domingo, 8 de janeiro de 2012

Benny Goodman - Tea For Two



Rosemary Clooney & Benny Goodman - Memories of you



Benny Goodman and Peggy Lee - Why Don't You Do Right



Benny Goodman and Peggy Lee - Why Don't You Do Right from Hikikomori on Vimeo.

"Aren't You Glad You're You?" - Rosemary Clooney



"Aren't You Glad You're You?" - Rosemary Clooney from jivepatrol on Vimeo.

Bar é fotografia - Gian Paolo Dessolis



Gian Paolo Dessolis

Untitled

Vogliono brevettare il broccolo - L'Espresso, it - link (aqui)



L'allarme lanciato sulle colonne di Repubblica da Carlo Petrini: i giganti biotech lanciano la sfida all'Unione europea. Le conseguenze prevedibili sono prezzi più alti e meno libertà per i coltivatori. L'obiettivo non sono solo Ogm o prodotti futuribili, ma frutta e verdura di tutti i giorni.






Mai come in questo caso dire che la realtà supera la fantasia è azzeccato: a Bruxelles si discute se brevettare i broccoli.
Frutta e verdura stanno diventando l'obiettivo su cui le multinazionali cercano di piantare la bandierina del primo arrivato. E sarebbe comprensibile se si trattasse di un 'nuovo' vegetale, creato con tecnologia ogm. Perché, senza entrare nel merito sulla salubrità, opportunità ed eticità degli organismi geneticamente modificati, è ovvio che chi crea un prodotto ne abbia i diritti di paternità. Ma lo strano caso che si sta verificando in sede di Unione europea non riguarda vegetali progettati in laboratorio, ma la frutta e la verdura che compriamo tutti i giorni al mercato, quella per così dire "normale".

La notizia è stata spiegata con precisione e commentata in modo giustamente allarmato da Carlo Petrini sulle pagine di Repubblica.
Ed è la conferma di come la nuova frontiera dell'azione delle multinazionali sia brevettare quel che ogni giorno arriva sulle nostre tavole.

Quella dei brevetti è materia complessa. Sono stati ideati allo scopo di tutelare i diritti degli autori di invenzioni (quindi cose utili) nuove, che potevano essere riprodotte con un processo descrivibile.

"All'inizio questo riguardava solo le invenzioni industriali - scrive Petrini - e tutto filò liscio. Ma all'inizio degli anni Ottanta un ricercatore americano ottenne il primo brevetto su un batterio, ovvero su un organismo vivente, da lui geneticamente modificato, in grado di degradare le molecole di petrolio grezzo e quindi di bonificare aree inquinate. Da qui derivò la possibilità per i produttori di Ogm di brevettare le sementi, e dunque il divieto per gli agricoltori di riprodurle secondo i metodi tradizionali, e l'obbligo ad acquistare le nuove sementi ad ogni stagione".

Adesso le multinazionali hanno fatto un ulteriore passo in avanti: non chiedono brevetti su sementi modificate con tecniche di transgenesi. Ma sui broccoli di cui hanno scoperto particolari caratteristiche.

Il broccolo è una pianta naturalmente ricca di molecole, i glucosinolati, con proprietà anticancro.
Ecco che un'azienda ha studiato il genoma dei broccoli per capire in quali condizioni le concentrazioni di glucosinolati risultano maggiori. Scoprendo che broccoli contengono più glucosinolati quando hanno un determinato assetto genomico e che, selezionando la piante migliori e incrociandole con metodi tradizionali, è possibile ottenere una pianta con l'assetto desiderato.

L'azienda ha ovviamente brevettato questa scoperta, perché il procedimento lo hanno inventato loro e ne sono orgogliosi.
Però - sottolinea Petrini - "i broccoli, con i loro glucosinolati, non li hanno inventati loro e quindi se un altro ricercatore, o un agricoltore evoluto, decide di misurare i glucosinati che ci sono in un broccolo, con un procedimento chimico, e poi incrociare tra loro - sempre con sistemi tradizionali - solo quelli coni tassi più alti, ottiene per un' altra strada quello che i primi hanno ottenuto studiando i Dna".

E qui sta l'assurdo: l'azienda che ha scoperto il genoma ha chiesto i brevetti di tutti i broccoli che possiedono quel determinato livello di glucosinolati, che loro sono riusciti a ottenere in laboratorio.

Per il fondatore di Slow food è una vera prepotenza il pretendere questi brevetti: "Occhio: non sul procedimento, né sulla molecola, né sui semi. Ma proprio sui broccoli stessi, quelli che ci sono al mercato, perché siccome l'idea di un broccolo con un'alta concentrazione di glucosinati è loro, allora brevettano l'idea, il pensiero che esista questo broccolo. Farebbe ridere se non fosse grottesco.Come se qualcuno trovasse un sistema ad altissima tecnologia per fare nascere solo gatti neri e poi volesse il brevetto non solo su quelli che produce lui con il suo sistema, ma anche su tutti i gatti neri che ci sono in circolazione, e che mai ci saranno. Ecco dove stiamo andando".

L'Epo (European Patents Office) l'ufficio europeo dei brevetti

Bar é fotografia - E. E. Mccollum




E. e. McCollum

Untitled

Mon risotto presto - Madame Le Figaro, fr - link (aqui)


Grand classique de la cuisine italienne, il fait toujours son effet, mais n'est pas si évident à réaliser ! Notre marche à suivre pour le réussir à coup sûr.

Photo Bernhard Winkelmann
Risotto presto

LA RECETTE CLASSIQUE
Pour 4 personnes. Facile. Préparation : 10 minutes. Cuisson : 20 minutes.
Les ingrédients : riz rond (Arborio ou Carnaroli) ● oignons ● vin blanc sec ●bouillon de volaille ou de légumes ●huile d’olive fruitée ●beurre frais froid ● parmesan râpé frais.

Peler 2 oignons, les hacher finement et faire chauffer à feu doux 1,2 l de bouillon de volaille ou de légumes. Faire chauffer 2 cuillerées à soupe d’huile d’olive dans une cocotte, ajouter les oignons, les faire cuire 2 minutes à feu doux, jusqu’à ce qu’ils deviennent translucides, verser 200 g riz en pluie, et tourner jusqu’à ce que les grains de riz soient eux aussi translucides.
Verser alors 15 cl de vin sec, le laisser s’évaporer, tourner, puis verser 1 louche de bouillon, tourner jusqu’à ce qu’elle soit absorbée, verser une autre louche, et procéder de la même façon, jusqu’à épuisement du bouillon, sans cesser de tourner (pendant 18 minutes environ).
Ajouter alors 40 g de beurre froid coupé en cubes, bien l’incorporer, puis 30 g de parmesan fraîchement râpé, tourner encore 1minute, retirer du feu, servir aussitôt, accompagné de 30 g de parmesan râpé frais. Si l’on ne sert pas le risotto aussitôt, le couvrir, mais pas plus de 3 ou 4 minutes.
(Réalisation : Michèle Carles)

LE BON DRESS CODE
Chic à la truffe : brosser une truffe noire de 50 g environ, en râper la moitié et couper le reste en très fines lamelles. Incorporer la truffe râpée avec le beurre, et parsemer de lamelles au moment de déguster.
Milanais au safran : mettre 1 grosse pincée de filaments de safran dans 5 cl d’eau froide, laisser réhydrater, et verser dans la dernière louche de bouillon. On peut aussi couper une partie du parmesan en fins copeaux et les poser sur le riz avant de déguster.
Frais aux asperges et petits pois : couper les pointes de 250 g de fines asperges vertes, les réserver et couper les tiges en minces rondelles. Mettre dans le riz, à mi-cuisson, les rondelles d’asperge et, 5 minutes avant la fin de la cuisson, les pointes, et ajouter au même moment 100 g de petits pois surgelés.

«Restituite l'Oscar scippato a Rin Tin Tin» - Corriere Della Sera, it - link (aqui)

 

Non vollero premiare un cane. E quest'anno niente statuetta per Uggie di «The Artist»

L'appello della scrittrice americana Susan Orlean: doveva essere premiato nel 1929 ma l'Academy poi fece dietrofront


Rin Tin Tin e l'inseparabile amico Rusty

MILANO - Restituire l'Oscar scippato a Rin Tin Tin. E' la richiesta ufficiale presentata all'Academy di Hollywood dalla scrittrice americana Susan Orlean, autrice di Rin Tin Tin: The Life and the Legend (Rin Tin Tin: La vita e la leggenda) una nuova biografia sull'amico a quattro zampe più famoso della storia del cinema. L'autrice nel libro dedicato al pastore tedesco ha raccontato come nel 1929, il primo anno in cui furono assegnati gli Oscar, Rin Tin Tin fosse stato «l'attore protagonista» più votato per l'assegnazione del prestigioso premio, ma i giurati preferirono ripetere lo scrutinio e conferire la statuetta alla star tedesca Emil Jannings. Secondo la Orlean è giunto il momento che l'Academy ammetta l'errore e restituisca il maltolto assegnando un Oscar postumo al cane-eroe.
LA LEGGENDA - Alla fine degli anni '20 Rin Tin Tin era già uno dei personaggi più popolari del cinema americano e pochi mesi prima che la Grande Crisi si abbattesse sugli Stati Uniti Hollywood inventò la rassegna che ancora oggi premia i più importanti film della stagione: «Il primo anno in cui furono assegnati gli Oscar - dichiara la scrittrice al sito web Deadline.com - i premi furono conferiti più tenendo conto della popolarità dei candidati che del valore dell'interpretazione delle pellicole. In termini di popolarità Rin Tin Tin non aveva rivali. Era già una star in tutto il mondo». Tuttavia l'Academy non se la sentì di premiare Rin Tin Tin e proclamò vincitore l'attore tedesco per l'interpretazione delle due pellicole Nel gorgo del peccato e Crepuscolo di Gloria. Più tardi, con l'arrivo del sonoro, la star teutonica sarebbe tornata in Germania realizzando diversi film di propaganda nazista e diventando uno dei più intimi amici di Joseph Goebbels.
SIMBOLO AMERICANO - Rin Tin Tin, che secondo la leggenda fu trovato da un soldato statunitense di nome Lee Duncan in un canile bombardato in Lorena poco prima della fine della Prima guerra mondiale, divenne presto con i suoi film l'immagine della libertà e della giustizia americana. Portato negli Usa da Duncan all'indomani della fine del conflitto, fu addestrato dal suo padrone a saltare e a esibirsi in svariati numeri e un giorno fu notato dal produttore cinematografico Darryl F. Zanuck che immediatamente lo scritturò. Fu protagonista di celebri film muti come Where The North Begins a fianco della star del cinema muto Claire Adams e Un cane del reggimento grazie a quali conquistò una fama enorme. Morì all'età di 12 anni tra le braccia dell'attrice americana Jean Harlow.
SUL WALK OF FAME - Hollywood l’ha onorato con una stella nella mitica "Walk of Fame" e la sua biografa spera che già quest'anno l'Academy gli restituisca l'Oscar ingiustamente sottratto. Tuttavia non mancano gli scettici. Secondo questi ultimi Hollywood continuano a manifestare un forte pregiudizio nei confronti degli amici a quattro zampe. Lo dimostra il caso di Uggie, il jack russell co-protagonista di «The Artist», film-rivelazione dell'anno che alla prossima notte degli Oscar nonostante la sua incredibile performance cinematografica non otterrà nessun premio.
 
Francesco Tortora 

6 gennaio 2012 (modifica il 7 gennaio 2012)

El jamón de la crisis - Gastronotas de Capel, El País, es -= link (aqui)

Por: Joseccapel



Nunca me lo habría imaginado. Vinçon (www.vincon.com), una de mis tiendas favoritas por el ingenio de sus diseños ha llenado sus escaparates con jamones ibéricos. Me refiero a su concurrido local en el Paseo de Gracia en Barcelona, por supuesto. Los he visto colgados y he entrado a averiguar el precio. “Son 18,25 euros la pieza”, me ha contestado una cajera. ¿En serio? “Y 24,30 euros con la caja completa”, ha apostillado contundente.

¡Jamones ibéricos de rebajas y yo sin saberlo¡


Están tan bien imitados que al primer golpe de vista y con la clientela arremolinada no había sido capaz de darme cuenta. En realidad se trata de simples flotadores diseñados por el arquitecto Juli Capella (www.capellaweb.com), profesional de gran talento.
Tras el primer impacto me han asediado las preguntas. Sobre todo tras leer las frases impresas en el collarín de las piezas y en el decálogo que las acompaña destinado a persuadir a compradores indecisos. Estos son sus argumentos:


“El jamón de la crisis”

“Jamón de plástico ibérico, plegable, duradero, decorativo, ligero. (5V)
Para no hundirse y salir a flote.
Auténtico jamón de plástico made in China. Calidad máxima gourmet. Criado en una dehesa en plena crisis del 2008. Inflado con aire puro y serrano siguiendo un exigente proceso artesanal. Plástico PVC extremadamente duro.
SIN grasa, SIN sal, SIN conservantes,... ¡SIN JAMÓN¡

¡Cuélguelo en el balcón y presuma con los vecinos¡
Ideal para que los niños aprendan a nadar
Reposacabezas para siestas en el campo o la playa
Duradero, plegable y fácil de transportar
¡Póngalo en el jamonero que no pensaba utilizar¡
Cosecha 2008, a la venta en 2011, sin fecha de caducidad.



En 2007 el arquitecto Juli Capella diseñó este jamón para sus clientes. Como la crisis va para largo, Vinçon ha querido producir este tradicional producto para todo el mundo”
 Y como detalle final, un “Código de Guarras” orlando la etiqueta
 ¿Divertido no? Lástima que Vinçon haya cometido un error de concepto. Justo enfrente de los jamones ibéricos ha colocado en otro escaparate una fotografía alegórica de un cerdo blanco, de raza “large white”. Una estampa inadecuada en este caso.  
Lo que no tengo claro es si se trata de un golpe de imaginación genial o de una broma cruel al hilo de la crisis. El símbolo máximo de la gastronomía española convertido en un juguete. En la negación de la comida. ¿Se nos derrumba un icono rebajado de precio y de categoría?



“No seas retorcido”, me he contestado yo a mí mismo. “Es tan solo un testimonio del sentido del humor que tanta falta nos hace”.
 “Sí, pero no andamos lejos. Estas navidades me vendían paletas de ibérico a 60 euros la pieza”, he vuelto a replicarme insatisfecho.
Para ahogar mis dudas me he comido un bocadillo de jamón que me ha sabido a gloria. Grasilla entreverada, pan crujiente,...

Crisis en el Louvre por la agresiva restauración de un 'leonardo' - El País, es - link (aqui)

 

Dos grandes especialistas del museo dimiten y la dirección guarda silencio

MIGUEL MORA - París - 08/01/2012

La Virgen, el niño Jesús y Santa Ana, el cuadro de Leonardo da Vinci que según diagnosticó el doctor Freud certificaba la homosexualidad del genio renacentista, ha abierto una crisis inédita en el museo del Louvre. Según han contado Le Journal des Artes y The New York Times, dos de los principales restauradores de Francia han dimitido del comité asesor del museo, sin decirlo oficialmente, en desacuerdo con la forma agresiva, "brillante y susceptible de gustar al gran público" con la que se ha retocado el óleo, considerado una de las obras más complejas de Da Vinci.

La Virgen, el niño Jesús y Santa Ana, de Leonardo da Vinci 

La Virgen, el niño Jesús y Santa Ana, de Leonardo da Vinci

Pero casi tan inquietante como eso es la omertá absoluta que ha seguido a la revelación. Con el prestigio de la otrora prudente escuela de conservación del Louvre en entredicho, los medios generalistas callan, los restauradores también, y la dirección del museo no comenta las defecciones de los expertos.
El cuadro, que sigue hoy en curso de restauración, es el segundo leonardo del Louvre, tras el archiconocido retrato de la Gioconda, o la Mona Lisa que acapara todas las miradas y fotografías de los turistas. Leonardo lo pintó hacia 1503, y Francisco I lo compró en 1517. La historia de su restauración es también larga. En 1993, los conservadores del Louvre decidieron que era necesario limpiarlo. Los rostros de la virgen y el niño estaban desapareciendo, el manto se difuminaba más de lo que el maestro del sfumato habría querido, y hacía falta quitar algunas manchas.
Pero entonces la cautela, y el miedo a que los disolventes mataran los matices de una obra tan valiosa, aconsejaron esperar.
Los años fueron pasando, la técnica fue mejorando y el concepto del museo-espectáculo se fue imponiendo. En 2010, tras una larga fase de estudio, el comité de 20 reputados expertos y asesores internacionales que trabajan para el Louvre consideró que había llegado el momento de tocar la tela. La dirección dio vía libre. Pero los desacuerdos fueron surgiendo en seguida, a medida que avanzaban los trabajos de limpieza y se decidía cómo seguir y hasta dónde llegar.
Algunos conservadores consideraron que la misma limpieza fue demasiado exhaustiva. Pero, una vez se hubo pulido la tela, los responsables del museo y la mayoría del comité se mostraron favorables a continuar e incluso a repintar de forma menor algunas zonas para "rellenar huecos". Eso rompió del todo el consenso y abrió el cisma. Los disidentes son dos figuras científicas de indiscutible talla: Ségolène Bergeon Langle, ex directora de conservación del Louvre y de los museos nacionales franceses, y Jean-Pierre Cuzin, ex director de pintura del Louvre.
Bergeon ha explicado a The New York Times cómo vivió el proceso: "A cada paso del camino preparé detallados informes escritos para el Louvre explicando mi visión, mis deseos y mis preocupaciones. Desde el principio tomé la posición de que me iría si se cruzaban ciertas líneas rojas". Su colega Cuzin, como ella partidario del "menos es más", abandonó el comité en octubre de 2011. Bergeon aguantó hasta el 21 de diciembre.
"Su salida es una pérdida extremadamente lamentable", ha dicho Jacques Franck, experto estadounidense en Leonardo y miembro del comité del Louvre. "Bergeon Langle está considerada una diosa en este campo. No hay un experto mejor que ella. Es irremplazable".
¿Qué ha pasado para que el Louvre pierda a una eminencia así? Solo se sabrá realmente en marzo, fecha en que el museo planea volver a exponer el cuadro de la discordia. Franck sugiere que el grado de limpieza ha sido demasiado agresivo, y cree que hubiera sido mejor dejarlo "más sucio, sin esos rasgos brillantes".
Al principio, la idea era hacer un trabajo minimalista, poco más que quitar las manchas más evidentes. Pero la cata fue abriendo fases e interrogantes. Hubo disputas sobre si un barniz había sido aplicado por el propio Leonardo, por una restauración posterior o por una combinación de los dos, y el director de pintura del museo, Vincent Pomarède, decidió mantener los árboles pintados por una mano que no era la de Leonardo.
Bajo el impulso de Cinzia Pasquali, conservadora del Centro de Investigación y Restauración de los Museos de Francia, la intervención se hizo más cada vez más ambiciosa. Pomaréde apoyó esa tesis y sigue defendiendo su decisión: "La limpieza era absolutamente necesaria por razones estéticas y de conservación. Ningún asesor ha dicho que fuera poco prudente o demasiado arriesgada. Todo ha sido más bien una discusión estética".
La dimitida Bergeon no cree lo mismo. "Hay un componente ético. A pesar del gran progreso de nuestras competencias, debemos llevarnos por la modestia. Llegarán materiales mejores y más fáciles de controlar. Debemos dejar algo de trabajo a las futuras generaciones".

Sebastião Nery - Tribuna da Internet - link (aqui)

 
 
domingo, 08 de janeiro de 2012 | 02:11

No silêncio da noite

Sebastião Nery
De repente, no silêncio da noite, como na canção de Peninha cantada por Caetano, voando sobre o Atlântico, já próximo de Pernambuco, ele acordou com a voz do comandante, falando em espanhol:
- Atenção, por favor, senhores passageiros. Os fortes ventos que estamos enfrentando nos obrigam a fazer uma escala técnica em Recife, para recarregar o combustível. A demora no aeroporto será de aproximadamente 45 minutos. Obrigado.
Ele percebe o perigo e diz ao jornalista uruguaio Jorge Otero, seu companheiro de viagem e vizinho de poltrona:
- Estou proibido de entrar em território brasileiro. Comprei esta passagem da Aerolineas Argentinas com o compromisso de não fazer uma só escala. Então, que o avião retorne à Europa.
E foram os dois à cabine falar com o comandante. Um comisssário de bordo tentou impedir. Mas, afinal, o comandante saiu e o ouviu:
- Sou o ex-presidente João Goulart, do Brasil. Estou como asilado na Argentina. (Era no Uruguai, mas vivia mais na Argentina.) Se o avião descer no Brasil, serei preso. O senhor deve devolver-me à Europa ou levar-me aonde quiser, a qualquer lugar, menos no Brasil.
***
JANGO
O comandante estava “rígido e surpreso, com burocrática energia”:
- É impossível atendê-lo. Os ventos frontais foram muito superiores aos previstos e por isso gastamos muito mais gasolina do que habitualmente. Quando o senhor comprou a passagem, tinha que saber das escalas assinaladas para uma emergência. Recife é o aeroporto mais perto.
- Mas, comandante, ninguém me avisou nada. Serei retirado do avião e preso. E o senhor será o responsável.
- Senhor, não entrará ninguém no avião. A esta hora só está acordado o responsável pela torre de controle, que vai chamar o pessoal do abastecimento. Não há ninguém no aeroporto.
- Desculpe, comandante. Mas meu nome está na lista de passageiros, que o senhor deverá entregar. Será só questão de minutos que venham do quartel e me levem preso. Contra mim, foi decretada uma ordem de prisão pela ditadura brasileira. Não posso entrar no Brasil, porque serei preso.
- Senhor, este é um avião argentino, sob meu comando. Não permitirei a ninguém que leve nenhum dos passageiros sob minha responsabilidade. Estamos em território argentino.
- Comandante, esta é uma aeronave civil. O senhor não vai poder fazer nada quando um punhado de soldados entrar aqui. A responsabilidade por isso, que surpreenderá o mundo, será exclusivamente do senhor.
- Vou ver o que posso fazer, mas não alimentem muitas esperanças.
***
RECIFE, NÃO
E voltou para a cabine. Jango e seu amigo, para os lugares deles. O jornalista uruguaio tentou aliviar a tensão de Jango:
- Presidente, o senhor me disse que em Madri comprou a passagem em nome de Belchior Marques. Talvez não se dêem conta de quem é.
- É possível, Jorge. Mas o chefe da guarnição militar de Recife foi promovido por mim. Tem que saber quem é o passageiro Belchior Marques
O tempo vai passando e nada. De repente, a voz do comandante:
- Atenção, por favor. Aqui fala o comandante. Quero informar que os cálculos do combustível que resta e a sensível melhora nos ventos tornam desnecessário descer em Recife. O vôo será sem escalas até Buenos Aires.
Jango, afinal, voltou a dormir. Era 12 de outubro de 76.
***
JUSCELINO
Esta história está no livro “João Goulart, recuerdos em su exílio uruguaio” (Ediciones la Plaza), de Jorge Otero, veterano jornalista de Montevidéu, ex-diretor do “El Dia”. Encontraram-se em Paris e embarcaram nas Aerolineas Argentinas direto para Buenos Aires.
Jango, proibido de entrar no Brasil e sem passaporte brasileiro, que a ditadura lhe tomara, viajava com passaporte do Paraguai. Hospedado no Hotel Claridge (Champs Élysées, 72), onde dias antes o encontrei, estava assustado com as macabras notícias da “Operação Condor” no Cone Sul (as ditaduras chilena, brasileira, argentina e uruguaia haviam planejado matar seus principais adversários) e sobretudo com o assassinato do general boliviano Juan José Torres, em Buenos Aires, e a misteriosa morte de Juscelino dois meses antes: 22 de agosto de 76.
Decidiu arrumar seus negócios no Uruguai e Argentina e voltar para morar em Paris e ficar mais perto dos filhos, que estudavam em Londres.
***
GEISEL
Menos de dois meses depois, em 6 de dezembro de 76, Jango apareceu morto em sua fazenda em Mercedes, na Argentina. No fim de 2007, o uruguaio Mario Neira Barreiro, ex-agente do serviço secreto da ditadura uruguaia, preso por assalto no Rio Grande do Sul, revelou a João Vicente, filho de Jango, e depois a Simone Iglesias, da “Folha”, que “durante quatro anos espionou Jango e ele morreu envenenado, por autorização do ex-presidente Geisel ao delegado Sergio Fleury, numa operação financiada pela CIA, com cápsulas envenenadas misturadas a remédios que tomava”.
O corpo foi trazido para São Borja sob as ordens de militares brasileiros, com o caixão lacrado e impedido qualquer tipo de autopsia.

Ana Júlia vai ao BB com ‘esqueleto’ de R$ 77 mi - Josias de Souza - Blog do Josias - link (aqui)

 

A desvergonha é tanta que provoca vista cansada. A gente já não vê. Ou vê sem ver. Não repara. Não presta atenção. Já vi esse filme, você pensa. Chamem-me quando começar o tiroteio no saloon.
Pouca gente notou. Mas Ana Júlia, a ex-governadora petê do Pará, achegou-se ao balcão. Pediu um cargo à companheira Dilma Rousseff. Foi servida.
Indicaram-na para a Brasilcap. Um braço do Banco do Brasil. Opera no mercado de títulos de capitalização. Diretora financeira, eis a poltrona oferecida a Ana Júlia. O salário? R$ 30 mil. Coisa fina.
Antes de assumir a sinecura, a ex-governadora tem de passar por um filtro. A Susep, Superintendência de Seguros Privados, precisa aprovar o nome dela. Exige-se preparo técnico e idoneidade.
A biografia de Ana Júlia a precede. Ao pedaço conhecido, o repórter Marcelo Rocha adicionou um naco novo. Refere-se a um achado da AGE, a Auditoria-Geral do Estado do Pará.
Versão estadual da CGU federal, o órgão de controle paraense esquadrinhou um par de empréstimos contraídos por Ana Júlia. Coisa de 2010. Ano eleitoral. O último da não-reeleita Ana Júlia.
Num dos empréstimos, beliscaram-se R$ 366 milhões do bom e velho BNDES. Noutro, abiscoitaram-se R$ 100 milhões do BB. Operações de julho de 2010. Dia 1o e dia 2. Alvorecer da campanha.
O dinheiro bancou obras. Iniciativas do governo e de emendas orçamentárias de deputados estaduais. O trivial. Pavimentação. Saneamento. Construção de escolas. Postos de saúde.
Analisa daqui, reanalisa dali, sobreveio a surpresa. Dezesseis notas fiscais. Foram emitidas por três empresas. Juntas, justificam despesas de R$ 77 milhões.
Pois bem. As mesmas 16 notas foram anexadas às duas prestações de contas. Repetindo: para obras diferentes, custeadas por empréstimos distintos, utilizaram-se as mesmas notas.
BNDES e BB analisaram o papelório separadamente. Sem a comparação, a mandracaria passou despercebida. Agora, os auditores paraenses queimam pestanas. Tentam refazer o caminho dos R$ 77 milhões.
Ouvida, Ana Júlia chamou a pseudoesperteza de outro nome: “Erro de informação em uma planilha.” Jura que os R$ 77 milhões foram transferidos a prefeituras paraenses.
De resto, ela seguiu a cartilha: As contas do meu governo foram aprovadas pela Assembléia Legislativa, disse. O Tribunal de Contas do Estado também aprovou, declarou.
O PT paraense tenta reduzir tudo a uma querela partidária. Atribui a veiculação da encrenca ao PSDB. Coisa do governador Simão Jatene, o tucano que prevaleceu sobre a petista na disputa de 2010. Quer dizer: começou a troca de tiros no saloon. Hora de prestar atenção.
Olho vivo na turma da Susep. Impossível dizer que Ana Júlia está apta a comandar as finanças da Brasilcap sem saber onde foram parar os R$ 77 milhões. Com um bom disfarce, até Drácula passa por reles tomador de groselha.

Ministro tenta negar privilégios ao filho-deputado - Josias de Souza - Blog do Josias - link (aqui)


Não houve exceção. Seis ministros encrencados. Antes de cair, todos divulgaram notas de ‘esclarecimento’. Fernando Bezerra Coelho, o sétimo, adotou o mesmo modelo. Escreveu coisas definitivas. Mas não definiu muito bem as coisas.
Abriu o texto com a encrenca do dia: o privilégio no empenho das emendas do filho Fernando Coelho. Deputado pelo PSB-PE pendurou no orçamento da Integração Nacional R$ 9,1 milhões em obras. O pai mandou empenhar 100%.
“Não há favorecimento politico”, diz a nota. “Em 2011, 49 parlamentares de diferentes Estados e partidos tiveram mais de 95% dos empenhos efetuados.”
O deputado-filho, prossegue o texto, “teve suas emendas […] empenhadas em percentual e valor equivalente a outros 43 parlamentares.”
Há no Senado um sistema chamado ‘Siga Brasil’. Acompanha em ritmo diário a execução do Orçamento da União. Varejando-se os dados, descobre-se: na pasta do ministro-pai, nenhum congressista foi aquinhoado como o deputado-filho.
De duas, uma: o ministro pode demonstrar que o sistema Siga não merece crédito. Nomes e cifras, por favor. Do contrário, a nota oficial não merecerá respeito.
No mais, o ministro escreveu que sua equipe é técnica, não política. Negou o flerte com o nepotismo. E quanto a Clementino Coelho, o irmão que preside interinamente a Codefasf? Bem, sobre isso o ministro transferiu a explicação para outra nota. Divulgou-a Gleisi Hoffmann.
No texto, a chefe da Casa Civil informa: o colega da Integração Nacional já propôs a substituição do irmão da Codevasf. Indicou Guilherme Almeida. Deu-se há 50 dias. Por que diabos a troca não foi efetivada?
Segundo a nota de Gleisi, a lei exige a realização de “consultas”. Curioso, muito curioso, curiosíssimo. Guilherme, o indicado de Fernando Bezerra, já ocupa um cargo de direção na Codevasf.
A Casa Civil alega que “a assunção à presidência exige novas consultas.” Insinua que o processo foi concluído. “Guilherme Almeida será nomeado nos próximos dias.”
Como se vê, as chuvas produziram na Presidência da República um benfazejo efeito colateral. Súbito, abriram-se as gavetas. Papéis de 50 dias ganharam o topo da pilha.

Vintage trailer in Blogbar - Red River (1948) Trailer - Starring John Wayne and Montgomery Clift



Comercial antigo - 1950 Nash Rambler commercial



Charge do dia



Forges - El País, es