terça-feira, 26 de janeiro de 2010

Stupida - Alessandra Amoroso

SPLENDIDA FOLLIA ALESSANDRA AMOROSO (DAL CD STUPIDA)

Alessandra Amoroso Estranei a partire da ieri (Senza Nuvole)

Sei bellssima - Loredana Berte

E La Luna Busso di Loredana Berte

Nomadi - Canzone per un'amica (Live)

Nomadi - Io vagabondo

è l'ora dell'amore - I CAMALEONTI -

Carmen Consoli - Pioggia d'aprile

Carmen Consoli - L'ultimo bacio

Simone Cristicchi - Ti regalerò una rosa [video ufficiale]

Claudia Mori - Non succedera più 1982

Anna Oxa E' tutto un attimo

Ti lascerò - Anna Oxa e Fausto Leali

quando nasce un amore Anna Oxa

Dov'eri? . Ivana Spagna

Ivana Spagna lupi solitari

Andrea Bocelli ft. Giorgia - Vivo Per Lei

Tiromancino - Imparare dal Vento (Italian Rock Band)

Tiromancino - Quasi 40 (Italian Rock Band)

Tiromancino - Un tempo piccolo (Italian Rock Band)

Renato Zero ANCORA QUI Video ufficiale (Matrix)

Bar é fotografia - Shubina Olga


Shubina Olga

Sleeplessness

Bar é poesia - Lavinia Saad


Lavinia Saad



Queria muito



(Lavinia Saad)









Queria muito não te amar.

Ou pelo menos, por tanto te amar

Saber dizer:

-- Te amo.



Em vez disso,

Eu me engano.

Por dentro eu falo,

Por fora me calo,

Por ora me dano.



Ou melhor ainda:

Finjo que não sei

(E não ouso saber)

Que te amo.

Bar é fotografia - Ilya Rashap


Ilya Rashap

Warm picture...

Após a terceira dose - bar é poesia




Certas...




(luiz alfredo motta fontana)




Certas festas não me incluem em convites

Certos jantares não me colocam à mesa

Certos acordares me esquecem em sonho

Certas noites não têm luares

Certas...

Comercial antigo - "Cartier" cigarette

Charge do dia



Pancho - Gazeta do Povo - curitiba, PR

Armani strega con la luna - La Stampa, it - link (aqui)

Armani crea per la collezione privè abiti di organza e cristalli che catturano i bagliori di una luna che si specchia in passerella.
Le silhouette sono scolpite da volute con curve strutturate come seducenti architetture.
Abiti da sogno e tra gli accessori ci sono anelli satellite con pavè di diamanti e collane con ciondoli di lune turche.






Esercizi di stile
26/01/2010 - TENDENZE

"Io senatore a vita? E’ una carica troppo importante e c’è chi la merita più di me"


ANTONELLA AMAPANE

INVIATA A PARIGI
Aurore boreali e bagliori d’argento. Si cambia pianeta sulla passerella di Armani stregato dalla luna, con una collezione d’alta moda che è un crescendo di cristalli e organze lattiginose, di sfavillanti tessuti metallici. «Evidentemente qui comincio a far paura...», commenta lo stilista che reagisce al secondo sgarbo dei francesi, lanciando una stoccata, con signorilità, a Dior.

Griffe che all’ultimo momento ha slittato l’orario alle 17,30, costringendolo a spostare il defilè alle nove di sera (risposta della maison Dior? «No comment»). Il primo spregio, ben più grave, risale al febbraio del ‘98. Quando - a pochi minuti dall’inizio - la sicurezza parigina gli negò il permesso di sfilare a Saint-Germain, in place Saint Sulpice, lasciando fuori 1500 ospiti. E lui dovette poi migrare a New York. Acqua passata. «All’inizio, avevo un complesso d’inferiorità nei confronti della couture, pensavo che i vestiti dovessero essere pomposi e ricamati. Poi ho capito che da me la gente vuole lo stile Armani pulito. E non è vero che l’alta moda si vende meno. Ho tante richieste per le cerimonie, i Golden Globe».

Ma le star pagano i vestiti? «No. Anzi alcune pretendono di essere pagate. Io non lo faccio. Molti capi vengono prestati, solo qualche volta li regaliamo. Le regine invece comprano. Paola di Liegi ha uno sconto e acquista normalmente, come pure Rania di Giordania. A lei omaggiamo qualcosa, ma è raro». La luna si specchia in pedana, offuscata da piccole nuvole, mentre scorrono abiti sirena strutturati, con bustier per donne crisalide che incedono sulle note di «The dark side of the Moon» dei Pink Floyd. Sulla gonna con lo strascico di una toilette da gran sera si ricorrono 5 mila paillettes cangianti, tutto è un gioco di curve e geometrie.

I pantaloni ergonomici di tessuto laminato disegnano silhouette slanciate, concluse da piccole giacche. In platea applaudono Anne Hathaway, Tina Turner e la fedele Claudia Cardinale, accanto a Paolo Sorrentino e Matt Dillon. Il pubblico è ipnotizzato dalle 42 uscite che sono magie d’artigianato certosino. Abiti per clienti che non hanno età. «Tante donne, invecchiando, migliorano, le rughe le rendono più interessanti», sottolinea Armani per la gioia di chi rifiuta il clichè «plastificato» (prezzo dei capi: dai 70 ai 100 mila euro. Costo della sfilata: 8 milioni). E a chi gli chiede se accetterebbe la carica di senatore a vita che Santo Versace ha proposto a Napolitano risponde: «I miei collaboratori andrebbero in visibilio. Io dico no grazie, è una carica troppo importante. Ci sono altre persone che la meriterebbero più di me».

A Parigi non è più tempo di allestimenti kolossal. Sfila in casa Dior, nell’atelier di Avenue Montaigne. In sei salottini decorati da 3 mila rose va in scena l’anacronistica cavallerizza di John Galliano. Fra tenute da caccia alla volpe, composte da giacche Bar (quelle del mitico New Look) rivisitate nei volumi e grandi gonne drappeggiate per montare all’amazzone. In testa, veletta e cilindro poggiato su chignon grandi come palloni. Ma è l’antipasto. Miss Dior - a giudicare dalla sventagliata di immense toilette - sembra organizzare solo balli da mille e una notte. Fatale, in corsetti strizzati e sottane di trine, faille di seta bicolori, guanti al gomito. Inutile chiedersi quando e dove oggi si possano sfoggiare modelli del genere. Ma tant’è. Galliano racconta favole dove lui suggella il lieto fine. Quando in tenuta da fantino d’antan, s’inchina di fronte a una mannequin per farle il baciamano e chiederla in sposa.

Tintoretto, storia di una famiglia L'ultima opera della scrittrice Mazzucco - Il Messaggero, it - link (aqui)



Il libro è a metà strada tra una biografia documentata, un romanzo, un saggio e una confessione autobiografica

di Renato Minore

ROMA (25 gennaio) - Davvero ci si stupisce di fronte all’ultimo libro di Melania Mazzucco Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana (Rizzoli, 1032 pagine, 42 euro). E lo stupore e l’appassionato coinvolgimento della lettura crescono di pagina in pagina, di capitolo in capitolo. È un libro che si impone sia per la sua mole davvero fuori di ogni misura, sia per l’eccezionale ricerca documentata, che è la linfa e il motore continuamente acceso da cui essa è alimentata. Pochi altri libri contemporanei possono reggere il confronto con un’impresa come quella avviata dalla Mazzucco e nel “doppio” con cui oggi è finalmente e felicemente conclusa.

In Jacomo Tintoretto e i suoi figli la Mazzucco ha prolungato l’oggetto che da dieci anni è al centro del suo pensiero e lo occupa quasi ossessivamente. Due anni fa aveva pubblicato il primo tempo, La lunga attesa dell’angelo (sempre da Rizzoli) in cui si delineava come protagonista Jacomo Robusti detto il Tintoretto, nella lunga confessione a Dio dei quindici giorni che precedettero la sua morte nel marzo del 1594. E così scioglieva la continua documentazione di fonti e di testi nella verosimiglianza appassionata del racconto che, muovendovi sul registro della memoria, abbracciava liberamente l’intera esistenza del pittore e combinava le sue vicende artistiche con quelle familiari di marito e di padre, con quattro maschi e quattro femmine, più Marietta, la più amata, nata fuori dal matrimonio.

Ora il cammino è diverso e completa la seconda parte del dittico narrativo. Dinnanzi al suo tema e alla fascinazione che da esso deriva, la strategia di approccio ha stabilito due percorsi singoli e comunicabili, il primo “creativo”, il secondo più strettamente “biografico” , anche se la delimitazione del canone non va intesa in modo strettamente vincolato e vincolante. Jacomo Tintoretto e i suoi figli è in primo luogo una biografia, una straordinaria biografia che, dalla libera interpretazione dei fatti, passa ad un’indagine appassionata della verità storica, costruita sulla base di documenti originali e spesso inediti.

Una biografia di un pittore che aveva sempre stupito per la sua rapidità, che con «ribalda disinvoltura» utilizzava le idee degli altri pittori e le loro intuizioni, il cui successo faticosamente raggiunto fu in una città dove si annidavano nemici sempre pronti ad affilare le armi, primo tra tutti Tiziano. Un grande creatore di sterminati teleri narrativi che utilizzò anche la concorrenza sleale, la minaccia fisica, il dumping, la contraffazione, che sapeva dipingere alla maniera dei pittori più graditi alla committenza, grande pittore scenico e cinematografico (Sartre scrisse che fu il primo cineasta della storia) che inventò la rappresentazione di un cielo che è. Una biografia che è anche saggio, racconto, romanzo, confessione autobiografica, secondo un modello narrativo davvero “anfibio” che si inoltra nella storia principale (quella di Jacomo e della sua famiglia, la moglie Faustina, i figli, le figlie suore e quella illegittima, i nipoti rinnegati) attraverso il nodo germinativo di tante piccole “altre” storie da cui è formata la ghirlanda complessiva del racconto.

E il racconto si dipana da un dettaglio, da un frammento, che può essere la descrizione di un quadro, un documento rivelatosi, o perduto. Dopo tanta ricerca, una fantasia o uno spunto improvvisamente acceso da una traccia labile, da «pochi detriti» da oggetti all’apparenza «fracassati e inutili». E così si costruiscono le tante storie che fanno la storia familiare di Tintoretto, con i figli Dominico e Marco, Lucrezia e Gieronima (la storia della loro vita conventuale costruisce un vero e proprio seducente romanzo nel romanzo che vive di luce propria) costruendola non in senso geometrico, e senza mai cadere nello status enciclopedico o del compendio. Ma come continua sfolgorante messa in scena, prodiga inesauribile di esempi, di eventi, di personaggi, in una Venezia cinquecentesca ricostruita mirabilmente nella sua identità e nella sua materialità, calli, palazzi, case, botteghe, feste, guerre, epidemie, zuffe notturne, passi rumori corpi.

Tutta la sua gente, autentiche star dell’epoca come l’Aretino o Sansovino o il tipografo Marcolini, i dogi, gli eroi di guerra e le figure di cortigiane, ambulanti, faccendieri, musicisti, nobili, ambasciatori, tutto il variegato tessuto sociale e umano della città lagunare che si anima sulla pagina quasi come le «centinaia di cittadini potenti e insignificanti» messe al mondo dal «pennello diabolico» del pittore «ispido, introverso, sarcastico, insofferente delle regole e delle gerarchie, in una società spietatamente gerarchica». Barthes ha scritto che tanto più l’analisi si polverizza sui frammenti e sul particolare, tanto più si rischia nelle biografie di perdere di vista il senso generale del racconto, il suo colore, il suo contesto. Non è il caso della Mazzucco, della sua «giostra convulsa di corpi di carne e dipinti scagliati nello spazio e nel tempo, in equilibrio precario perché l’esistenza degli uomini è sempre sul punto di franare». La sua pazienza apicolare e certosina costruisce il contesto e il colore della narrazione attraverso minime molecole narrative sciolte dentro il “fiato” del racconto in cui le mille comparse compongono le tessere di un mosaico in continuo movimento e assestamento.

La sua scrittura limpida e calibrata al dettaglio, appassionata, ma senza pathos superfluo, mette sul tappeto anche le indecisioni, le fratture, le gioie personali della ricerca: «ho letto decine di migliaia di nomi nei registro di tutte le parrocchie di Venezia in cui qualche elemento, anche labile, potesse far supporre che lei avesse vissuto» scrive ad un certo punto la Mazzucco a proposito dell’enigma rappresentato da Marietta in uno dei capitoli più felici del libro dedicato al suo mito nei secoli, alla stratificazione della sua leggenda di donna libera e inventiva che sacrifica la sua esistenza (e la memoria della sua arte) ad un padre-padrone maestro.

Addio a Pernell Roberts, l'Adam Cartwright della serie Bonanza - Il Messaggero, it - link (aqui)



ROMA (25 gennaio) - Pernell Roberts, attore del cast originale della serie western Bonanza, è morto nella sua casa di Malibu a 81 anni. Roberts aveva avuto la parte di Adam, il maggiore dei fratelli Cartwright, fin dal 1959, l'anno di inizio dello show. L'attore aveva lavorato a Bonanza per sei anni e successivamente in produzioni teatrali e a Hollywood. Nel 1979 era tornato alla tv nella serie Trapper John, M.D. in cui aveva indossato il camice del dottor John McIntyre per sette stagioni.

Slimbridge, divorzia una coppia di cigni Esperti sorpresi: «Evento raro» - Corriere Della Sera, it - link 9aqui)

(Ap)


Gli studiosi: «separazione legata forse alla impossibilità della coppia di procreare»

La storia di Saruni e Sarindi, ospiti del parco britannico di Slimbridge


MILANO - Saruni e Sarindi hanno divorziato. Lasciando sorpresi gli esperti in materia. Perché Saruni e Sarindi sono due cigni di Bewick (o cigni minori) del parco britannico di Slimbridge, in Gloucerstershire. E il divorzio è un evento raro per questi uccelli, abituati a restare con lo stesso compagno per tutta la vita.

LA STORIA DI SARUNI E SARINDI - Il cigno femmina Saruni e il maschio Sarindi - insieme da circa due anni - non si guardano nemmeno più e si sono trovati nuovi compagni. Al ritorno dalla migrazione annuale in Russia, gli studiosi del parco di Slimbridge hanno visto arrivare Sarindi senza la compagna, ma con un nuovo esemplare di cigno al suo fianco. A quel punto si è temuto che Saruni fosse morta, visto che il decesso del compagno è l'unico motivo che di solito spinge i cigni a trovarsi un nuovo partner. Ma subito dopo è arrivata anche lei, a sua volta con un nuovo "marito". Nei giorni a venire, gli esperti hanno notato anche che Saruni e Sarindi non sembravano riconoscersi e, pur vicini, non mostravano segni di familiarità. L'evento, che sembra abbia solo un precedente secondo i dati del parco di Slimbridge, dovrà essere esaminato. Il motivo più plausibile ipotizzato dagli esperti è che la coppia non riusciva a concepire figli: i due partner potrebbero aver deciso per questi motivo di cercare nuovi compagni. (Fonte Ansa)


25 gennaio 2010

Amore, peccato e redenzione Ultra Erotica, in mostra la sensualità della morte - Corriere Della Sera, it - link (aqui)

A Roma anche l'artista Makiko Sugawa
Un'opera del fotografo John Santerineross

A Roma anche gli scatti di Estevan Oriol,«il fotografo di L.A.»
Alla «Ultra Erotica» anche l'italiano Roberto Baldazzini





Un'opera del fotografo Atsushi Tani
Un'altra opera di Michael Hussar
Sarà inaugurata sabato 30 gennaio nei locali della galleria romana Mondo Bizzarro la mostra collettiva «Ultra Erotica». Eros e Thanatos: l’istinto primordiale della creazione e il suo opposto la distruzione e la morte, si intrecciano nelle opere di otto autori internazionali. Olio, acrilico, china e fotografia: tecniche differenti per uno unico scopo, evocare la straordinaria sensualità della morte. Artista di punta della collettiva sarà il californiano Michael Hussar. In alto una sua opera


Otto autori internazionali esporranno le loro opere dal 30 gennaio alla galleria romana Mondo Bizzarro

ROMA - Sarà inaugurata sabato 30 gennaio nei locali della galleria romana Mondo Bizzarro la mostra collettiva «Ultra Erotica». Eros e Thanatos: l’istinto primordiale della creazione e il suo opposto la distruzione e la morte, si intrecciano nelle opere di otto autori internazionali. Olio, acrilico, china e fotografia: tecniche differenti per uno unico scopo, evocare la straordinaria sensualità della morte.

MICHAEL HUSSAR - Artista di punta della collettiva sarà il californiano Michael Hussar, classe 1964 per la prima volta in Italia. Nelle sue preziose tele a tinte oliate sono ritratti personaggi neo-barocchi in pose teatrali e drammatiche, eppure grottescamente ammiccanti. Nel Belpaese Hussar è poco conosciuto se non dagli ambienti goth-dark di una certa levatura, al grande pubblico è arrivato solo attraverso la copertina del libro di Isabella Santacroce V.M. 18, opera controversa, ben rappresentata da Hussar. Amore, peccato, redenzione e morte sono i temi dominanti che emergono da ogni pennellata. Ecco come il pittore descrive il suo lavoro: «Uno scatto voyeuristico all'umanità percepita, un meraviglioso mondo gotico illuminato dall'area grigia tra la verità e la menzogna».

ULTRA EROTICA - Alle sconvolgenti opere di Hussar si aggiungono altre inquietanti produzioni erotiche. Due gli italiani presenti: l’ineffabile Roberto Baldazzini con le sue aristocratiche pin-up transgender, un veterano dell’erotismo in grafica, e Zoe Lacchei, amata in Giappone per il suo «Geisha Project», che ha realizzato alcune opere a tecnica mista per il Marilyn Manson Gold Disc (Golden Age of the Grotesque). Ma dal Giappone non potevano mancare alcuni protagonisti autoctoni: la giovane Makiko Sugawa e due fotografi Ken-ichi Murata e Atsushi Tani che, con le loro opere oniriche, esplorano le bizzarrie tipiche dell’eros nipponico. Per il surrealismo pop americano sono da segnalare anche il fotografo neo-simbolista John Santerineross con le sue aspre critiche alla morale del cattolicesimo (in esordio europeo) e Estevan Oriol, «il fotografo di L.A.» che dopo il sodalizio con Mr Cartoon, uno dei più famosi tatuatori di Los Angeles, consolida il suo legame con la street culture.

Lavinia Hanay Raja
25 gennaio 2010

Eva Longoria, desesperada por volver - Vanitatis, es - link (aqui)

Eva Longoria (GQ).


@Vanitatis.com - 26/01/2010

Eva Longoria ya estaba desesperada por volver a la pequeña pantalla. Finalmente será mañana cuando la actriz con raíces astures regrese a la célebre Mujeres Desesperadas con un capítulo lleno de interesantes episodios. Un adelanto: Gaby, la ex del jardinero John, reaparece en escena.

Fuera de la televisión, la vida de Eva es igual de interesante. Los vecinos de Longoria, una pequeña aldea de 60 habitantes cerca de Gijón, se han quedado esperando su visita que se demora y demora debido a los numerosos compromisos profesionales de la esposa del jugador de la NBA, Tony Parker. Después de abrir un restaurante en Hollywood, ahora lo ha hecho en Las Vegas.

Hace aproximadamente un mes que Eva, que ha participado en el último videoclip de Alejandro Sanz, ha inaugurado en la capital del estado de Nevada 'Beso', un local que combina la pasión de la actriz por la cocina con la influencia latina bajo el talento del chef Todd English.

Cuando lo hizo en Hollywood declaró estar "muy nerviosa" por la apertura del establecimiento y aseguró que hace "el mejor guacamole del mundo" y es "famosa por su sopa de tortilla".

Entonces, los primeros clientes de 'Beso' fueron las otras protagonistas de la popular serie Mujeres Desesperadas, Doug Savant, Felicity Huffman y Nicolette Sheriden.

Tal fue la aceptación del nuevo restaurante de la actriz, que la ex spice girl Victoria Beckham se apuntó a la aventura hostelera y comentó que abriría un bar-casino con ella, que ahora se ha materializado con la imagen de la intérprete de la célebre serie en el nuevo local en la capital del juego y el azar.

Se espera que por el local comiencen a desfilar personalidades de la talla de Tom Cruise, Katie Holmes, David Beckham… Al igual que otros grandes nombres de show business, Eva Longoria también tiene perspectiva empresarial.

Jennifer López, Bruce Willis, que fundó junto a Sylvester Stallone, Whoopi Goldberg y Arnold Schwarzenegger la cadena de restaurantes 'Planet Hollywood', o Gloria Estefan cuentan con su restaurante particular.


Isabel Pantoja también tendrá su 'tv movie' - El País, es - link (aqui)

Isabel Pantoja, durante un concierto en Madrid en 2007.- CLAUDIO ÁLVAREZ

Telecinco prepara una película sobre la vida de la cantante tras la emisión de una sobre Paquirri

AGENCIAS - Madrid - 25/01/2010


Artista temperamental, mujer apasionada e indiscutible figura mediática. Éstas son algunas de las facetas que, según Telecinco, mejor definen a Isabel Pantoja, cuya vida será recreada en la nueva tv movie que prepara la cadena.

Pantoja es una de las figuras indiscutibles del espectáculo, y no sólo por su talento artístico. La cantante saltó a las páginas de la prensa del corazón muy joven, tras su matrimonio con el torero Paquirri y más tarde como viuda de España tras la muerte de éste en la plaza. Sin embargo, su época más polémica llegó hace unos años, cuando comenzó una relación con el ex alcalde de Marbella, Julián Muñoz, implicado en numerosos casos de estafa urbanística. La cadena de Fuencarral, cree que toda esta vida llena de tragedia, éxito y escándalos, debe ser llevada a la pequeña pantalla en forma de película.

El proyecto de ficción sobre la vida de la tonadillera se encuentra todavía en una fase preliminar, pues Telecinco aún no ha elegido productora asociada para desarrollar los guiones y seleccionar el reparto. Luz Valdenebro interpretó el papel de Isabel Pantoja en la tv movie Paquirri, pero fuentes de Telecinco han señalado que ahora se abre un proceso de casting en el que se decidirá si se cuenta o no de nuevo con la actriz.

Esta nueva apuesta se sumará a otras ficciones de carácter biográfico en las que también está trabajando la cadena -como las que recrean las vidas de la duquesa de la Duquesa de Alba y Alfonso de Borbón y la historia de amor de los príncipes de Asturias-, género en el que Telecinco debutó el pasado año con el estreno de Paquirri , que cosechó una media de 3.088.000 espectadores (18% de cuota de pantalla) en su primera entrega y 3.369.000 espectadores (19%) en su segunda parte.


Alta gastronomía a pie de calle - El País, es - link (aqui)

Una periodista japonesa retrata un vaso de cerveza en la taberna La Ardosa.- CLAUDIO ÁLVAREZ


Madrid Fusión organiza rutas para descubrir los encantos culinarios de la ciudad - La cumbre internacional se despliega por primera vez en el asfalto

ROSA RIVAS - MADRID - 26/01/2010


"¡Mmm! Voy a estar en Madrid sólo una semana y me gustaría estar un mes", exclama Michelle Rowe, redactora de The Weekend Australian Travel, mientras saborea un salmorejo y escanea con mirada curiosa los azulejos y la barra de la taberna La Ardosa. Junto a ella, media docena de periodistas gastronómicos de Japón, Estados Unidos, Singapur, Rusia y Austria que, recién aterrizados en la ciudad, prueban una "gastrorruta por lugares del centro madrileño con atractivo culinario". Los exploradores conocen el terreno de la alta cocina. Abren mucho ojos y boca cuando hablan de su admiración por "el mejor cocinero del mundo", pero también cuando prueban las tapitas caseras y de fusión con las que se esmeran los locales anfitriones.

"Qué buena idea, esto de mostrar que se puede comer bien en todos los sitios, no sólo en los restaurantes famosos", dice Joycelline Tully, de la revista de Singapur Escape and Business Times, mientras recoge folletos de los bares centenarios de Madrid y hace malabarismos con la Blackberry y la cámara, de las notas a las imágenes. Lo mismo hacen sus colegas, con electrónica o libretas, interesados por nombres, conceptos y artesanías de lo sólido y lo líquido. "¿El salmorejo es un gazpacho cremoso?". "¿En Madrid se bebe más vino o cerveza?". "¿Se come mucha tortilla de patatas?". Y disfrutan como niños en el recreo cuando el panadero de Viena La Crème, Paco Fernández (quinta generación en el oficio), les explica los secretos de la masa. Para sorpresa y complicidad de los periodistas nipones, Koji, el pastelero que trabaja en el obrador, explica los panes que sus paisanos están empezando a adorar.

Este recorrido de quienes luego contarán sus "experiencias sabrosas españolas" a los lectores de sus países incluye los bares de tapas más emblemáticos del centro, restaurantes con carisma, panaderías, tiendas de especias, de productos ecológicos, de vinos... El paseo con catas dura unas tres horas y cuesta 30 euros. Pero está pensado para que los madrileños, estables y de paso, se introduzcan en el valor de lo que ofrece su ciudad. Para las rutas de hoy, el sábado y el domingo (a las doce de la mañana) está apuntada gente del barrio, de distintas edades, hombres y mujeres, aunque la media de la curiosidad gourmet parece estar entre los 30 y los 45 años, dicen los responsables de la gastrolibrería A Punto (www.apuntolibreria.com), en Pelayo, 60.

Y es que Madrid Fusión sale este año a la calle. La octava edición de la gran cumbre gas-tronómica, que arranca hoy en el Palacio Municipal de Congresos del Campo de las Naciones, extiende sus actividades al ámbito urbano. Mientras despliegan sus novedades y tendencias creativas en el escenario Ferran Adrià, Arzak, Roca, Aduriz y Acosta -entre otras figuras del nutrido panorama de la vanguardia espa-ñola- , los ciudadanos y los numerosos visitantes nacionales y extranjeros (hay cientos de periodistas acreditados) siguen las pistas que ofrece Madrid. La ciudad de los 15.000 bares está llena de pistas con sabor.

Y de eso se ocupa el Gastrofestival que estrena Madrid Fusión, que engloba catas y experiencias sensoriales en mercados, restaurantes, tiendas de menaje y centros culturales (hasta hay un concurso de fotografía con la cámara rudimentaria-chic Lomo). Comenzó ayer y culminará el domingo 31 de enero. Durará más, por tanto, que los tres intensos días para profesionales de MF.

Las gastrorrutas también se adentrarán por los caminos de la cultura (la gastronomía lo es, "yes, indeed", dicen los anglosajones). Para los amigos de los museos y del comer, otra pista: los cuadros de explosión vegetal de Arcimboldo, las obras frutales de Zurbarán, la última cena de Tintoretto, teatro para despertar el paladar infantil... En el Thyssen, la Academia de Bellas Artes de San Fernando o el escenario Fernán-Gómez de la plaza de Colón, quienes quieran pueden comer con los ojos.

Bocados urbanos

- Tapas a tres euros y comidas con estrellas. Las mejores barras de la capital ofrecerán un pincho más cerveza por tres euros; y lo harán más de 60 locales (consultar lista completa en www.esmadrid.com/gastrofestival). También habrá cenas y comidas en restaurantes prestigiosos y con estrella con precios especiales de 25, 40 y 75 euros. Cocineros madrileños serán anfitriones de colegas extranjeros.

- Mordiscos de cultura. Museo, librerías y galerías de arte ofrecerán visitas guiadas para saborear obras estéticas y hallar simbologías culinarias.

- Tiendas con descuento. Unas 40 tiendas de menaje y delicatessen, más algunas escuelas de cocina, ofrecerán descuentos.

- En el ciberespacio. El gran escaparate

de la cumbre gastronómica Madrid Fusión (www.madridfusion.net) tiene este año una ventana en YouTube, donde el público podrá espiar las novedades que los chefs y los profesionales presentan.


Comando da campanha de Dilma quer apoio de aliados para rifar Temer - Estadão online - link (aqui)



Tática preserva aliança com PMDB, mas, na avaliação do governo, o deputado não tem voto nem agrega apoio

Vera Rosa


BRASÍLIA
O comando da campanha da ministra da Casa Civil, Dilma Rousseff, ao Palácio do Planalto tem resistências à indicação do presidente da Câmara, Michel Temer (PMDB-SP), como vice da chapa petista e procura construir alternativas na seara do PMDB sem deixar digitais na operação política. Na expectativa de que muitos aliados desejem rifar Temer, petistas estimulam agora, nos bastidores, os partidos da frente de apoio a Dilma a opinar sobre o vice.

A tática não implica mudança na estratégia geral. O presidente Luiz Inácio Lula da Silva e o PT querem o PMDB de vice na chapa e avaliam a parceria como fundamental para eleger a chefe da Casa Civil. O problema está concentrado em Temer, que, na opinião do governo, não tem voto nem agrega apoio, apesar de ser de São Paulo, o maior colégio eleitoral do País.

A dobradinha com o PMDB foi assunto da reunião promovida pela corrente Construindo um Novo Brasil, majoritária no PT, na sexta-feira e no sábado, em São Roque. O ex-ministro da Casa Civil José Dirceu repetiu ali a opinião manifestada por Lula em dezembro: a candidata precisa ser consultada antes de batido o martelo sobre o vice.

"Não existe indicação de vice sem acordo mútuo entre os partidos da coalizão que apoiará a candidatura", afirmou Dirceu, insistindo em que a posição era pessoal e já havia sido manifestada em seu blog. Para o ex-ministro ? que voltará a ocupar assento na direção do PT ao lado de outros réus do mensalão ?, a prioridade, hoje, não é o nome do vice, mas sim a montagem dos palanques estaduais.

As cúpulas do PT e do PMDB marcaram novo encontro para amanhã, na tentativa de fechar acordo em Estados onde os dois partidos vivem às turras, como Pará, Bahia, Ceará, Mato Grosso do Sul e Minas. O ministro das Comunicações, Hélio Costa, quer concorrer ao governo de Minas e está em rota de colisão com o PT ? que tem dois pré-candidatos, o ex-prefeito de Belo Horizonte Fernando Pimentel e o ministro do Desenvolvimento Social, Patrus Ananias.

Costa admite trocar a disputa em Minas pela vaga de vice de Dilma, mas fatia considerável do PMDB torce o nariz para essa ideia. Para fortalecer Temer, a convenção do PMDB ? que vai reconduzi-lo à presidência do partido ? foi antecipada em um mês, de março para 6 de fevereiro. No fim do ano passado, o nome de Temer apareceu na Operação Castelo de Areia, da Polícia Federal. Ele classificou como "safadeza e indignidade" a denúncia de que teria recebido R$ 410 mil da construtora Camargo Corrêa entre 1996 e 1998.

O presidente do Banco Central, Henrique Meirelles, cristão novo no PMDB, também está de olho na cadeira de vice e a opção ganha força no governo. Mas auxiliares de Lula dizem que o Planalto não vai esticar a corda se perceber que só Temer garantirá a manutenção da aliança.

Em dezembro, Lula provocou a ira do PMDB ao sugerir a indicação de uma lista tríplice para que Dilma escolhesse seu vice. "Isso é que nem casamento", comparou o presidente. "Quem vai casar com o vice é a candidata e você não pode empurrar alguém que não tenha nenhuma afinidade com ela, porque aí será a discórdia total, não é?". Dias depois, Lula tentou jogar água na fervura da crise. "Temer é um grande companheiro", elogiou.

Convencido de que está em curso a fritura de Temer, o líder do governo no Senado, Romero Jucá (PMDB-RR), avisou que seu partido não aceitará imposições. "O PMDB não veta ninguém, mas também não admite ser vetado." Depois, mais cauteloso, afirmou que "o PMDB é uma sorveteria cheia de qualidades" e tem outros nomes. Destacou, porém, que Temer é o que mais unifica a sigla.

"Do jeito que o PMDB está fazendo, não está adequado", disse o líder do PT na Câmara, Cândido Vaccarezza (SP). "Eles acham que há um tensionamento no PT e estão vendo briga onde não existe". Para Vaccarezza, Temer é a melhor opção. "Há companheiros que acham outra coisa, mas quem vai decidir é o PMDB, Dilma e os partidos da frente, com pouco peso do PT", amenizou.

COLABOROU EUGÊNIA LOPES

A esqualidez do luxo - Estadão online - link (aqui)


Corpos são negativamente cevados na dieta da fome para se ajustar à gratuidade do esteticismo da alta costura

José de Souza Martins*


Para os antigos gordura era bom, e o nosso Jeca Tatu só se tornou saudável quando ficou roliço

O retorno da celeuma sobre a esqualidez das modelos nos desfiles de moda é uma útil investida crítica sobre o que a sociedade da ostentação e do consumo vem fazendo com o corpo humano, especialmente o corpo da mulher. O que, em livro referencial e clássico, Gilda de Mello e Souza chamou de espírito das roupas desdobra-se hoje e até se degrada num conjunto de manipulações da indumentária como recurso para definir identidades sociais de uma parte da sociedade cada vez mais insatisfeita com sua aparência e sua apresentação pessoal. A moda é passageira. No caso da roupa, mais passageira ainda, submetida ao tempo e ao ritmo da indústria muito mais do que ao da criatividade dos estilistas, que a eles se adaptam.

A moda é indício de uma necessidade social própria da modernidade que é a de mudar os adereços das identidades para ser novo e diferente numa sociedade massificada em que é próprio ser igual e repetitivo. Ela é um recurso contra a desidentificação e também contra o definitivo no falso novo que se anuncia todos os anos em monumentais desfiles de apresentação de tecidos e trajes; que propõem, àquela humanidade que pode e tem os meios, caras e corpos esculpidos como peças de museu de arte. Um recurso de busca da eternidade na transformação do temporário em monumental.

Esse é um mundo fascinante, sobretudo se visto de seus extremos e dos lugares mais improváveis de sua ocorrência. Um desses extremos é o da moda eclesiástica, de que em Roma se pode ver várias lojas, com vitrinas largas, padres e freiras, mais elas do que eles, contemplando atentamente as novidades das vestes litúrgicas que, pela função ritual, supostamente não contêm inovações. No entanto, no que parece ser a mesma veste desde séculos, há finos e delicados ornamentos que sofrem pequenas mudanças estéticas para expressar algo que não muda nem pode mudar. Uma necessidade cultural mais de estilo do que de moda. Com a diferença de que é moda que se ajusta ao corpo e não corpo que se ajusta à moda. Outro extremo é o da massa desprovida de meios à qual a moda chega tardia e residualmente, aquela parte da população que pode se dar ao luxo de andar fora de moda, os que se satisfazem com o que já é insatisfação dos outros.

Juntamente com a maquiagem, a moda acaba expressando um crescente desapreço pelo próprio corpo na busca de sempre nova identidade. É verdade que o que se vê nos desfiles de moda rarissimamente se vê nas ruas e mesmo nas cerimônias de grande ostentação social. Portanto, uma insatisfação atendida muito mais pelo anúncio do novo do que por sua concretização. Nas cerimônias e recepções de que tive oportunidade de participar, por dever de ofício, em diferentes países, nunca vi ninguém trajado na moda dos desfiles. Nem mesmo num encontro com os reis da Espanha, com os quais conversei numa recepção nas Nações Unidas, em Genebra. A rainha estava vestida de maneira simples, mais preocupada em fazer perguntas sobre problemas que nos afligem a todos do que com o seu traje.

Até porque trajar as roupas dos desfiles de moda imporia dificuldades de locomoção fora da passarela, não só pelo descabido em cenários que tendem à uniformidade como também pelo impacto visual no entendimento das pessoas comuns. Foi, aliás, o que ocorreu com o arquiteto e artista plástico Flávio de Carvalho, em 1956, ao desfilar no centro de São Paulo com o seu Traje de Verão, o público aparentemente dividido entre vaiar e agredir aquele estranho homem que trajava um saiote.

Isso não tira mérito nem beleza das criativas inovações nos desfiles de moda e nas proposições imaginárias neles implícitas. Mas o detalhe que deve ser considerado criticamente é a crescente e descabida esqualidez das modelos. Sem desconhecer os comprometimentos de saúde já apontados por diferentes especialistas, há que considerar o aspecto sociologicamente mais problemático na ideologia subjacente à relação entre a moda e o corpo. Examinando várias das fotografias de modelos em performances destes dias, tive a impressão de que a moda entrou em guerra com o corpo e se embrenhou no caminho fatal de definir como ideal e belo o corpo desencarnado, transformado em mera armadura de roupas deslumbrantes. Um cabide que anda.

Trata-se de uma exacerbação da concepção de luxo em conflito com a materialidade do corpo que, por isso mesmo, precisa ser não só adestrado, mas negativamente cevado na dieta da fome para se ajustar à gratuidade do esteticismo da alta costura. Num país como o nosso, governado por um regime que é derivação da ideologia do Fome Zero, a contradição se torna incômoda em face do ideal político de saturar de alimentos os famintos, supostos e reais, e engordar os magros. O que ganha sentido na nossa cultura popular mais antiga e rústica da gordura como sinal de saúde. Os antigos, com alguma razão, entendiam que magreza era doença e temiam como enfermidade a falta de apetite. Era o tempo do Jeca Tatu, que se tornou são quando ficou roliço. A captura do corpo pelas concepções dos desfiles de moda inverte nosso imaginário alimentar sem nos educar nem melhorar nossa qualidade de vida.

A moda, mesmo não chegando às ruas, se dissemina aos poucos e, não raro, com atraso nas outras classes sociais que não a dos abonados que frequentam os desfiles de moda e consomem suas criações. O ideal de beleza e elegância foi subjugado pela servidão da fome e por aí se espalha. Aquela esqualidez das modelos sutilmente se difunde através da entrada da moda em linha de produção, como fonte de imitativa aspiração de beleza coletiva. Multidões, hoje em dia, submetem-se seja à disciplina dos exercícios industrializados seja à indústria das dietas alimentares para ajustar o próprio corpo ao ideal de beleza das passarelas. Ideal que ao mudar anualmente, renova ciclicamente as bases imaginárias da rejeição do próprio corpo em nome do corpo alheio. Como acontecia com Alice, do outro lado do espelho, de Lewis Carroll: quanto mais caminhava mais longe ficava do destino.

*Professor emérito da Faculdade de Filosofia, Letras e Ciências Humanas da Universidade de São Paulo. Entre outros livros, autor de A Aparição do Demônio na Fábrica (Editora 34)

Empreiteira fez "tráfico de influência", diz PF - Folha de São Paulo - link (aqui)





Relatório da Operação Castelo de Areia afirma que doações da Camargo Corrêa a candidatos estavam relacionadas a obras


Advogado da empresa diz que não fará comentários sobre documentos que estão sub judice; decisão do STJ suspendeu a operação

FERNANDO BARROS DE MELLO
LILIAN CHRISTOFOLETTI
DA REPORTAGEM LOCAL

O relatório conclusivo da Polícia Federal sobre a Operação Castelo de Areia, que investiga a construtora Camargo Corrêa, diz que a empresa fez doações a candidatos e partidos políticos durante a eleição de 2006 de olho em obras públicas. O objetivo, informaram agentes, seria o "tráfico de influência".
Segundo a PF, após análise detalhada de mais de 200 doações, conclui-se que alguns dos repasses estão "relacionados a alguma obra, o que pode indicar que estas doações possam ser fruto de tráfico de influência". "O grupo [Camargo Corrêa] "doou" pouco mais de R$ 4 milhões com objetivo de beneficiar partidos e/ou órgãos onde teria interesse direto", diz trecho que faz parte de um dos relatórios da Polícia Federal a que a Folha teve acesso.
O advogado da empresa, Celso Vilardi, afirmou que não irá tecer comentários sobre documentos que estão sub judice.
Desde a semana passada, por ordem do Superior Tribunal de Justiça, toda a operação está suspensa. A defesa argumenta que a investigação começou de forma irregular e que, por isso, todos os documentos apreendidos na Camargo Corrêa ou na casa dos diretores devem ser considerados nulos, inclusive a planilha de doações eleitorais.
Em uma das listas apreendidas pela PF, que estava armazenada digitalmente num pendrive apreendido com um dos diretores da empresa, há o registro de duas doações de R$ 400 mil cada uma, feitas em dinheiro e sem registro de recibo, para a "Eletrobrás-MMM". Ao lado de uma das doações, aparece, na coluna "observações", o nome "Silas".
Silas também é citado no "candidato" Comitê (Eletrobrás). Nesse caso, foram duas doações em cheque, totalizando R$ 260 mil, para o comitê financeiro do PMDB. A PF não localiza quem é Silas.
Há ainda o registro de doações, também em dinheiro e sem recibo, para os metrôs de Salvador (R$ 263,8 mil) e de Fortaleza (R$ 87 mil).
"Desta forma, temos doações relacionadas a obras públicas executadas pela Camargo Corrêa, como metrô de Salvador, metrô de Fortaleza e Rodoanel, além da citação de órgãos públicos junto aos quais a empresa presta algum tipo de serviço, tais como EMTU (Empresa Metropolitana de Transportes Urbanos de São Paulo) e Eletrobrás-MMM (sigla esta relacionada ao Ministério das Minas e Energia)", complementa a análise da polícia.
A planilha apreendida traz um outro campo com siglas, que, segundo a PF, seriam os nomes de diretores e membros do conselho da Camargo Corrêa "responsáveis pela solicitação das doações".
Noutro documento os agentes alertam para a prática de "doações ocultas", ocorrida quando a empresa dá o dinheiro ao partido para que este o repasse aos candidatos. Na planilha há várias citações de doações a "Partido -Lula", "Partido -Serra" ou "Partido Alckmin", todas registradas oficialmente e com a relação dos recibos.

Janio de Freitas - Folha de São Paulo - link (aqui)




Ai, que campanha

Ver Dilma discursar dá uma sensação de fora de lugar, falta de bossa; Serra é orador com discurso de papel, sem garra



O QUE MAIS ANIMA uma campanha eleitoral longa como a nossa, em condições normais, é a guerra, entre os principais candidatos, de diretas e indiretas espirituosas e ferinas, espontâneas e bem encaixadas, que fazem comparar a vivacidade ou a autoconfiança de um e de outro, traços de personalidade ou mesmo de concepção de vida, governo e política.
Não é o que se pode esperar de Dilma Rousseff e José Serra. Naquele sentido, pior do que serem tão semelhantes, é que são muito desanimadores. Quem vai ficar com o papel de injetar alguma espontaneidade na disputa dos dois é Lula, mas a perspectiva de ouvi-lo ainda mais é, para muita gente, quase assustadora. Ou mais que isso.
A cada vez que ouço/vejo a candidata-ministra discursando em um dos comícios, ou atos "de governo", é uma sensação de fora do lugar, de quadro de cabeça para baixo, que só não desligo como penitência pela profissão adotada.
Não é só falta de traquejo, como se poderia deduzir da insistência oposicionista em que Dilma nunca fez campanha, nem ao menos fez política em escala maior. É uma falta que não tem a ver com inteligência, cultura, educação. É um talento específico que falta, a falta de bossa. Na conversa a coisa pode ir muito bem, mas, diante de público, desanda. Ou melhor, não anda: é aquele corpo estático, os gestos não combinam com as palavras, as palavras não combinam com a alternância da ênfase, e o rosto, coitado, é traído pela perversidade do medo.
Se tudo dependesse de traquejo, Serra, com tantas campanhas feitas, por certo não seria um caso a admirar-se, mas estaria na média, entre os que não chegam a reavivar, ao ouvi-lo, a vontade distante de uma profissão mais aérea. Inclusive porque Serra tem o que dizer. O problema é que não diz: quer, supõe-se, mas não consegue. Travado, rígido, com o rosto capaz de traições que não dispensam nem uma brancura fatal.
Aniversário da cidade em um momento difícil, Lula presente com as demagogias engatilhadas, ontem era dia de Serra se exibir em um discurso daqueles, vibrante, de lançar empolgação pelo país afora, de comover até banqueiros paulistas. Mas apareceu só o Serra conhecido: o orador contido, com um discurso formal, discurso de papel, sem garra e sem futuro.
Já muitos políticos se submeteram a aulas de representação, de desinibição, de colocação da voz e outras promessas. O único caso de efeito comprovado, que me conste, foi o de Carlos Lacerda. Aluno tão aplicado, que passou muito da medida em vários sentidos. Mesmo esse resultado, porém, talvez fosse melhor para animar a campanha que nos espera. Sem alguma coisa assim, só há uma solução: meu reino por uma passagem aérea.

Painel - Folha de São Paulo - link (aqui)





SILVIO NAVARRO (interino)


Direto ao ponto

As declarações de Lula, ao lado de José Serra (PSDB) e Gilberto Kassab (DEM), de que os recursos do PAC 2 (2011-2015) podem auxiliar no combate às enchentes serão repetidas por ele e incorporadas ao discurso da ministra-candidata Dilma Rousseff nas próximas agendas em São Paulo. No PT, a avaliação é que projetos que amenizem o impacto das chuvas e investimentos na área de segurança são temas caros aos tucanos em ano eleitoral.
O Palácio do Planalto prepara nova passagem de Lula pelo Estado já na semana que vem. Além de São Paulo, ele irá a São Bernardo, onde anunciará R$ 5 milhões em verbas para segurança pública.




Reincidência. O trio PSDB-PPS-DEM entrará hoje com nova representação na Justiça Eleitoral acusando Lula e Dilma de campanha antecipada. Desta vez, a queixa é contra a fala do presidente, segundo quem sua ministra "está palanqueira".

Água. Entre os próprios tucanos, entretanto, é voz corrente que a enxurrada de ações judiciais dificilmente produzirá algum resultado.

Abusado. Do líder do PSDB na Câmara, João Almeida (BA), sobre Lula se referir a Dilma como "palanqueira": "Além de tripudiar da Justiça Eleitoral, o presidente ainda nos impõe essas brincadeirinhas de mau gosto".

Boi na linha. Diante da ameaça da ala oposicionista do PMDB de tentar embargar na Justiça a convenção antecipada da sigla para o dia 6, Michel Temer (SP) disparou telefonemas ontem a aliados sondando sobre um recuo.

Reação. Em viagem à Europa, o governador Luiz Henrique da Silveira (SC) tratou do assunto por telefone com Roberto Requião (PR), que defende a candidatura própria da sigla. Ficou decidido que recorreriam à Justiça.

Metaleiro. Depois de dizer que o PT "dançará conforme a música" na eleição, o novo presidente do partido, José Eduardo Dutra, confessou numa roda de jornalistas que é fanático por rock.

Corrida 1. O deputado Rodrigo Rollemberg (PSB) propôs ontem ao senador Cristovam Buarque (PDT) que os partidos de oposição a José Roberto Arruda interessados em disputar o governo do DF listem nomes para escolher um candidato até abril.

Corrida 2. Além de Rollemberg, entrariam na roda os petistas Agnelo Queiroz e Geraldo Magela e José Antônio Regufe (PDT). Cristovam diz que não topa concorrer.

Na mesa. O ministro Hélio Costa (Comunicações), principal interessado nas tratativas entre PMDB e PT em Minas, é esperado amanhã na reunião entre as duas siglas.

Pacto. Será assinado hoje termo de cooperação para permitir que a Advocacia-Geral da União possa defender o Conselho Nacional de Justiça. Já há um caso em curso, numa ação que tramita no Supremo, envolvendo acusação de nepotismo no Tribunal de Justiça do Distrito Federal.

Conjuntura. O PT, que defendia a retirada gradual das tropas brasileiras no Haiti, trabalhou pela aprovação ontem no Congresso de autorização para envio de mais 1.300 militares ao país. "Há compreensão plena no partido sobre a necessidade de tropas numa missão humanitária e excepcional", disse o deputado Odair Cunha (MG).

Outro lado. Diretor-geral do Dnit, Luiz Antonio Pagot rechaça a citação ao seu nome no relatório da Operação Castelo de Areia: "Estou indignado com esse procedimento da Polícia Federal. Não tenho nenhum envolvimento com a Camargo Corrêa e as decisões do Dnit são colegiadas".

com LETÍCIA SANDER e MALU DELGADO

Tiroteio

A campanha antecipada é tão descarada que, quando Dilma fala em PAC 2, na verdade está tentando divulgar o programa de governo dela.

Do deputado RODRIGO MAIA (RJ), presidente do DEM, sobre a lista de projetos que a ministra tem anunciado em ano eleitoral.

Contraponto

Tudo menos isso A governadora gaúcha Yeda Crusius (PSDB) anunciava investimentos para a restauração de estradas na última sexta-feira, durante evento da Federação dos Municípios do Rio Grande do Sul, em Tramandaí.
Ao checar os números, a tucana se deu conta de que se tratavam de 13 lotes de obras, justamente o número do PT, seu principal adversário durante a CPI do Detran, que investigou suposto esquema de corrupção.
Rapidamente, a governadora saiu pela tangente, levando a plateia à gargalhada:
-Aqui não podem ser 13... Vamos fazer em 12 ou 14!

Eliane Cantanhêde - Folha de São Paulo - link (aqui)




Letra morta, olho vivo


BRASÍLIA - Depois da reunião ministerial da quinta-feira, Lula abriu o seu melhor sorriso e convidou o ministro Reinhold Stephanes (Agricultura) para sentar à sua mesa no almoço. Daí? Daí nada.
Stephanes tinha ido parar nas manchetes dos jornais ao engrossar a lista dos críticos ao Programa Nacional de Direitos Humanos, que chamou ostensivamente de "preconceituoso" contra o agronegócio.
Ato contínuo, sua assessoria preparou um estudo comparativo, pelo qual a Agricultura avaliou um texto, e o Planalto editou outro.
A queixa do ministro foi pública, a acusação da assessoria é pesada, mas... Lula não tocou no assunto no almoço nem no cafezinho. Ele cedeu aos militares, cortando o termo "repressão política", e deixou o resto para lá, à espera de que tanto as críticas do agronegócio como as da Igreja Católica (aborto e união civil gay) e as do setor de comunicação (ameaça à liberdade de expressão) caiam de maduras.
É uma forma de não decidir, nem se comprometer ou se atritar com lado nenhum, em ano de sucessão e diante do Fórum Social. Um sorriso daqui, uma piada dali, e estamos conversados. Até quando?
Tudo indica que o programa virou letra morta, mas há controvérsias. Pode ter virado neste governo e na atual legislatura, porque o Congresso reabre na próxima semana e vai logo se desmobilizar rumo às campanhas nos Estados. Mas ninguém sabe o que pode acontecer depois, com Dilma ou Serra. O fato, nu e cru, como já diziam os militares, é que a letra está lá, foi assinada pelo presidente da República e pode ser ressuscitada a qualquer momento de alguma gaveta, em algum plenário.
Foi por isso que Jobim preferiu, ele próprio, matar e enterrar a letra que dizia respeito à sua área. E foi para casa dormir sossegado, ao contrário de Stephanes, da CNI, da igreja e das entidades de comunicação. Mais cedo ou mais tarde, a letra morta pode ficar vivíssima.