os DI perdem desde fevereiro. Os fundos de curto prazo captaram muito pouco. A exceção positiva foram os fundos multimercado. Esses quatro tipos de fundo equivalem a mais de 71% do mercado. Mas, para os clientes dos fundos mais "pop", DI, renda fixa e curto prazo, parece estar sobrando, na média, menos dinheiro.

Sogra de assessor de Renan é "fantasma" em gabinete - Folha de São Paulo - link (aqui)

Amélia Pizatto, desconhecida por outros funcionários do senador, ganha R$ 4.900

Funcionária está contratada pelo gabinete de Renan há 6 anos, após ato assinado por Agaciel Maia; peemedebista não quis comentar o caso

LEONARDO SOUZA
DA SUCURSAL DE BRASÍLIA

Líder do PMDB no Senado e principal artífice da vitória de José Sarney (PMDB-AP) para a presidência da Casa, Renan Calheiros (AL) mantém há quase seis anos uma funcionária comissionada fantasma em seu gabinete, com salário bruto de R$ 4.900. Procurado, o senador não quis falar sobre o caso.
Trata-se de Amélia Neli Pizatto, 51, sogra de Douglas de Felice, assessor de imprensa de Renan. A filha de Amélia e mulher de Douglas, Aline Pizatto, também trabalha no Senado.
Na quinta-feira à tarde, a Folha foi à casa de Amélia. Pelo interfone, uma pessoa que se identificou como sua empregada informou que ela estava no banho. Depois, disse que Amélia não estava em casa.
Amélia está contratada pelo gabinete de Renan desde 14 de abril de 2003, num ato assinado pelo então diretor-geral do Senado, Agaciel Maia, demitido após a Folha ter revelado que ele escondeu da Justiça uma casa avaliada em R$ 5 milhões.
Na semana passada, a reportagem ouviu a chefe de gabinete e a secretária de Renan, Paula Frassinetti e Elaine Laus, e outros três funcionários do gabinete do senador. Todos disseram que não conhecem, nunca ouviram falar em Amélia e que ela não trabalha no gabinete. "Amélia? Não tem ninguém com esse nome", disse Paula.
Ela, então, orientou a reportagem a verificar se Amélia não estaria lotada na liderança do PMDB no Senado, função exercida por Renan há dois meses.
A Folha ouviu o chefe de gabinete da liderança, Francisco Chaves, e três funcionários. Os quatro disseram que ela não trabalhava lá. A reportagem entrevistou também os dois chefes de gabinete de Renan anteriores a Paula, Maurício Melo e Edilamar Nóbrega. Os dois disseram que não conhecem nenhuma Amélia e que em seus períodos na chefia de gabinete lá ela não trabalhou.
A Folha falou ainda com Elizabeth Gomes, vizinha e amiga de Amélia há 12 anos. A casa de Elizabeth fica em frente à de Amélia, em Taguatinga, cidade satélite de Brasília. "Ela nunca trabalhou, é dona de casa."
Renan deixou a presidência do Senado em outubro de 2007, após uma sucessão de escândalos. Foi acusado de ter despesas pessoais pagas por um lobista da empreiteira Mendes Júnior, de ter grilado terras e de manter sociedade oculta em duas rádios em Alagoas, entre outros casos.
Após a revelação de que teria escalado um assessor para investigar a vida do senador Demóstenes Torres (DEM-GO), Renan não resistiu à pressão e abandonou o cargo.
Entre o final de 2008 e o começo deste ano, atuou nos bastidores pela candidatura de Sarney. Com a vitória de seu correligionário, recuperou parte do poder. A vitória de Fernando Collor (PTB-AL) sobre o PT para presidir a Comissão de Infraestrutura é atribuída a ele.

Senador e seu assessor não comentam caso

DA SUCURSAL DE BRASÍLIA

A Folha tenta falar com o senador Renan Calheiros (PMDB-AL) e seu assessor de imprensa, Douglas de Felice, desde a quinta-feira passada. Foram dezenas de ligações e recados, inclusive no final de semana.
Douglas não ligou de volta. O senador chegou a atender a reportagem pelo celular na semana passada, mas, ao ser informado do assunto, disse que estava numa reunião, pediu para a reportagem ligar depois e não atendeu mais. A reportagem também tentou falar com Amélia e Aline Pizatto. No caso da primeira, a tentativa foi inclusive pessoalmente, em sua casa. Mas ela mandou avisar, pelo interfone, que não estava em casa.
A reportagem ligou diversas vezes tanto para o gabinete do senador como para a liderança do Senado atrás de Amélia. Os sete funcionários que atenderam os telefonemas, em diferentes turnos e dias, disseram não haver ninguém com aquele nome. Na sexta-feira, a reportagem foi ao gabinete e à liderança. Ela não estava e ninguém a conhecia.
Ontem, a reportagem voltou a falar com alguns dos funcionários, que mantiveram a informação de que não há nenhuma Amélia trabalhando nem na liderança nem no gabinete.

Lula diz a prefeitos que todos vão ter que "apertar o cinto" - Folha de são Paulo - link (aqui)

Presidente afirma que crise também afeta arrecadação dos Estados e da União

Petista, que disse ontem que "a crise chegou" ao país, reúne equipe nesta semana para definir plano de ajuda aos municípios

Ricardo Stuckert/PR

O governador Aécio Neves, o presidente Lula e o vice José Alencar tocam viola caipira em evento da Sudene, em Montes Claros (MG)

PAULO PEIXOTO
DA AGÊNCIA FOLHA, EM MONTES CLAROS

Ao dizer ontem que "a crise chegou" ao Brasil, o presidente Luiz Inácio Lula da Silva afirmou que ainda nesta semana vai reunir sua equipe para definir um plano de ajuda aos prefeitos, que reclamam da queda na arrecadação das suas receitas. Lula, porém, avisou que a ajuda não será suficiente para cobrir todas as perdas e que todos vão ter de "apertar o cinto".
"Imaginem vocês a nossa mãe colocando feijão no fogo para cinco pessoas e chegam dez. Ou seja, todos nós vamos ter de comer a metade do que estava previsto para a gente comer. Então é importante que cada prefeito, cada governador e cada ministro saiba que reduziu a receita. Reduzindo a receita, vai reduzir a distribuição", disse o presidente.
A declaração de Lula foi feita durante a solenidade de inauguração da terceira usina de biodiesel da Petrobras, em Montes Claros (MG), que contou com a presença de trabalhadores rurais e prefeitos da região norte de Minas Gerais.
Lula afirmou que a crise afeta não só as prefeituras mas também os governos federal e estaduais. E sobre o saldo menor nos cofres da União, apontou dois motivos: a queda da atividade econômica ocasionada pela crise internacional e as desonerações de impostos promovidas para aquecer determinados setores, como o automotivo e o da construção civil.
"Todos vamos ter de apertar o cinto, mas nenhum de nós vai morrer na seca, como muitos municípios já morreram durante tanto e tanto tempo."
O governo federal já havia anunciado queda de 27% na arrecadação federal em fevereiro e de 9,11% no primeiro bimestre, comparado ao mesmo período de 2008. Nos municípios, a queda de receita tem sido até mais acentuada, chegando a 30%, conforme as entidades que reúnem os prefeitos.
No discurso, acompanhado de nove governadores da área da Sudene (Superintendência para o Desenvolvimento do Nordeste) -que envolve os nove Estados do Nordeste mais parte de Minas e do Espírito Santo- e de 11 ministros, Lula voltou a falar da necessidade de o governo investir em infraestrutura e disse que continuará promovendo mais ações, como o programa habitacional anunciado recentemente.
Ele fez um novo apelo para a população não deixar de consumir e até pediu para que torçam e roguem a Deus para a crise acabar nos países da Europa, nos Estados Unidos e no Japão, de forma que esses países voltem a alimentar o comércio. "Se eles não compram, teremos mais problemas aqui", disse.
No ano passado, Lula chamou a crise de "marolinha". "O Brasil recebeu a crise seis meses após ela ter chegado a outros lugares", disse ontem.
Os prefeitos que acompanharam o discurso de Lula ficaram irritados com a ordem para apertarem os cintos. "Vamos apertar os cintos das criancinhas, que precisam da merenda e do transporte escolares, apertar na saúde", disse o prefeito de Petis e presidente da associação que reúne os municípios mineiros da área da Sudene, Valmir Morais de Sá (PTB).

Renata Lo Prete - Painel - Folha de São Paulo - link (aqui)



Número mágico

Enquanto o Senado ainda resiste a dar um mínimo de transparência aos gastos com verba indenizatória, em descompasso com o que começa a ocorrer na Câmara, a Secretaria de Controle Interno da Casa guarda notas fiscais reveladoras de uma impressionante coincidência. Há pelo menos 11 casos de senadores cujos gastos, nas diferentes rubricas, chegam repetidamente à soma dos R$ 15 mil mensais permitidos.
Os valores declarados de gastos com aluguel, combustível, consultoria e divulgação do mandato se ajustam, centavo a centavo, até chegar ao teto mensal. São assim as notas de Alvaro Dias (PSDB-PR), Francisco DornelLes (PP-RJ), José Agripino (DEM-RN), Sérgio Guerra (PSDB-PE) e Demóstenes Torres (DEM-GO).




Decimais. A turma do "número redondo" continua com Gilvam Borges (PMDB-AP), Lúcia Vânia (PSDB-GO), Cícero Lucena (PSDB-PB), Raimundo Colombo (DEM-SC), Epitácio Cafeteira (PTB-MA) e Mário Couto (PSDB-PA).

Tanque. Chamam a atenção, na prestação de contas dos deputados que detalharam o uso da verba indenizatória, os gastos de gasolina em cinco dias de abril. Betinho Rosado (PSB-RN) teria deixado R$ 4.100 num único posto de gasolina. Flaviano Melo (PMDB-AC), R$ 4.315.

Contraponto

Santa diretoria Os senadores Pedro Simon (PMDB-RS), Marco Maciel (DEM-PE) e José Nery (PSOL-PA) acompanhavam, na semana passada, a missa que a Conferência Nacional dos Bispos do Brasil realiza todos os meses para parlamentares em Brasília. A certa altura da celebração, o padre Ernani Pinheiro pediu que um deles escolhesse o tema para fazer a "reflexão do dia". O trio passou alguns minutos trocando amabilidades, um deixando a definição para o outro. O deputado Chico Alencar (PSOL-RJ), também presente, resolveu sugerir:
-Olha, eu acho que vocês deveriam escolher logo quem vai ocupar a diretoria de sermões...

com VERA MAGALHÃES e SILVIO NAVARRO

Marcos Nobre - Folha de São Paulo - link (aqui)




O clube e a fotografia

É IMPRESSIONANTE como se multiplicam as listas de coisas que acabaram. Acabou "o Consenso de Washington", "o neoliberalismo", "a desregulação dos mercados", "a era de crescimento baseada no consumo dos EUA". E não falta quem se apresse em anunciar a ressurreição do FMI e uma "nova regulação".
Não custa lembrar que, não faz muito tempo, o deslumbramento ideológico do momento fazia listas semelhantes. E se apressava em vislumbrar um "novo Renascimento" e uma "democracia cosmopolita". Surfava na onda de liberalização de mercados dos anos 1980, empurrada pela revolução da informática e engrossada pela derrocada do bloco soviético. Deu no que deu.
A única coisa a se comemorar na atual crise é que ela não envolve diretamente tragédias planetárias como uma guerra mundial (mesmo que "guerra fria"). É um avanço considerável, mesmo que regressões civilizatórias possam sempre acontecer. A nova situação mostra que a saída da crise será muito mais complexa, e as negociações internacionais, muito mais amplas e demoradas do que em qualquer momento do século passado.
Espetáculos midiáticos como a reunião de clube do G20 servem para dar a impressão de que há algum tipo de controle sobre a situação. Indicam só muito vagamente o sentido das negociações globais por novas formas de regulação. Não apenas porque os países presentes à reunião estão tão perdidos quanto qualquer pessoa que teme por seu emprego. Também porque os mecanismos de negociação internacional disponíveis não estão à altura da crise.
O FMI só não desapareceu porque é grande demais para ser extinto. A OMC é hoje um tribunal de pequenas causas do comércio mundial. E a ONU tornou-se um gigantesco apêndice disfuncional de seu Conselho de Segurança. De seu lado, o presidente Obama insiste em ser um "cara legal". Mas em nenhum momento pretende abrir mão de que o dólar seja a moeda de referência internacional.
Não pretende de modo nenhum enfraquecer a hegemonia norte-americana. Sem mobilizações políticas nacionais e internacionais em direção diferente, o mais provável é que a recuperação mundial venha, mais uma vez, puxada pela recuperação da economia dos EUA. Com duas novidades realmente relevantes somente. Um novo arranjo econômico informal entre EUA, China, Japão e Alemanha. E, sob a liderança de Obama, um "vetor verde" deverá mesmo se tornar um elemento decisivo na nova etapa de desenvolvimento planetário.
É aqui que o Brasil pode ter peso e fazer a diferença. O clube é só para a fotografia.

Clóvis Rossi - Folha de São Paulo - link (aqui)




Os novos intocáveis

SÃO PAULO - Uma vez, no século passado, comia algo na lanchonete da Assembleia Legislativa de São Paulo até dar com a tabela do campeonato interno de futebol. Chamou-me a atenção o número alentado de times, ainda mais porque boa parte dos funcionários era do sexo feminino e o torneio interno não as incluía.
Era uma evidência óbvia do inchaço típico do poder público. Por isso, não me emocionou muito o bom trabalho de Silvia Amorim, no "Estadão", apontando o fato de que "os deputados estaduais de São Paulo parecem seguir alheios ao combate do desperdício de dinheiro público".
Silvia refere-se especificamente a atos dos dois meses mais recentes da Mesa que "mantiveram antigas regalias para deputados, como gabinetes especiais para ex-presidente, ex-primeiro-secretário e ex-segundo-secretário, com carro oficial e cargos de confiança".
Sou obrigado a confessar que ando, como a maioria da população, meio anestesiado pela catarata de escândalos dos últimos muitíssimos anos. Há coisa mais antiga, por exemplo, do que a promiscuidade entre empreiteiras e políticos?
Lembro-me que, anos atrás, um repórter desta Folha infiltrou-se numa reunião de empreiteiras e saiu dela com um relato impressionante da promiscuidade. O jornal publicou tudo. E daí?
Daí, nada. Nada acontece quando se trata de corrigir um mundo político sumamente apodrecido. Mas o que sacudiu minha anestesia foi uma entrevista de Barros Munhoz (PSDB), presidente da Assembleia paulista, à rádio CBN, sobre a denúncia de Silvia Amorim.
Disse pérolas como "a Assembleia é austera"; combater o inchaço denunciado "não é prioridade"; e algo sobre sua aversão a "ser pautado pela mídia". Essa gente perdeu completamente o fio terra e a noção de prestação de contas.

Lewis Hamilton’s reputation risked by people who drove him down the road to chicanery - The Times, uk - link (aqui)




April 7, 2009

There are two ways that the Lewis Hamilton cheating saga can affect his future with McLaren Mercedes, which is now on a knife edge. Either Hamilton and his father Anthony, who manages him, can find a way to forgive and rebuild, or the trauma of what happened at the Australian Grand Prix will weep poison into the relationship and it will eventually fall apart.

The more we have found out about what caused Hamilton to lie to the stewards in Melbourne and then repeat those lies four days later to try to cheat Jarno Trulli, the Toyota driver, out of third place, the more it is possible to sympathise with Hamilton and particularly with his father's deep, deep anger about the affair. In short, Hamilton Sr, who is likely to be seeking advice on what to do next, believes the team recklessly sold his son's reputation as a fine, upstanding sportsman and budding icon in a tawdry and ham-fisted bid to gain a championship point to which they had no right.

There is no doubt that Hamilton himself should carry some of the blame. He has told us that he was “misled” and “instructed” by Dave Ryan, the now suspended McLaren team sporting director, to lie to the stewards and he did as he was told. He should not have done so and he knows it and the world champion would give almost anything to turn back the clock.

Having said that, we now know much more about the forces that were bearing down on Hamilton on that fateful Sunday evening in Melbourne. As always with errors of judgment of this magnitude, passions were running high at the critical moment. When Hamilton passed Trulli under the safety car three laps from the end of the race after the Italian briefly went off the track, Ryan made a mistake. He told Phil Prew, Hamilton's race engineer, who talks to Hamilton on the radio during races, to tell Hamilton to give the place back in the mistaken belief that Hamilton might have broken the rules.

But Ryan was wrong and he quickly realised, after Hamilton had moved across to let Trulli by, that what he had in fact done was to give third place on the podium to Trulli on a plate. And this is where the rot started because Ryan was determined to rectify his error in the stewards' room and he recruited Hamilton to assist him, as Martin Whitmarsh, the McLaren team principal, explained on Sunday. “I think Davey carried some guilt because he had made a mistake and was very hard on himself,” Whitmarsh said. “In the heat of the moment with the stewards, [he] unnecessarily caused Lewis, and led Lewis, to mislead the stewards and one event fell into another.”

In this way Ryan had repaired the damage caused by his initial error but the cost was about to spiral out of control and this is where Anthony Hamilton can feel so betrayed. A senior team manager at McLaren - the man who “ran” the team, according to Whitmarsh - had persuaded or induced Hamilton to lie and had done so at the risk of ruining his reputation for good.

In the long run, the general public will forget which teams Hamilton drove for, just as they have in the case of greats such as Nigel Mansell, Damon Hill or Sir Jackie Stewart. But they will remember Hamilton the man and they will remember that he was a champion and that he was also caught cheating, just as Michael Schumacher is widely remembered for at least three acts of gross bad sportsmanship. Whitmarsh, Ryan and everyone else involved will all be forgotten but not Hamilton.

And Hamilton is no ordinary Formula One driver. He is a remarkable young man with maturity well beyond his years and he is ambitious in every way. Not content to be just a great driver, Hamilton wants to set an example to millions of others such as him from poor backgrounds. He revels in the chance to meet iconic figures such as Nelson Mandela, he enjoys the comparisons made with Tiger Woods and he dreams of going on to do great things after his driving career is over. But all this depends on reputation and it was never part of his game plan to lose that.

The media often glibly call for heads to roll in a crisis such as this. Whitmarsh has demonstrated fairly comprehensively that Hamilton was under the influence of Ryan and Ryan alone and that is why Ryan alone has paid the price. But the affair has inflicted permanent scars on the image of arguably McLaren's greatest ever human asset in Hamilton and this has happened under Whitmarsh's watch and that of his chairman Ron Dennis. No doubt they will think about this a little more in the coming days.

Italy quake rescue focuses on student dormitory as toll rises to 207 - The Times, uk - link (aqui)





April 7, 2009


The death toll in the Abruzzo earthquake reached 207 today after a night of frantic rescue work and a fresh tremor measuring 4.7 on the Richter scale, the Italian Prime Minister said.

The toll could still rise as 15 people remain unaccounted for, Silvio Berlusconi told a press conference in the stricken city of L’Aquila.

He praised the efforts of rescue workers who have managed to pull 150 people alive from the rubble amid extremely dangerous conditions. Some damaged buildings collapsed completely when the big tremor hit at 11.25am today, the largest of 280 aftershocks felt the city so far.

“There is one particular rescue operation that is very important for us – four young men in the halls of residence,” said Mr Berlusconi, referring to the frantic efforts to rescue students from a collapsed university dormitory.

“There are a huge number of rescuers working there at present.”

A scared-looking dog with a bleeding paw was brought out alive from the dormitory overnight, but at dawn a student was carried out lifeless.

Meanwhile a girl was extracted alive today from the debris of her home near the town hall, after 24 hours work with sniffer dogs and mechanical diggers. But when rescuers reached her mother and her sister both were dead. Her father is still unaccounted for under the rubble.

Two other girls were rescued alive overnight, emergency workers said. Marta Valente, 24, was reached at 2am by a group of expert cavers who worked under giant spotlights, removing slabs of concrete.

Each success sparked celebrations by relatives and rescuers, many of them volunteers. A fireman told how he pulled a boy alive from the mangled remains of his house after a day-long search.

"All we could see was his head sticking from the rubble, his entire body was buried. We kept digging, picking piece by piece of debris and we finally managed to get him out. When we did the fatigue was great but so was our joy," he said.

But for many families there was no good news. In Piazza Sant’ Andrea in the historic centre of L'Aquila, Davide De Angelis, 64, was embracing his wife Anna Laura in tears as rescue workers dug in the ruins of his house.

"They have found four people alive, but my brother is still under there, and so are my sister in law, my granddaughter and her boyfriend," he said in despair.

At the hospital, Guido Marini, a 23-year-old student of electronic engineering, who was being treated for shock and injuries to his hands and legs, said he had spent three hours under the rubble next to the body of his dead flatmate in the centre of L’Aquila before being dug out by neighbours using their bare hands.

"I shouted and shouted" he said. "Thank God they heard me. My mobile phone was nearby and I could hear it ringing but I couldn’t reach it".

Mr Berlusconi said that a total of 7,000 rescuers were now at work in L’Aquila and the 24 smaller towns and villages affected by yesterday’s quake, with volunteers pouring in from as far afield as Venice and Genoa.

The first phase of the rescue – checking the rubble for survivors – was going satisfactorily and should be completed within 48 hours, he said.

As tremors continue everyone working in the city has been advised to walk in the middle of the street to avoid falling debris, and residents have been strictly warned against returning to their homes.

Thousands have been evacuated to five tent cities set up in sports fields. Many endured a wet, cold night, lying on the grass under canvas but without blankets. This morning they queued to be served breakfast - tea or coffee and a brioche.

Dozens shunned the tents and camped out in their cars. Hundreds of hotels and 800 farm bed and breakfast establishments have also offered refuge to the homeless. The state is negotiating discounted prices.

As the rain cleared and the sun rose, a stream of ambulances and civil protection units continued to roar through L'Aquila, which has become a deserted ghost town.

Outlying villages such as Onna and Castelnuovo have also been devastated. Nearly a quarter of the victims, 39 people, died in Onna, whose population was a mere 250.

"My husband has been helping the rescue workers and he has been taking away bodies with his bare hands," said Silvana, an Onna resident, pointing at the ruins of the village school. "It is a nightmare."

Tomorrow 1,500 trained surveyors will begin the mammoth task of assessing all the thousands of buildings damaged by the quake. Mr Berlusconi promised that “every crack” would be examined.

Robert Maroni, the interior minister, has announced €130m in emergency funds for the aftermath. Mr Berlusconi, whose government already faces huge public debt and a high deficit, has pledged to apply for EU disaster funds.

The earthquake struck at 3.32 am on Monday, its epicentre 5km under the city, lasting 30 seconds and registering between 5.8 and 6.3 on the Richter scale. Whole blocks of buildings collapsed, the bell tower fell on the 16th century church of San Bernardino, as did the cupola of the Baroque church of Sant' Agostino.

About two thirds of the buildings in L'Aquila were either damaged or destroyed, officials said. Damage to monuments was reported as far away as Rome, where cracks appeared at the third century Baths built by the Emperor Caracalla.

Mr Berlusconi said that 1,200 officers had been drafted in to patrol the stricken streets and several arrests had been made for looting.

Meanwhile the row escalated over whether the earthquake could have been foretold. Giampaolo Giuiliani, a lab technician at the national physics laboratory in the nearby Gran Sasso mountain range, said that he had been reported to the police for "spreading panic" among the population after he predicted a major tremor at L’Aquila weeks ago. "My prediction unfortunately proved correct," he said, interviewed on Italian television last night, where he described his "terror" over the past few days as he saw unspecified data climbing on his computer.

Enzo Boschi, president of the National Institute of Geophysics and Volcanology, retorted: “Earthquakes are not predictable, and the information was completely wrong, he forecast it for Sulmona. Imagine if we had accepted such data and evacuated Sulmona, most of the evacuees would have been in L’Aquila today."

Mr Boschi added that the real problem was a failure to take proper precautions, despite a history of tremors.

RBS to cut 4,500 UK jobs - The Times, uk - link (aqui)




April 7, 2009

Royal Bank of Scotland has unveiled plans to cut up to 9,000 jobs, including 4,500 staff in the UK, in a shock move immediately branded "truly devastating" by banking unions.

The bank said today that it had began consulting Unite, the biggest union, and other staff bodies, over a job cuts plan that would affect about 5 per cent of the bank's worldwide workforce of about 170,000.

The bank said the cuts would hit its "global manufacturing" division, which consists mainly of administrative or "back office" jobs. It said the cuts, part of a £2.5 billion cost-cutting drive, would take place over the next two years.

A spokesman said that the cuts would be "all administrative", including in technology, group property, call centres and group purchasing. He said that no customer-facing branch staff would face redundancy. Consultations with unions had begun only recently, he said.

Stephen Hester, the new chief executive, said the job losses were "unfortunate" but were essential if RBS was to regain its strength as an independent bank.

Rob MacGregor, Unite national officer, said: "Unite is appalled that thousands of people, who form the backbone of the RBS operations, are to be made redundant. These employees are totally blameless for the current position which RBS is in, yet they are paying for the mistakes at the top of the bank."

Unions said the government should be acting urgently to defend jobs.

"This bank, which is majority owned by the taxpayer, must not be allowed to shed jobs and leave people on the dole," Mr MacGregor said.

Unite welcomed a commitment by RBS to explore other options for staff to help mitigate the effects of the cuts, which come as the UK experiences its worst recession for 20 years.

"The union will argue for creative solutions to cope during the downturn," Mr MacGregor said. RBS said that it hoped that the eventual number of job cuts would be "significantly lower" than 9,000, arguing that it had already identified 650 new job opportunities.

Taxpayers now control more than 70 per cent of Royal Bank of Scotland after the bank said today that institutional and retail investors snubbed its £5 billion shares offer.

The Edinburgh-based banking group, which was previously 58 per cent owned by the state, said that just 0.7 per cent, or 118,680,009, of the shares it had offered had been placed with investors.

RBS said that the Government had subscribed for the remaining 16,791,036,376 shares and had increased its stake to 70.3 per cent.

While today's result was largely expected, it represents another setback in RBS's efforts to reinvent itself as a lender free from government ownership and interference.

Analysts said that the Government's holding will make it difficult for the bank to deliver value to its other investors.

Derek Chambers, at S&P Equity Research, said: "While the Government support for this systemically important bank is understandable in the context of the UK economy, we believe that the conflicts of interest involved may be difficult to reconcile with advancing shareholder value for some time."

Mr Chambers maintained his "sell" recommendation on RBS shares and said that his price target remains 20p.

RBS had intended to use the £5 billion to pay back the Government's holding of preference shares, which was taken as part of October's £20 billion bailout of the bank, brought to the brink of collapse by the credit crunch.

Instead of paying back the holding, the Government's stake has been converted into ordinary shares. Institutions had been expected to sit on the sidelines in the run-up to today's offer of three for seven RBS shares priced at 31.75p.

The shares have consistently traded below that price in recent weeks. The shares were down 1.9p at 27.9p in lunchtime trading.

At a stormy meeting of its shareholders in Edinburgh last week, Sir Philip Hampton, the bank's chairman, called for an end to the "public flogging" of RBS, in particular over the controversial £703,000 a month pension being drawn by Sir Fred Goodwin, its former chief executive.

Mr Hester is keen to draw a line under last year's annual loss of £24 billion and press ahead with his plans to streamline the lender.

Town 'ignored warning' of imminent earthquake - The Independent, uk - link (aqui)

Rescuers recovering bodies in L'Aquila yesterday - AFP

By Sarah Delaney in L'Aquila

Tuesday, 7 April 2009

As Italy reeled yesterday from a powerful earthquake that killed at least 179 people and flattened entire towns while people slept, a seismologist who claimed he could have given up to 24 hours notice of the disaster said his repeated warnings had been ignored.

Emergency workers were still hunting frantically for survivors last night in the medieval city of L'Aquila, near the epicentre of the quake, and in scores of surrounding villages across the mountainous Abruzzo region in the country's centre There were reports that one team had rescued at least 60 people from the rubble.

More than 1,500 people are thought to have been injured and up to 17,000 left homeless. Dozens of people are missing and officials said the death toll was likely to rise significantly.

But even as Prime Minister Silvio Berlusconi declared an emergency and promised a record number of rescue teams, a bitter row was raging over whether lives could have been saved by evacuating homes before the quake struck at 3.32am. The quake measured 5.8 on the Richter Scale, according to the Italian National Institute of Geophysics. The US Geological Survey measured it as 6.3.

A flurry of earth tremors struck the L'Aquila area in mid-January, prompting Giampaolo Giuliani, a researcher at the National Institute of Nuclear Physics, whose laboratories are deep beneath the Gran Sasso mountain on L'Aquila's skyline to sound the alarm.

In interviews before the earthquake struck he claimed that he had developed an early warning system based not on seismic waves but on radon which is only expelled from the earth under intense pressure.

After his warnings, vans with megaphones toured L'Aquila urging people to leave their homes. But the mayor, Massimo Cialente, allegedly served the seismologist with a warning of criminal charges for scare-mongering, even though the region had experienced nine tremors since the start of April.

"Now there are people who have to apologise to me and who will have what has happened on their conscience," Mr Giuliani told La Repubblica. The expert said he was helpless to act as it became clear to him on Sunday that a quake was imminent. "I didn't know who to turn to, I had been put under investigation for saying there was going to be an earthquake."

Mr Berlusconi, who cancelled a trip to Russia to fly to the disaster zone, appeared on the defensive when asked about official complacency.

Now was the time to concentrate on relief efforts he said, and "we can discuss afterwards about the predictability of earthquakes".

In the centre of L'Aquila piles of rubble, cement, furniture and roof tiles were strewn on the ground. Grey dust carpeted the streets and covered parked cars. The roof of the cupola on one of the churches on the Piazza Duomo was completely gone.

Local people told of the horror of finding their city falling away beneath them in the night. "I woke up hearing what sounded like a bomb," Angela Palumbo, 87, said. "We managed to escape with things falling all around us. Everything was shaking, furniture falling. I don't remember ever seeing anything like this in my life."

In L'Aquila alone, 30,000 buildings were thought to have been affected.

Outside one collapsed four-storey apartment building, dozens of rescue workers were digging both with heavy equipment and bare hands. Every now and then they ordered the machines to stop so they could hear human voices – they had heard a young woman named Francesca buried beneath urging them to "hurry up", they said.

Scenes of grief and despair played out across the city as dazed survivors, some still in their underwear, others wearing pyjamas and slippers, wept or sought out family members.

Parts of the main hospital had to be evacuated because of fears of collapse and injuries had to be treated in the open air. As the city trembled repeatedly with aftershocks, one woman, whose sister was still trapped inside the ruins of a building cried out: "Enough God! Enough! Enough of these earthquakes."

About 5km away, in Paganica, all 8,000 residents had been evacuated and the small 18th century Church of the Immaculate Conception had a gaping hole in the roof, another in the centre on the façade, and its bells askew.

In Bazzano, relief workers were distributing pizza, water and soft drinks to the hungry, dusty locals. Nicoletta Tarquini, 78, looked lost as she sat in her purple pyjamas, crying. She said she didn't know when she would have the courage to return home.

Last night, rain was complicating rescue efforts but one firefighter in L'Aquila, Antonio Giangiobbe, had a miracle to report. He had been working from 10.30am on a building: "We knew there was somebody alive in there, and after digging for eight hours we pulled her out. "A wardrobe had fallen on her, protecting her from the two floors of debris that fell on top. She was calm but said, 'Hurry up hurry up, because I can feel the pressure on my legs.' She had been protected by the wardrobe."

Seismic events: Italian earthquakes

8 September 1905 Some 5,000 people killed when a 7.9 magnitude earthquake tears through Calabria, obliterating 25 villages.

28 December 1908 More than 82,000 people killed in a 7.2 magnitude earthquake which reduces Messina, Sicily's second town, to rubble. A tidal wave follows, causing more devastation.

13 January 1915 An earthquake measuring 7.0 strikes Avezzano in central Italy and kills 32,600.

27 July 1930 A quake measuring 6.5 strikes the region of Irpinia in southern Italy, killing about 1,400 people.

6 May 1976 An earthquake measuring 6.5 rocks Friuli in Italy's northeastern corner, killing 976 people and leaving 70,000 others homeless.

23 November 1980 Some 2,735 people are killed and more than 7,500 injured in an earthquake measuring 6.5. The epicentre is at Eboli but damage is reported over a huge area towards Naples.

13 December 1990 Earthquake centred in the sea off Sicily kills 13 people and injures 200.

26 September 1997 Two earthquakes measuring 6.4 kill 11 people and cause serious damage to the Basilica of St Francis in Assisi, ruining priceless medieval frescoes. A further quake measuring 5.1 hits Umbria days later causing damage.

6 September 2002 An earthquake measuring 6.0 strikes Sicily. Two people died from heart attacks triggered by the quake which also damaged artistic treasures.

31 October 2002 An earthquake measuring 5.9 hits Campobasso, south-central Italy, killing 30 people, most of them children, in San Giuliano di Puglia.

11 April 2003 An earthquake measuring 4.6 rocks northern Italy, rattling buildings from Milan to Turin and prompting officials to evacuate some schools.

George Soros warns 'zombie' banks could suck lifeblood out of economy - The Guardian, uk - link (aqui)

George Soros thinks the US economy will not recover until next year at the earliest. Photograph: Suzanne Plunkett/AP


• IMF estimates toxic debts could spiral to $4tn
• Morgan Stanley warns bear market not over

Billionaire investor George Soros has warned that bailing out banks could turn them into "zombies" that suck the lifeblood of the American economy, which he predicted is in for a "lasting slowdown".

He also cautioned that the recent rise in global stockmarkets is a "bear market rally because we have not yet turned the economy around".

His gloomy verdict weighed on Asian stockmarkets today, alongside a report that the International Monetary Fund now estimates that the toxic debts racked up by banks and insurers could spiral to $4tn (£2.7tn).

Tokyo's Nikkei index edged down 0.3% to 8832.85 while Hong Kong's Hang Seng fell 1.1% and Singapore's Straits Times index was down 2.1%. However, the FTSE 100 index in London rose 33 points to 4027.15 in early trading.

Soros said he does not expect the US economy to recover until next year at the earliest.

"The recovery will look like an inverted square root sign," he said. "You hit bottom and you automatically rebound some, but then you don't come out of it in a V-shaped recovery or anything like that. You settle down, step down."

His comments last night came after Morgan Stanley warned the bear market was not over. Its much followed strategy team led by Teun Draaisma moved its recommendation on equities from neutral to underweight.

The team said in a note yesterday: "We have to decide whether this is towards the end of another bear market rally that we should sell into now that hope has grown, or the start of a much larger advance, maybe even a new bull market. Our decision is to sell into strength now."

Soros stressed that restoring health to the "basically insolvent" banking system and the housing market is key to any recovery. The public-private investment funds introduced to rid US banks of bad debts will work but won't be enough to recapitalise the banks so they can start lending again, he said.

"What we have created now is a situation where the banks will be able to earn their way out of a hole but by doing that, they are going to weigh on the economy," Soros said. "Instead of stimulating the economy, they will draw the lifeblood, so to speak, of profits away from the real economy in order to keep themselves alive."

Analysts agreed that the financial system remains a problem and thought recent optimism that the worst may be over was overdone.

"The market's stance on banks had been too optimistic recently," said Nagayuki Yamagishi, a strategist at Mitsubishi Securities in Tokyo. "Some large US banks have already passed stress tests, but others haven't, and given that results are coming up soon, this simply reignited investor uncertainty."

Jaguar and Nissan to scoop £630m funding boost - The Guardian, uk - link (aqui)


Loans from European Investment Bank will be used to develop greener vehicles

Carmakers Jaguar Land Rover and Nissan are expected to win £630m of funding today from the European Investment Bank (EIB), the EU's main source of long-term lending.

Jaguar Land Rover has applied for £270m to invest in research and development of more fuel-efficient cars at its Midlands and Merseyside factories.

Nissan has asked for a £360m loan for a research and development project into cleaner cars, to be split between its plants in Sunderland in the north-east and Avila, Spain.

If the loans are approved by the EIB's board when it meets in Luxembourg today, they will still need a British government guarantee before any money is handed out.

Lord Mandelson, the business secretary, has pledged to help the industry with a £2.3bn funding package, including £1.3bn from the EIB. Most of it is in the form of loan guarantees, but there is also some direct aid for carmakers. There has been criticism of about how companies can obtain finance under the scheme.

The car industry has been hit hard by the global slowdown, and many manufacturers have shifted to part-time working and imposed pay cuts on their workers. Jaguar Land Rover has frozen pay and put its staff on a four-day week to avoid job losses; Nissan has cut 1,200 jobs at its Sunderland plant; Toyota has reduced pay by 10% and Honda has halted production at Swindon for four months.

UK new car sales dropped 30.5% last month from a year ago, the latest figures from the Society of Motor Manufacturers and Traders showed yesterday. The industry body is calling for a car scrappage scheme similar to those adopted in other European countries to reignite the car market.