sábado, 26 de fevereiro de 2011
Após a terceira dose - Bar é poesia
"Alegria Antiga"
(luiz alfredo motta fontana)
Quando você passar
entre Pierrots e Columbinas
quando você gingar
ao repicar dos tamborins
Seguirei o corso
mesmo que atravessando
o samba e a avenida
vestindo a fantasia
de "Alegria antiga"
DICK FARNEY - "Perdido De Amor" (Luiz Bonfá) 1972
Blogbar do Fontana -- Nos balcões dos bares da vida
DICK FARNEY - PENUMBRA ROMANCE
ODEON "LONDON" - 1972
Dick Farney - piano e voz
Sabá - Contrabaixo
Toninho - Bateria
Música - "Perdido De Amor" ([Luiz Bonfá)
Letra:
Perdido de amor, perdido estou por você
Amar seu olhar, seus lábios beijar, é viver ...
A luz do luar, eu fico a cantar pra você,
Num verso que diz: "serei tão feliz com você",
Perdido de amor, perdido estou por você,
Seu beijo sensual, carícia ideal não posso esquecer
E vivo a sonhar, seu nome a chamar, só penso em você,
Perdido de amor, perdido estou por você ...
Perdido de amor, perdido estou por você
Seu beijo sensual, carícia ideal não posso esquecer
E vivo a sonhar, seu nome a chamar, só penso em você,
Perdido de amor, perdido estou por você ...
DICK FARNEY - "Tereza Da Praia" (Tom Jobim & Billy Blanco) 1972
Blogbar do Fontana -- Nos balcões dos bares da vida
DICK FARNEY - PENUMBRA ROMANCE
ODEON "LONDON" - 1972
Dick Farney - piano e voz
Sabá - Contrabaixo
Toninho - Bateria
Música - "Tereza Da Praia" (Tom Jobim & Billy Blanco)
Letra:
Oh, Dick!
Fala, Lúcio!
Arranjei novo amor no Leblon
Que corpo bonito
Que pele morena
Que amor de pequena
Amar é tão bom, tão bom!
Oh, Lúcio
Ela tem o nariz levantado
Os olhos verdinhos, bastante puxados
Cabelo castanho
E uma pinta do lado?
É a minha Tereza da praia
Se ela é tua, é minha também!
O verão passou todo comigo
Mas o inverno, pergunta com quem?
Então vamos
A Tereza na praia deixar
Aos beijos do sol
E abraços do mar
Tereza da praia
Não é de ninguém
Não pode ser tua
Nem tua também
Tereza da praia
Não é de ninguém!
Colombo, i quarant'anni di giallo di un tenente improbabile e geniale - la Repubblica, it - link (aqui)
Osteggiato all'inizio, immortale oggi. Le puntate di "Columbo" con protagonista Peter Falk, e una serie di grandi nomi nei panni dei colpevoli, continuano ad andare in onda e essere ristampate in dvd. Senza invecchiare mai di ENRICO SISTI

ROMA - "Io sospettare di lei? No. Mai. E' solo che sto cercando di riannodare dei fili sospesi". Far tornare i conti di un delitto di cui il pubblico sa tutto e lui, l'italo-americano Colombo, niente. Modalità hitchcockiana. Richard Lewinson e William Link, gli ideatori della serie, la traslocano in tv, la modernizzano, la standardizzano. Negli studios hollywoodiani tante cose non tornano: "C'erano montagne di interni inutilizzati alla Nbc". La maggior parte di queste location aveva pareti marroni, a ricordare il legno e un decoro vagamente imbalsamato che però bisognava sfruttare, "visto che erano stati spesi comunque dei soldi". La puntata pilota di "Columbo", con la "u" al posto della "o, aveva lasciato l'amaro in bocca. La tv non l'aveva capita, il cinema non poteva farlo.

In onda. Il primo episodio ufficiale del poliziotto Peter Falk viene trasmesso, rompendo il ghiaccio della paura del flop, in America nel 1971. Quarant'anni fa. Lo dirige Steven Spielberg ancor prima di dedicarsi a "Duel" (l'episodio esce nel '71 ma in realtà viene prodotto nel '68 e tenuto segreto per ben tre anni, forse per paura). Il lieutenant Columbo/Colombo è un uomo senza nome proprio dotato di una moglie invisibile che incide costantemente sulle sue scelte professionali, del cane più pigro del mondo e di una scalcinata Peugeot 403 cabriolet del '59 disegnata da Pininfarina: "Guardi che è una rarità", spiega continuamente ai suoi interlocutori, schifati, che non gli credono. All'epoca di quella "poohjo" esistevano solo tre modelli in tutti gli Stati Unit
Colombo è anche pervaso di un senso dell'opportunità che lo rende sistematicamente simpatico e invadente a chiunque gli si avvicini. I poliziotti di servizio lo cacciano scambiandolo per un importuno. I vigili della strada vorrebbero sequestrargli la macchina. Ha la patente scaduta. La moglie un giorno gli regala un impermeabile marrone a doppio petto. Lui lo lascia in macchina e dice al cane: "Questo lo lascio qui, se qualcuno passa e se lo ruba tu fa finta di niente". E' ficcanaso e cortese. I suoi capi compaiono, come per errore, soltanto in due o tre occasioni. Per il resto sono dei fantasmi col distintivo e, si suppone, una scrivania dietro la quale impartiscono ordini che non vediamo né sentiamo. Il colpevole è raccontato con dovizia di particolari. I suoi delitti altrettanto. Il gioco, come in "Delitto perfetto", sta nel capire come un uomo mediamente normale possa arrivare alla verità. La dinamica conta quanto il movente. Colombo è asfissiante come pochi eroi del giallo. Somiglia a tanti di loro ma se ne tiene anche a debita distanza perché come nessun altro è capace di ostentare un permanente, maniacale "understatement", una discrezione falsa e irritante. Secondo molti dei suoi assassini la sua strategia "è quella di sembrare scemo".
Nel primo episodio, "Murder by the book", per rendere omaggio al genere, i protagonisti sono una coppia scrittori di gialli, diventati famosi per aver creato il personaggio della signora Melville. Uno scrive davvero, l'altro fa pubbliche relazioni. Il secondo ammazza il primo. Sullo sfondo c'è Los Angeles. Non più la "Chandlertown" di Philip Marlowe, non più la spietata combinazione di male, ricchezza e caprifoglio della "Fiamma del peccato" di Billy Wilder. Ma comunque una città suggestiva, mortalmente attraente e vera. Con le case principesche di Bel Air e i malaffari di Bay City. Le montagne e il deserto, le pompe di benzina e i diners. La Los Angeles di Colombo è la Los Angeles dei Doors e di Jackson Browne, della California appena ripiegata su se stessa dopo aver innaffiato i sogni floreali dell'estate dell'amore, passata la luce dei Beach Boys. La colonna sonora di Colombo non tiene conto della natura malinconica da cui la sua Los Angeles proviene. Scappa da un'altra parte. E' impettita, dura, quasi sperimentale. Più vicina al jazz del cinema francese (anche il Miles Davis di "Ascensore per il patibolo") che alle contemporanee soluzioni jazz-funk degli altri serial ("Sulle strade di San Francisco", "Starsky & Hutch"). Ci misero le mani Dave Grusin e Billy Goldenberg.
Tra le maglie dei sassofoni e dei pianoforti pizzicati, Peter Falk si muove come il classico elefante nella classica cristalleria. Devasta per l'aria stracciona e per le sue condizioni fisiche, spesso è influenzato, rauco, a volte ha mal di stomaco e chiede aiuto all'assassino. Chiede caffè a tutti. Si porta l'uovo sodo da casa e lo sbuccia sulla scena del delitto. Manda tutto al laboratorio ma poi risolve i casi prima che intervenga la scienza. C'è un momento in cui gli autori lo costringono a meravigliarsi del fax, potenza della tecnologia, o della segreteria telefonica. Gli sfilano accanto attori d'ogni specie, da Ray Milland (e torniamo a "Delitto perfetto"...) a William Shatner, Leonard Nimoy, Donald Pleasance, Martin Landau, Leslie Nielsen, George Hamilton. Decine. Uno degli episodi più amati è quello con Johnny Cash, la star del country che interpreta una specie di se stesso schiavo del fanatismo religioso della moglie.
Senza tempo. Pare invecchiato, Colombo. Non lo è. E' gradevole. Lo conosci eppure lo rivedi. La fase storica, in America, va dal '71 al '78. Se ne realizzano 63 episodi, undici stagioni in tutto, l'ultima nel '94, quando Falk aveva gli occhi talmente chiusi e l'incedere era talmente paradossale da temere che fosse una parodia o qualcosa di malriuscito (erano anche puntate più lunghe, troppo lunghe). In Italia è arrivato nel '77. Continuano a trasmetterlo Retequattro e Fox Retro. Molti episodi sono reperibili in dvd. Falk aveva una voce nasale, stridula, masticata. Da noi lo doppiò Giampiero Albertini e dopo la sua morte Antonio Guidi. Una volta anche Ferruccio Amendola. Tutti implicati. Tutti coinvolti nel tentare di "riannodare quei fili sospesi". (24 febbraio 2011)
Nel primo episodio, "Murder by the book", per rendere omaggio al genere, i protagonisti sono una coppia scrittori di gialli, diventati famosi per aver creato il personaggio della signora Melville. Uno scrive davvero, l'altro fa pubbliche relazioni. Il secondo ammazza il primo. Sullo sfondo c'è Los Angeles. Non più la "Chandlertown" di Philip Marlowe, non più la spietata combinazione di male, ricchezza e caprifoglio della "Fiamma del peccato" di Billy Wilder. Ma comunque una città suggestiva, mortalmente attraente e vera. Con le case principesche di Bel Air e i malaffari di Bay City. Le montagne e il deserto, le pompe di benzina e i diners. La Los Angeles di Colombo è la Los Angeles dei Doors e di Jackson Browne, della California appena ripiegata su se stessa dopo aver innaffiato i sogni floreali dell'estate dell'amore, passata la luce dei Beach Boys. La colonna sonora di Colombo non tiene conto della natura malinconica da cui la sua Los Angeles proviene. Scappa da un'altra parte. E' impettita, dura, quasi sperimentale. Più vicina al jazz del cinema francese (anche il Miles Davis di "Ascensore per il patibolo") che alle contemporanee soluzioni jazz-funk degli altri serial ("Sulle strade di San Francisco", "Starsky & Hutch"). Ci misero le mani Dave Grusin e Billy Goldenberg.
Tra le maglie dei sassofoni e dei pianoforti pizzicati, Peter Falk si muove come il classico elefante nella classica cristalleria. Devasta per l'aria stracciona e per le sue condizioni fisiche, spesso è influenzato, rauco, a volte ha mal di stomaco e chiede aiuto all'assassino. Chiede caffè a tutti. Si porta l'uovo sodo da casa e lo sbuccia sulla scena del delitto. Manda tutto al laboratorio ma poi risolve i casi prima che intervenga la scienza. C'è un momento in cui gli autori lo costringono a meravigliarsi del fax, potenza della tecnologia, o della segreteria telefonica. Gli sfilano accanto attori d'ogni specie, da Ray Milland (e torniamo a "Delitto perfetto"...) a William Shatner, Leonard Nimoy, Donald Pleasance, Martin Landau, Leslie Nielsen, George Hamilton. Decine. Uno degli episodi più amati è quello con Johnny Cash, la star del country che interpreta una specie di se stesso schiavo del fanatismo religioso della moglie.
Senza tempo. Pare invecchiato, Colombo. Non lo è. E' gradevole. Lo conosci eppure lo rivedi. La fase storica, in America, va dal '71 al '78. Se ne realizzano 63 episodi, undici stagioni in tutto, l'ultima nel '94, quando Falk aveva gli occhi talmente chiusi e l'incedere era talmente paradossale da temere che fosse una parodia o qualcosa di malriuscito (erano anche puntate più lunghe, troppo lunghe). In Italia è arrivato nel '77. Continuano a trasmetterlo Retequattro e Fox Retro. Molti episodi sono reperibili in dvd. Falk aveva una voce nasale, stridula, masticata. Da noi lo doppiò Giampiero Albertini e dopo la sua morte Antonio Guidi. Una volta anche Ferruccio Amendola. Tutti implicati. Tutti coinvolti nel tentare di "riannodare quei fili sospesi". (24 febbraio 2011)
DICK FARNEY - "Este Seu Olhar" (Tom Jobim) 1972
Blogbar do Fontana -- Nos balcões dos bares da vida
DICK FARNEY - PENUMBRA ROMANCE
ODEON "LONDON" - 1972
Dick Farney - piano e voz
Sabá - Contrabaixo
Toninho - Bateria
Música - "Este Seu Olhar" (Tom Jobim)
Letra:
Este seu olhar quando encontra o meu
Fala de umas coisas
Que eu não posso acreditar
Doce é sonhar, é pensar que você
Gosta de mim como eu de você
Mas a ilusão quando se desfaz
Dói no coração de quem sonhou
Sonhou demais, ah! se eu pudesse entender
O que dizem os seus olhos
Le mystère de la fortune de Kadhafi - Le Figaro, fr - link (aqui)
25/02/2011 | Mise à jour : 17:27


Mouammar Kadhafi déteint une fortune aux contours très flous. Crédits photo : GIANLUIGI GUERCIA/AFP
Les experts restent très prudents quand il s'agit d'estimer ce que possède le «Guide» libyen. Il n'existerait quasiment aucune différence entre ce qui appartient à l'Etat et au clan.
Kadhafi, combien de milliards de dollars? Difficile d'évaluer la fortune du «Guide» libyen et de son clan. Les rares chiffres avancés par les experts divergent drastiquement. Selon le journal britannique The Telegraph, le dirigeant et sa famille détiendraient 20 milliards de livres (23 milliards d'euros) d'avoirs liquides, c'est-à-dire sans compter les résidences et les immeubles achetés, notamment à Londres, par les fils de Kadhafi. Le parquet de Paris a lancé une enquête vendredi après-midi pour localiser d'éventuels avoirs placés en France.
La fortune totale s'élèverait à 120 milliards de dollars (87 milliards d'euros) accumulés sur trente ans, avance Hasni Abidi, directeur du centre d'études et de recherches sur le monde arabe (Cermam). «Ce chiffre, explique-t-il, a été calculé par les diplomates américains et figure dans les documents révélés par Wikileaks.» Il correspond au tiers des 450 milliards de dollars de revenus issus du pétrole et du gaz exportés par la Libye entre les années 1980 et aujourd'hui. Un tiers qui disparaît mystérieusement des comptes de l'État.
Placements aux États-Unis
«La grande question, que tout le monde se pose, c'est: quelle est la frontière entre l'argent privé et celle de l'État?», se demande le directeur du Cernam. «Même les sociétés bénéficiant des placements du fonds souverain libyen, le FIA, ne savent pas s'il s'agit d'investissements de la part de Tripoli ou de Kadhafi.» Très opaque, le FIA gérerait notamment, selon des déclarations de son directeur à un diplomate américain, 32 milliards de dollars (23,3 milliards d'euros) en cash. Dont 400 à 500 millions dans chaque banque américaine. Washington a appelé d'ailleurs ce vendredi les établissements à la vigilance quant aux avoirs libyens.
Les finances personnelles du colonel Kadhafi et de son clan demeurent tellement obscures que la prudence reste toutefois de mise. «Il est très difficile d'estimer la fortune de Kadhafi, que ce soit avec un grand ou un petit degré d'incertitude parce que ces élites-là cachent leur argent dans toutes sortes d'endroits», notamment en Asie du Sud-Est et dans les pays du Golfe, avertit Tim Niblock, éminent spécialiste britannique du Proche-Orient, cité par le Guardian.
L'argent du pétrole
Les missives diplomatiques dévoilées par Wikileaks permettent de lever une partie du voile. Il en ressort que la famille Kadhafi et ses affidées «détiennent d'importants intérêts dans le pétrole, le gaz, les télécommunications, les infrastructures, les hôtels, les médias, et la distribution», énumère un diplomate américain dans un rapport daté de 2006.
Plus précisément, «tous les enfants de Kadhafi, ainsi que ses proches, bénéficieraient de revenus directement pompés auprès de la Compagnie nationale du pétrole et des ses filiales gazières», continue le fonctionnaire américain. Ils détiendraient également de larges portions du capital de la société pétrolière Tamoil.
Commissions
Outre le pétrole, la famille s'est partagée l'économie libyenne comme un gâteau, est-il détaillé dans le rapport américain publié par Wikileaks. La part du lion revient à Seif el-Islam, à la tête de la fondation Kadhafi. Il dirige la holding One-Nine, présente dans divers secteurs, comme le pétrole et la presse. La fille adorée du raïs, Aïcha, a pour sa part mis la main sur les magasins de vêtements. Mohammed contrôle les télécoms. Mutassim détient des parts dans la franchise locale de Coca-Cola.
«Toutes les compagnies étrangères, précise Hasni Abidi, savent qu'il est impossible de faire des affaires en Libye en étant fâché avec le colonel ou en ne versant pas de commissions à son clan.» Le total des investissements directs étrangers en Libye atteignait, en 2009, 15 milliards de dollars.
La Suisse gèle les avoirs de Kadhafi
Le Conseil fédéral suisse a décidé jeudi de «de geler avec effet immédiat tous les éventuels avoirs de Mouammar Kadhafi». En réaction, le ministre libyen des Affaires étrangères a démenti que le «Guide» détenait des fonds en Suisse.
«Nous exigeons que (...) la Suisse prouve que le frère dirigeant détient des fonds ou des comptes bancaires dans ses banques ou dans toute autre banque dans le monde», affirme le ministère dans un communiqué. «Le ministère des Affaires étrangères aura recours à toutes les procédures légales afin de poursuivre le gouvernement suisse pour cette déclaration sans fondement.»
La Banque nationale Suisse a indiqué que 630 milions de francs suisses d'origine libyenne étaient localisés dans la Confédération helvétique.
ROCKETMAN CONCEPT Precursor del mini-Mini - El Confidencial, es - link (aqui)
26/02/2011 (06:00h)
Ya empiezan a ser tradición los futuristas concept que Mini muestra en los salones del automóvil pero que luego se convierten en nuevas versiones del pequeño modelo británico. En Ginebra se mostrará el Rocketman que deja entrever el futuro mini-Mini, un modelo con el ADN del Mini actual, pero con las dimensiones del clásico.

Desde hace meses se habla de que la marca británica y el grupo BMW estaban estudiando hacer un nuevo Mini más pequeño, en línea con el clásico que se lanzó al mercado en el año 1959, pero con la estética del modelo actual. De alguna forma se buscaba volver a la filosofía del clásico, pero con más lujo.

Pues este Rocketman Concept representa ese estilo de coche puesto en forma de un concept con ciertos aires futuristas. Lleva unas puertas de accionamiento extraño, similares a las corredizas de los grande monovolumen y unas formas llamativas, con grandes faros y un techo de cristal.
Pero lo que se esconde bajo este vestido futurista es un coche más corto, de tres puertas y con un interior pequeño y muy modulable. En efecto, su interior se puede utilizar de tres modos distintos.
Por un lado en su modo de conducción deportiva cuenta con dos asientos, para conductor y acompañante, y una parte trasera para poder llevar cosas con los asientos posteriores plegados. En un segundo modo de utilización se puede configurar con tres asientos y una zona de maletero y por último en su variante con los cuatro asientos puestos y sin maletero. Un coche pequeño que se adapta a las necesidades de cada momento.
Vamos, que se trata de una opción muy similar a la del Toyota iQ, pero con una estética más parecida a la del Mini de toda la vida. No tengo la seguridad de que se vaya a fabricar en serie, pero de hacerlo podría estar en la calle en 2013, como un vehículo ideal para el uso urbano, versátil y moderno, pero al mismo tiempo con el glamour de ser el heredero de un mito de las cuatro ruedas como el coche desarrollado por Sir Alec Issigonis.
El Rocketman mide 3,41 metros, lo que se acerca más a los 3,06 que medía el original Mini de los años sesenta. Y en cuanto a su motorización, la marca británica habla de que su consumo homologado estaría en los 3 litros, con unas emisiones de 94 gr/km.
Dior suspende a Galliano tras su arresto en París - El País, es - link (aqui)
El diseñador, que está acusado de asalto y declaraciones antisemitas, pasó unas horas bajo custodia policial
ANTONIO JIMÉNEZ BARCA - París - 25/02/2011
El diseñador británico John Galliano fue arrestado el jueves a las 21.00, acusado de asalto e insultos antisemitas y racistas tras discutir con una pareja en una terraza en el barrio parisino de Le Marais, cerca del domicilio francés del modisto. Christian Dior ha anunciado esta tarde la "suspensión de funciones" del diseñador hasta que se resuelva la causa. "Dior afirma con la mayor convicción su política de tolerancia cero hacia cualquier palabra o comportamiento antisemita", señala el presidente de la compañía, Sidney Toledano.
El diseñador británico John Galliano.- L'ESTROP
No se saben aún muchos detalles del incidente, ni por qué empezó la disputa ni si Galliano conocía antes a la pareja en cuestión. Tras la discusión, el diseñador fue arrestado y conducido a una comisaría próxima. Allí se le hizo la prueba de alcoholemia y dio un resultado positivo: Galliano presentaba 1,01 miligramos de alcohol en la sangre. Después fue trasladado a un hospital para comprobar su estado de salud y, posteriormente, puesto en libertad con cargos y acompañado a su casa, según explicaron fuentes policiales a la agencia francesa France Presse.
Galliano, que vive en París desde 1993, es el responsable de la división femenina de la casa Dior desde 1996. El diseñador se encontraba inmerso en la preparación de su próxima colección, la de otoño/invierno 2011, cuya presentación estaba prevista para el 4 de marzo, durante la semana de la moda de París. Además, diseña para su propia marca, que al igual que Dior es propiedad del principal grupo de lujo del mundo, Louis Vuitton Moët Hennessy (LVMH). No hay información todavía sobre los planes que el conglomerado empresarial de Bernard Arnault tiene para esta compañía.
El modisto, nacido en Gibraltar hace 50 años, hijo de un fontanero británico y de una madre española, ocupó ayer titulares por un motivo más festivo. La modelo británica Kate Moss, a la que Galliano subió por primera vez a un pasarela cuando era una adolescente, reveló que él será el autor de su vestido de novia. A pesar de los barrocos, excéntricos y extravagantes atuendos con los que acostumbra a cerrar todos sus desfiles, Galliano mantiene un perfil público bastante discreto. No es frecuente que aparezca en eventos sociales más allá de los que se le exigen como responsable de Dior.
'Tiririca', el diputado más votado en 2010, miembro de la Comisión de Educación y Cultura del Congreso - El País, es - link (aqui)
Para poder ser diputado, el conocido payaso brasileño tuvo que pasar por un test de alfabetización
JUAN ARIAS - Río de Janeiro - 26/02/2011
A Francisco Oliveira Silva, que con 1,3 millones de votos fue en las pasadas elecciones de 2010, el diputado más votado de Brasil y el segundo con mayor número de votos de toda la historia del Parlamento, todo el mundo lo conoce como el payaso Tiririca. En la campaña electoral se preguntaba: "¿Ustedes saben lo que hace un diputado en el Congreso? Yo tampoco. Pero ya se lo contaré". El Partido Republicano (PR) lo convenció a que se presentara a las elecciones seguro de que el payaso arrastraría cientos de miles de votos de sus seguidores. Así fue.

'Tiririca' en la portada del semanario brasileño 'Época' después de ser elegido diputado- ÉPOCA
Después de ser elegido, Oliveira fue acusado de ser analfabeto total, es decir, que no sabia leer ni escribir, lo que, de ser cierto, le impediría ejercer como diputado. Para cerciorarse, los jueces lo sometieron a una prueba de varias horas en las que tuvo que leer en voz alta un texto de la Constitución y escribir unas lineas sobre el mismo. La prueba fue a puerta cerrada y Tiririca fue aprobado.
Hoy, su partido lo ha nombrado miembro de la importante Comisión de Educación y Cultura de la Cámara. "Si hubiese sido sólo la comisión de educación, bueno, pero como es también de cultura, en ella puedo hacer mucho en este campo", afirmó Oliveira y puntualizó que "defenderá la cultura gitana".
Tiririca, apodo que le dio de niño su madre cuando estaba de malhumor, comenzó a trabajar en un minúsculo circo de su ciudad natal de Itapipoca, en el sureste pobre del pais. Fue creciendo como payaso y humorista hasta llegar a cantar y a actuar en la televisión. Su primer CD con actuaciones suyas de payaso superó enseguida el millón de ejemplares vendidos. Una de sus canciones famosas Mire su pelo, fue tachada de racista y prohibida, y él juzgado y posteriormente absuelto.
El diputado payaso fue el más aplaudido y fotografiado cuando llegó, vestido de traje y corbata al Parlamento, donde aún no ha conseguido pronunciar el tradicional discurso de diputado novato, quizás, dicen algunos, por miedo a hacer reir demasiado a sus "señorías". Su primera actuación como diputado oficial días atrás tuvo ya algo de cómico. Fue durante la importante votación sobre el salario base en la que la presidenta Dilma Rousseff se jugaba su futuro político. Tiririca anunció que votaría a favor de la propuesta del gobierno. Despues resultó que su voto fue negativo. Advertido, comentó angélicamente: "Vaya, voté sí y salió un no". Genio y figura.
Assinar:
Postagens (Atom)






